Cassino / La procura nega la perizia sul feto, i dubbi e l’esposto della famiglia di Liam

Cassino / La procura nega la perizia sul feto, i dubbi e l’esposto della famiglia di Liam

CASSINO – Nella notte tra domenica 27 e lunedì 28 agosto una puerpera ha perso il suo bambino in ospedale. I dubbi che si potesse intervenire per tempo per salvarlo sono contenuti in un esposto presentato alla procura tramite i carabinieri. La famiglia, tramite i propri legali, lamenta la mancata disposizione di una perizia “terza” come richiesto. “La Procura della Repubblica di Cassino – scrivono i legali – non ha ritenuto di disporre l’autopsia, nominando un proprio consulente tecnico medico legale, sul corpicino del piccolo Liam, il bimbo nato morto il 28 agosto scorso nell’ospedale cittadino. Il Pubblico Ministero titolare del fascicolo per omicidio colposo, aperto dopo l’esposto dei genitori, la dott.ssa Maria Beatrice Siravo, ha evidentemente ritenuto sufficiente il riscontro diagnostico effettuato giovedì scorso dai medici dello stesso nosocomio.
La mamma, una 22enne di Aquino, e il suo compagno, per il tramite del proprio penalista, l’Avv. Andrea Piccoli del Foro di Treviso, avevano richiesto con forza che fosse effettuata su disposizione della magistratura una perizia medico legale “terza” e imparziale rispetto all’esame interno dell’ospedale, e a tal fine è stata presentata una memoria ad hoc, ma la Procura anche oggi, attraverso i carabinieri della locale stazione, ha ribadito che la salma è a disposizione per i funerali, che non sono comunque stati ancora fissati.
La tragedia si è consumata nella notte tra domenica 27 e lunedì 28 agosto. La giovane puerpera, dopo una gravidanza regolare giunta quasi al termine (alla 34. settimana e sei giorni), non sentendo più i movimenti del figlio nel suo grembo si è recata al Pronto Soccorso assieme al suo compagno e papà del bimbo per un controllo. Poco dopo le 2.30 è giunta nel reparto di Ostetricia e Ginecologia, dove però non era disponibile nessun medico: il ginecologo di guardia – così le hanno riferito – era impegnato in un’urgenza. La ventiduenne è stata presa in cura da due infermiere, che hanno effettuato il tracciato e l’ecografia, salvo però risponderle che dagli esami non si riusciva a distinguere il battito cardiaco della mamma da quello del feto.
Solo alle 8 di mattina il suo ginecologo, che opera nella struttura, l’ha visitata e, dopo aver effettuato l’ecografia e il tracciato, ha rivelato alla mamma la più terribile delle verità: il cuore del piccolo Liam, così si sarebbe dovuto chiamare il suo primogenito, non batteva più. Una tragica verità confermata dal parto cesareo a cui la giovane, dopo una lunga giornata di dolore, incredulità e numerosi altri problemi, è stata sottoposta (solo) nella tarda serata di lunedì e che ha dato alla luce un bambino morto, verosimilmente per asfissia:
Sconvolti dal dolore, ma soprattutto tormentati dal dubbio che con un intervento immediato del medico e un cesareo il bimbo forse si sarebbe potuto salvare, i genitori, per fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia, attraverso la consulente personale, dott.ssa Simona Longo, si sono affidati a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, e che segue anche molti casi di mala sanità, compresi quelli di diversi bambini deceduti per complicazioni legate al parto.
E giovedì si sono presentati presso la locale stazione dei carabinieri con la dott.ssa Longo di Studio 3A e hanno depositato un esposto indirizzato alla Procura di Cassino, nel quale si chiedeva all’autorità giudiziaria di disporre gli opportuni accertamenti per verificare eventuali profili di responsabilità penali da parte dei medici che hanno preso in cura la paziente e della struttura ospedaliera, nonché il sequestro di tutte le cartelle cliniche e, appunto, l’esame autoptico sul corpicino del piccolo Liam, che si trova ancora nell’obitorio dell’ospedale di Cassino e sul quale i medici dell’ospedale, quello stesso giovedì, hanno proceduto con il riscontro diagnostico interno.
La Procura, per il tramite della dott.ssa Siravo, il sequestro delle cartelle cliniche l’ha disposto subito, ma al momento non sono stati comunicati ai genitori, a Studio 3A e all’avvocato Piccoli altri atti, se non, appunto, che si può procedere con il funerale perché non si faranno “altre” autopsie”.

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