Gaeta / Ripascimento sulla spiaggia di Serapo: autorizzato, contestato e sospeso… [VIDEO]

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GAETA – Il comune di Gaeta, sospendendo un provvedimento che aveva rilasciato il 3 maggio scorso, ha avviato un’inchiesta interna per appurare l’esistenza di eventuali responsabilità sulle modalità di svolgimento di un ripascimento autorizzato a favore di un noto stabilimento balneare nella parte conclusiva della spiaggia di Serapo, in località Fontania. Il lido, attraverso la sua nuova composizione societaria, aveva chiesto di effettuate a sue spese un livellamento e una sorta di ripascimento della linea di costa, modificata nel corso del tempo nel senso che, a causa del moti ondosi e dell’azione del vento, in questo tratto di litorale di Serapo la superfice dell’arenile era notevolmente diminuita per aumentarla a distanza di quasi un chilometro.

E così che da lunedì e martedì mattina il litorale di Serapo era stato invaso da una serie di mezzi meccanici e tir che avrebbero potuto trasportare la sabbia da punti indicati dal provvedimento autorizzativo del comune di Gaeta (nei pressi degli stabilimenti Cycas, Aurora, Risorgimento e Militare) soltanto dalle 5 alle 7 del mattino per non condizionare la balneazione scattata ufficialmente dal 1 maggio. E invece queste operazioni, nonostante del comune di Gaeta sia stata preventivamente informata la Polizia Locale (ma anche l’area “Difesa del Suolo” della Regione Lazio, la Capitaneria di Porto ed il centro di dematerializzazione e conservazione unico della difesa, l’ex stabilimento grafico militare, in quanto gestore dell’omonimo stabilimento balneare) si sono protratte a lungo per le due mattinate e quando è montata un’autentica protesta popolare – che stigmatizzava appunto l’assenza della Polizia Locale incaricata di far rispettare l’autorizzazione rilasciata dall’ingegner D’Orazio il 3 maggio scorso – lo stesso dirigente del dipartimento Demanio del comune, facendo fatica a celare il suo legittimo imbarazzo, è stato costretto a bloccare il suo permesso e ad avviare, indirettamente, un’inchiesta interna.

Quando la spiaggia di Serapo martedì mattina aveva assunto, a causa di autentici sbancamenti, una diversa fisionomia, quasi irriconoscibile, rispetto al solito con dune rimosse laddove crescevano i vincolati e protetti (da alcune disposizioni comunitarie) “gigli marini” (quelli conosciuti per favorire la formazione di dune…che non ci sono più), i consiglieri di opposizione Franco De Angelis, Emiliano Scinicariello e Sabina Mitrano decidevano di andare oltre. Se il primo in assoluto a farlo sui social era stato il presidente della commissione Trasparenza De Angelis – destinatario di telefonate e messaggi dei vertici dell’amministrazione Leccese che (anche loro imbarazzati) ammettevano, a fronte di una corposa documentazione video e fotografica, di ignorare quanto stava accadendo su una delle spiagge più belle del Lazio – la vicenda assumeva ben presto un contorno politicamente più delineato.

I consiglieri De Angelis, Scinicariello e Mitrano in un esposto chiedevano l’intervento della Capitaneria di porto e dei Carabinieri Forestali per verificare l’esistenza o meno dei necessari pareri a sostenere un provvedimento emesso per la realizzazione di interventi delicatissimi su un tratto di spiaggia, quella di Serapo, sottoposta a vincoli “Sic” e “Zts” e finanche interessata dal progetto “Life Turtlenest”, approntato e approvato dalla stessa Giunta dl comune di Gaeta negli ultimi giorni, per tutelare adeguatamente le nuove aree di nidificazione della tartaruga marina della specie Caretta Caretta.

In effetti l’ordinanza dell’ingegner D’Orazio era sulla carta molto severa nel senso che rilasciava sì l’autorizzazione per ripascimento a favore del lido sprovvisto ormai di sabbia in cui sistemare ombrelloni e sdraio ma indicava una serie di prescrizioni che qualcuno ha dimenticato, invece, di far osservare. D’Orazio concedeva il nulla osta per l’asportazione dell’arenile (mai precisando il quantitativo) dal “versante est” , dove “a causa delle azioni climatiche la quota altimetrica è variata, a quello “ovest”. Secondo il comune di Gaeta i lavori sarebbero dovuti “essere eseguiti sotto la direzione di un tecnico abilitato all’esercizio della professione da comunicare prima dell’inizio dei lavori, con l’ausilio di mezzi meccanici ed idonei a non disperdere durante il tragitto la sabbia nel frattempo prelevata, ad adottare tutte le precauzioni per evitare rischi per l’ecosistema circostante e qualsiasi forma di inquinamento del pubblico demanio marittimo e tutelare l’eventuale presenza di flora (appunto dei rinomati gigli marini)dunale e la conservazione della sua biodiversità”. La fretta è sempre una cattiva consigliera e – come spesso capita – fa partorire i gattini ciechi.

Al consigliere De Angelis non piaciuta la tempestività del comune di Gaeta per formalizzare il disbrigo di una richiesta che, protocollata il 24 aprile, ha avuto un esito positivo il 3 maggio con la forma dell’ingegnere “in soli 10 giorni, festivi compresi”. Quando il dirigente il 3 maggio chiedeva al Centro di Dematerializzazione e conservazione unico della difesa di comunicare entro cinque giorni dalla data della presente eventuali osservazioni in merito all’area posta in adiacenza all’area in concessione, lo stabilimento balneare”. I lavori sono scattati lunedì 6 maggio quando il provvedimento autorizzativo del dirigente D’Orazio al responsabile del Cedecu, l’ingegner Francesco Grillo, doveva ancora arrivare. Chissà…

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