Ponza / Concessione demaniale revocata, assolti l’ex sindaco Vigorelli e altri due

Ponza / Concessione demaniale revocata, assolti l’ex sindaco Vigorelli e altri due

PONZA – Una decisione preannunciata da una sentenza, la numero 00857/2020, emessa lunedì dalla sesta sezione del Consiglio di Stato: il “fatto non sussiste” e, dunque, gli indagati vanno assolti. Lo ha deciso, nel pomeriggio di martedì, il Gup del Tribunale di Cassino Domenico Di Croce, nei confronti dell’ex sindaco di Ponza Pietro Vigorelli, dell’ex assessore alla portualità e delegato all’ufficio urbanistica del comune Giuseppe Feola e dell’ex dirigente della stessa ripartizione tecnica del comune isolano Roberto Giocondi. Erano indagati tutti e tre per concorso in abuso d’ufficio, ipotesi di reato per le quali il sostituto procuratore Valentina Maisto aveva sollecitato il loro rinvio a giudizio. E, invece, a distanza di oltre sei anni dai fatti – il 26 novembre 2013 – il Gup ha disposto il non doversi a procedere condividendo completamente la meticolosa linea difensiva degli avvocati Vincenzo Macari , Antonio Zecca e Mariella Cari.

L’ex sindaco di Ponza, l’ex assessore e dirigente all’urbanistica, Feola e Giocondi erano accusati di aver ispirato e firmato materialmente la determina dirigenziale numero 356 del 26 novembre con cui disponevano l’illegittima decadenza con effetto immediato della concessione demaniale rilasciata il 9 aprile 2008 a Vincenzo Mazzella, in qualità di amministratore della “Nautica Enros” per la gestione di un pontile galleggiante e del relativo arenile (di circa 840 metri quadrati). La revoca fu adottata per le “pervivaci, continuate e reiterate inadempienze commesse prima del 2008” e a causa dell’aumento dello specchio d’acqua occupato rispetto a quello autorizzato in concessione. La richiesta di rinvio a giudizio, formalizzata dal sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo, chiamava in causa la politica di Ponza dell’epoca perché la situazione della “Nautica Enros” perché questa situazione era “in realtà conosciuta e tollerata dall’amministrazione comunale con una disparità di trattamento nei confronti di altri concessionari ai quali – scriveva la Procura – era stato dato modo di rimuovere le difformità.

Il provvedimento del dirigente Giocondi, in effetti, era stato annullato dal Tar del Lazio-sezione di Latina con la sentenza del 24 luglio 2014. Si innescò un “braccio di ferro” e, successivamente, il 28 aprile 2015 lo stesso dirigente del settore urbanistica del comune di Ponza avviò – a quanto pare su indicazione della Giunta e dell’allora sindaco Vigorelli – avviò un nuovo procedimento di decadenza ai danni di Mazzella sospendo quella che veniva definita “l’illegittima concessione” motivata dalla realizzazione di “una pavimentazione cementizia con sagoma geometrica irregolare della superfice della superfice complessiva di circa 157 metri quadrati”. Quest’ultimo provvedimento del Comune di Ponza fu annullato dal Tar del Lazio con la sentenza del 31 maggio 2016. In questo momento – secondo la Procura di Cassino – si è consumato il reato di concorso in abuso d’ufficio per Vigorelli, Mazzella e Giocondi : “nell’apparente tutela di un pubblico interesse” fecero altro e, più precisamente, erano “ispirati da intenti di ritorsione e di discriminazione nei confronti di Mazzella”.

Il motivo? L’imprenditore portuale aveva intrapreso azioni giudiziarie contro la centrale elettrica Sep di Ponza di cui era proprietaria Monica Vitiello, convivente del Feola Si tratta di azioni – demolite dalla difesa e condivise dallo stesso Gup Di Croce – che “avevano portato al rinvio a giudizio della Vitiello e dell’ex sindaco Vigorelli e al provvedimento di delocalizzazione della stessa centrale elettrica – aveva scritto il Pm Siravo nella sua richiesta di rinvio a giudizio. Per il Gup del Tribunale di Cassino non c’è stato alcuno nesso tra i fatti ma la sua sentenza di proscioglimento dei due ex amministratori e del dirigente del settore urbanistica ha risentito della sentenza del Consiglio di Stato cui si è appellato il comune di Ponza (assistito dall’avvocato Alfredo Zaza D’Aulisio), un provvedimento che ha legittimato il provvedimento della Giunta Vigorelli nel momento in cui aveva revocato la decadenza della concessione alla “Nautica Enros”, una decisione frutto delle severe censure della direzione generale del Lazio dell’Agenzia del demanio ma anche di altre autorità competenti nella gestione del demanio marittimo. Il pontile in località Giancos fu sequestrato per ordine della Procura della Repubblica di Latina ma la verificazione disposta dalla Consiglio di Stato ha dato ragione al comune di Ponza nel momento in cui all’Agenzia del demanio era stato chiesto di controllare quali interventi eccedenti quelli consentiti dalla concessione demaniale fossero stati compiuti dalla “Nautica Enros” e quando, quanti e quali di tali interventi fossero stati rimossi dalla società e qual è la situazione attuale rispetto alle opere consentite appunto dalla concessione.

Queste verifiche hanno ribadito la “la plurima e reiterata realizzazione di abusi, oggetto di accertamento e contestazione non nella sola sede amministrativa”. Da qui la sentenza della sesta sezione del consiglio di stato che è echeggiata davanti il Gup Di Croce: “Anche all’esito della disposta istruttoria è emersa la conferma della sussistenza dei presupposti della decadenza, invocati dalla parte appellante”.

Durissimo il giudizio politico offerto a questa vicenda, tipicamente ponzese, da parte dell’ex sindaco Pietro Vigorelli: “Il titolare del pontile Enros ci aveva dipinti come travisatori di atti e costruttori di falsità quando il Comune di Ponza ha dichiarato la decadenza della sua concessione demaniale nel 2013, per una lunga serie di abusi. Il Consiglio di Stato ha stabilito che avevamo ragione, che gli abusi c’erano stati e ha così sancito definitivamente la decadenza della concessione – ha aggiunto l’attuale capogruppo di opposizione – Il titolare del pontile Enros ci aveva anche denunciato penalmente per abuso d’ufficio e interessi privati, sostenendo che noi lo perseguitavamo per spirito di vendetta. Il Gup del Tribunale di Cassino ci ha dato ragione e ci ha assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste. Usciamo a testa alta da queste sue inchieste giudiziarie che hanno riconosciuto la legittimità del nostro agire. Certo, ci sono stati alcuni anni nei quali abbiamo patito sospetti, calunnie e discredito della nostra immagine pubblica e privata – ha concluso nell’ex sindaco di Ponza – Gli attori che hanno promosso tutto questo non rimarranno senza conseguenze. E’ la terza regola della dinamica!”

Saverio Forte

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