Omicidio Morganti, le motivazioni della sentenza: non volevano ucciderlo

Omicidio Morganti, le motivazioni della sentenza: non volevano ucciderlo

ALATRI – Che nessuno volesse uccidere Emanuele Morganti nella notte tra il 24 ed il 25 marzo all’esterno del pub Mirò di Alatri lo ribadiscono ora i giudici della Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone nelle motivazioni delle sentenza emessa, tra le immancabile polemiche, nel tardo pomeriggio del 26 luglio scorso. Il pestaggio del 21enne originario di Tecchiena ha avuto un esito sì tragico e nessuno avrebbe immaginato, pur assumendosi qualche rischio quando è iniziata la lite, quale sarebbe stato il suo epilogo.

La Corte, presieduta dal giudice Giuseppe Farinella, nelle 145 pagine della sentenza arriva ad una conclusione clamorosa: non è stato possibile definire l’autore l’ultimo colpo che ha provocato la morte di Emanuele da parte di quelli che i giudici chiamano “soggetti differenti. Al termine di un dibattimento, alla luce anche di molteplici deposizioni – alcune delle quali contradditorie le une con le altre in ragione dei momenti di osservazione – non è stato possibile identificare l’autore di quello che poteva essere il pugno letale. I giudici definiscono questa circostanza della dinamica omicidaria “non rilevante” in quanto Morganti era stato vittima di un insieme di violente percosse, in rapida successione temporale, che gli ha provocato un indebolimento progressivo già prima della sua caduta.

Contrariamente alla durissima requisitoria dell’ex procuratore capo della Procura di Frosinone Giuseppe De Falco e del sostituto procuratore Vittorio Misiti, la Corte d’Assise, derubricando come richiesto a più riprese dal nutrito ed agguerrito collegio difensivo il reato di omicidio volontario in omicidio preteretenzionale, aveva condannato a sedici anni di reclusione Michel Fortuna – la pena richiesta era stata addirittura l’ergastolo – Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, nei confronti dei quali erano stati chiesti invece 28 e 26 anni di carcere.

Le motivazioni della sentenza chiariscono, dopo sei mesi, anche perchè Franco Castagnacci è stato l’unico degli imputati ad essere stato assolto per non aver commesso il fatto. Se per lui la Procura di Frosinone aveva chiesto 25 anni di reclusione perchè considerato l’istigatore dell’omicidio, il Tribunale ha affermato il contrario recependo completamente, dopo ben 25 udienze, la linea difensiva del legale dell’uomo l’avvocato Marilena Colagiacomo: non ha avuto alcun intento aggressivo nei confronti di Emanuele e mai lo ha percosso o aggredito, anzi, in alcuni momenti ha perfino tentato di placare gli animi.

Il Giudice si è convinto che Franco Castagnacci ha bloccato Ceccani Gianmarco, l’amico di Emanuele, per motivi che nulla avevano a che vedere con l’intento di far aggredire Emanuele. Il Giudice ha ritenuto che Franco Castagnacci in nessun modo ha istigato o concorso con gli altri co-imputati, nella morte di Emanuele. Intanto scattano i 45 giorni entro i quali il nutrito collegio difensivo delle persone indagate – gli avvocati Angelo Bucci, Massimiliano Carbone, Giosuè Naso e Christian Alviani – potranno produrre ricorso in appello, istanza che molto probabilmente avanzerà la stessa Procura della Repubblica di Frosinone.

Saverio Forte

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