Giro di baby squillo, dopo tre anni arriva l’assoluzione [VIDEO]

Giro di baby squillo, dopo tre anni arriva l’assoluzione [VIDEO]

SUD PONTINO – Era accusato di aver messo su un organizzazione criminale collaudata dedita allo sfruttamento della prostituzione minorile sul territorio del Golfo, soprattutto tra Formia e Scauri. Ora lui, Pasqualino Fabbricatore, di appena 23 anni, di Scauri, ed il suo presunto complice, l’italo-brasiliano Silvio Adinolfi junior, ora 21 enne, sono stati assolti perché il “fatto non sussiste”. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Cassino dopo che un’analoga richiesta era stata avanzata dal Sostituto Procuratore Roberto Nomi Bulgarini.

Cala dunque il sipario su una triste ed amara vicenda iniziata il 31 maggio 2016 quando gli agenti del commissariato di Polizia di Formia e della squadra Mobile della Questura di Latina all’alba bussarono alla porta dell’abitazione di famiglia dell’allora 18enne manovale di Scauri per arrestarlo con la gravissima accusa di aver allestito un giro di baby squillo di cui erano vittime due studentesse frequentanti la stessa classe dell’istituto magistrale “Marco Tullio Cicerone” di Formia. A.P. e S.V., rispettivamente di Campodimele e Scauri, all’epoca avevano 16 e 15 anni e Fabbricatore frequentava la loro comitiva perché legato da un rapporto di conoscenza con la studentessa di Scauri, figlia di un ex funzionario di primissimo piano del comune di Minturno. Erano terribili le ipotesi accusatorie mosse nei riguardi del giovane da parte della Polizia: aveva messo a punto un’organizzazione grazie alla quale le due studentesse, in cambio naturalmente di somme di danaro, si prostituivano con imprenditori e rappresentati della “Formia bene”. E la prova – si fa per dire – mossa nei suoi riguardi furono un materasso abbandonato e alcuni profilattici rinvenuti in un fabbricato mai completato in via Santa Teresa, alle spalle del “palazzo di vetro” nella centralissima via Vitruvio a Formia.

L’inchiesta venne avocata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, competente anche per i reati contro la persona come lo sfruttamento della prostituzione minorile. Ma cominciò subito a manifestare alcuni scricchiolii. Il primo avvenne quando la studentessa di Scauri per giustificare ai suoi genitori la circostanza di non essere tornata a casa dichiarò di essere stata violentata da un giovane di nazionalità marocchina, E.H., di 22 anni, che l’aveva “abbordata” su un furgone di color bianco. L’immigrato magrebino venne denunciato inizialmente e la sua posizione venne archiviata già durante lo svolgimento delle indagini preliminari della stessa Dda. Lo zelante sostituto procuratore Vincenzo Barba volle vederci chiaro per cercare di andare oltre le informative arrivategli dal commissariato di Formia mentre Fabbricatore, dopo un mese trascorso nel carcere di via San Bartolomeo a Cassino (“non è stata una passeggiata – ha detto con gli occhi gonfi di lacrime – e il comportamento riservatomi dagli agenti del commissariato e della stessa Polizia Penitenziaria non è stato dei più benevoli”), rimase prima 11 mesi ai “domiciliari” e poi fu destinatario del divieto di avvicinamento nei riguardi delle sue due presunte vittime. La prima svolta in questa lunga e controversa vicenda si registrò nell’aprile 2017 quando lo stesso dottor Barba, su richiesta dei legali di Fabbricatore e di Silvio Adinolfi, gli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Roberto Palermo, dispose lo svolgimento di un incidente probatorio per “cristallizzare” le fonti di prove, sia da parte dell’accusa che della difesa, primancora dello svolgimento del processo.

In quest’ottica la Dda incaricò un perito di parte – l’ingegnere forense Perri – per estrapolare il contenuto dei messaggi inviati e ricevuti dalle due studentesse di Campodimele e Scauri attraverso i rispettivi telefonini e i principali social network. La Dda cercava i nomi dei loro presunti clienti e invece le persone che contattava soprattutto S.V. erano per lo più i suoi ex fidanzatini. Ma l’atteggiamento accusatorio della ragazza scaurese non cessava mentre il comportamento della sua amica di scuola di Campodime e dei rispettivi familiari tra “non ricordo e mi sembra che” sembrava figlio di una sorta di sudditanza psicologica. Arrivò a dichiarare di essere stata costretta dal manovale a prostituirsi presso l’abitazione del ragazzo ma la ricostruzione del luogo in cui sarebbe stata costretta a “vendersi” fu smentita dalla ricostruzione fotografica che la Polizia di Formia dovette effettuare su richiesta degli avvocati Cardillo Cupo e Palermo. Insomma molte cose non ritornavano e, nonostante tutto, il Gip del Tribunale di Roma disse di no ad una prima richiesta di revoca dei domiciliari e lo stesso Giudice per l’udienza preliminare dispose il rinvio a giudizio di Fabbricatore e di Adinolfi.

Il processo si è svolto davanti il Tribunale di Cassino (presidente Capursio, giudici a latere Manuel e Gioia) ma senza che le ragazze che sarebbero state costrette a prostituirsi formalizzassero alcuna richiesta di costituzione di parte civile… Un’anomalia per un reato così odioso che ha convinto il rappresentante della pubblica accusa, il sostituto Procuratore Nomi Bulgarini, a definire il “vulnus” di questa turpe storia: era costituito dalle continue segnalazioni arrivate al commissariato di Formia da parte di un altro componente della comitiva di Fabbricatore, un 18enne di Minturno, definito “megalomane” e dal comportamento “poco raccomandabile”, che per accreditarsi nei confronti di S.V. (nel frattempo diventata una escort di professione su alcuni siti specializzati nella vicina provincia di Caserta) aveva coinvolto Fabbricatore e Adinolfi. Di fronte a questa inverosimile vicenda nella sua requisitoria Nomi Bulgarini ha chiesto l’assoluzione per i due imputati accusando, invece, le due minorenni di essersi inventata scientificamente di sana pianta una vicenda che apparentemente sembrava invece verosimile…. I legali di Fabbricatore, gli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Roberto Palermo, nel corso di una domenicale conferenza stampa presso il Grande Albergo Miramare di Formia, hanno più volte polemizzato sull’operato degli inquirenti formiani e sui giudizi resi dalla stessa categoria forense per la decisione di difendere un giovane “a cui qualcuno ha sottratto con molta superficialità tre anni della sua vita”. Hanno annunciato il via all’iter per promuovere una maxi richiesta risarcitoria a favore del manovale scaurese, soprattutto dopo che il Tribunale di Cassino nella sentenza di assoluzione ha chiesto alla Procura della città martire di indagare ora le due baby squillo con l’accusa di calunnia.

INTERVISTA Avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Roberto Palermo

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A Pasqualino, alla fidanzata Stefania e alla madre, la signora Tericia Iazzetta dopo tre anni di ingiusto calvario è ricomparso sul volto un sorriso condito da tanta amarezza. “La mia esperienza è stata davvero un calvario – ha detto il manovale che ha perso subito il lavoro e quando lo ritrovava era sempre saltuario perché accompagnato da un marchio di infamità – Quello che ho dovuto subire non lo auguro – ha osservato nell’intervista allegata – al mio peggior nemico. Devo ringraziare la mia fidanzata, la mia famiglia e i miei avvocati che non mi hanno mai fatto perdere la speranza di poter uscire ‘pulito’ da questa storia. E’ vero, lo ammetto, ho pensato di andarmene anche da Scauri. Le ragazze? Nessuna vendetta ma devono provare le stesse mie sensazioni e poi ci vedremo”.

INTERVISTA Pasqualino Fabbricatore e Terecia Iazzetta

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