Ventotene / Appalti pilotati, prima udienza rinviata: Comune e Regione non si costituiscono parte civile

Ventotene / Appalti pilotati, prima udienza rinviata: Comune e Regione non si costituiscono parte civile

VENTOTENE – L’inizio del processo è stato rinviato – come da previsione – al 28 maggio per un vizio di notifica ma non ci saranno costituzioni di parte civile contro quella presunta organizzazione di politici, tecnici ed imprenditori in grado, attraverso un sistema illecito, di pilotare a Ventotene l’affidamento ad aziende ‘preselezionate’ di opere e servizi mediante gare, promosse con il metodo della procedura negoziata. Ha conosciuto questi due importanti sviluppi l’udienza preliminare, iniziata ma subito rinviata per l’omessa notifica di un paio di citazioni, in programma davanti il Gup del Tribunale di Cassino Fabio Montefusco contro amministratori, tecnici ed imprenditori che vennero arrestati e denunciati il 23 maggio 2017 con le gravi ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti, falsità ideologica, truffa aggravata, per l’erogazione di pubbliche forniture e abuso d’ufficio finalizzato alla realizzazione del cosiddetto voto di scambio.

Nella sua richiesta di rinvio a giudizio il sostituto procuratore Roberto Nomi Bulgarini individuava nella Regione Lazio e nell’amministrazione comunale di Ventotene le uniche parti lese in un procedimento avviato nei confronti di un collaudato sodalizio che – secondo le risultanze della Procura – avrebbe pilotato dal 2011 al 2016 l’esito di diversi ed importanti pubblici, soprattutto nella zona del porto dell’isola, beneficiando della disponibilità fondi comunitari e regionali. Ora la stessa Regione Lazio e l’attuale amministrazione comunale hanno deciso di non costituirsi in giudizio perché “la nostra comunità – come ha dichiarato il sindaco isolano Gerardo Santomauro – ha bisogno di una necessaria riappacificazione”. L’udienza preliminare si svolgerà davanti ad un nuovo Gup che prenderà il posto del dottor Montefusco, trasferito ad altro incarico: si tratta di Domenico Di Croce, l’ex gip del tribunale di Locri, in Calabria, che lo scorso mese di ottobre aveva firmato l’ordinanza con cui venne arrestato, ai domiciliari, il sindaco di Riace, Mimmo Lucano per presunte irregolarità nell’accoglienza degli immigrati nella sua città.

I fatti. Il magistrato titolare delle indagini, dopo due anni di accertamenti e verifiche ma anche di intercettazioni telefoniche ed ambientali, inviò il 23 maggio di due anni i finanzieri della locale Brigata e i colleghi del gruppo di Formia per notificare cinque ordinanze ai “domiciliari” emesse, all’epoca, dal Gip del Tribunale di Cassino Salvatore Scalera. Le indagini delle Fiamme Gialle avrebbero portato alla luce – come si ricorderà – un legame tra i due amministratori (l’ex sindaco Giuseppe Assenso, di 73 anni, e l’ex assessore Daniele Coraggio, di 36 anni), un dirigente del comune di Ventotene e due imprenditori dell’isola pontina. Un ‘modus operandi’ perpetrato per 5 anni attraverso bandi di gara costruiti ad hoc dall’ex capo dell’ufficio tecnico del comune di Ventotene Pasquale Romano, di 64 anni – con il beneplacito dell’ex assessore all’ambiente e turismo Coraggio – per consentire a due imprenditori isolani, Antonio Langella, di 44 anni, e Claudio Santomauro, di 64 anni, di vincere facile ed intascare finanziamenti regionali per lavori pubblici che, in alcuni casi, non sarebbero nemmeno mai partiti. Un gioco delle parti in cui ognuno riceveva qualcosa in cambio: soldi facili alle ditte private, voti di scambio – ritennero gli inquirenti – utili all’ex sindaco Assenso nell’ultima tornata elettorale, quella del 2015, per riconfermarsi primo cittadino di Ventotene. Sette gli appalti truccati – secondo gli inquirenti – 100 mila euro circa il danno erariale alle casse comunali. Per questo fu inoltrata una informativa alla Procura regionale presso la Corte dei conti.

Le indagini dei finanzieri del gruppo di Formia e della Brigata di Ventotene appurarono come l’associazione a delinquere abbia continuato ad operare nonostante fosse ormai nota la posizione degli indagati nel procedimento penale che aveva visto l’allora capo dell’area tecnica del Comune, Romano, già destinatario di una misura di interdizione dai pubblici uffici. Le indagini hanno inoltre permesso di appurare come, nel caso di gare caratterizzate dall’affidamento di servizi, Romano si premunisse, pur di garantire l’impresa affidataria ‘amica’, di non procedere alla stipula di alcun contratto nè, tantomeno, assicurare alla stazione appaltante gli introiti offerti per l’aggiudicazione, arrecando un danno erariale al Comune di Ventotene. Le laboriose indagini della Finanza hanno monitorato, per lo più, un insieme di gare indette nell’area del porto nuovo di Ventotene che hanno visto la realizzazione di opere nonché l’affidamento di servizi legati al turismo, la principale ed unica risorsa economica dell’isola.

Gli accertamenti investigativi della Finanza, condivisi dal sostituto Procuratore Nomi Bulgarini, hanno riguardato ben 17 episodi, di diversa entità, per i quali rischiano il processo, a vario titolo, altre otto persone: si tratta di Francesca Gargiulo, di Ventotene, di 34 anni; Raffaele Taliercio, di 37 anni, di Ventotene; di Francesco Coraggio, di 59 anni anh’egli di Ventotene; di Raffaele Di Gabriele, di 42 anni di Formia; di Luigi Cirillo, di 52 anni di Minturno; di Patrizio Quinto, di 41 anni di Lenola; di Giuseppe Cimino, di 64 anni di Monte San Biagio e, infine, di Catia Bianchi, di 46 anni di Frosinone. Le indagini della Guardia vollero accertare se questa presunta ed illegale gestione di alcune opere pubbliche sulla seconda isola pontina abbia o meno goduto del supporto di altri soggetti anche perché sotto l’occhio del ciclone finì l’appuntamento elettorale del 2015 quando il sindaco Assenso fu rieletto per una manciata di voti ai danni di uno dei due attuali aspiranti primo cittadino, il notaio di origini ventotenesi Gerardo Santomauro, poi eletto sindaco pochi giorni più tardi i clamorosi arresti, l’11 giugno 2017.

Un altro aspetto interessante della delicata operazione della Procura di Cassino riguardò il “dominus” dell’area tecnica del comune, Pasquale Romano: era stato interdetto dai pubblici ufficiali ma avrebbe continuato a far parte di questa organizzazione per promuovere procedure pubbliche “da realizzare per l’estate 2016 a vantaggio dei soggetti sodali compiacenti. Per la cronaca le ordinanze di custodia cautelare furono materialmente notificate all’ex sindaco Assenso e all’ex dirigente Romano – si trovavano presso le proprie residenze di Formia – agli imprenditori Langella e Santomauro e all’ex assessore Coraggio, raggiunti dai finanzieri a Ventotene.

Promette ora battaglia, già nell’atto inaugurale dell’udienza preliminare, l’agguerrito e folto collegio difensivo che, composto dagli avvocati Luca Scipione, Arturo Buongiovanni, Clino Pompei, Antonio Zecca, Pasquale Cardilo Cupo, Marco Sepe, CaterinaSuppoa, Adelingo Maragoni, Vincenzo Macari, Franesco Di Ciollo e Pier Paolo Dell’Anno, tenterà di smantellare il castello accusatorio della Procura e proverà a far stralciare la posizione processuale, già davanti il Gup Di Croce, di molti di questi tredici imputati.

Saverio Forte

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