Formia / Limitazione orari per l’accesso agli atti, insorge l’opposizione

Formia / Limitazione orari per l’accesso agli atti, insorge l’opposizione

FORMIA – Sta facendo molto discutere il contenuto di una disposizione che il neo assessore ai Lavori pubblici, manutenzione ed ambiente del comune di Formia, Pasquale Forte, cerca di disciplinare l’attività dei propri settori di competenza, soprattutto dell’azione dei tecnici, “quando non sono impegnati in sopralluoghi sul territorio comunale”. Ad insorgere sono i rappresentanti delle minoranze che possono svolgere le loro attività istituzionali solo negli stessi riservati ai cittadini comuni – il lunedì ed il giovedì dalle 10 alle 13 ed il martedì dalle 16 alle 18 – e, in via del tutto eccezionale, il mercoledì dalle 10 alle 13. Naturalmente il provvedimento del neo assessore Forte riguarda tutti e 24 i nuovi consiglieri comunali ma del contenuto sono stati informati il sindaco e i dirigenti dei settori Lavori pubblici e Affari generali.

Il neo assessore Forte ha giustificato il varo di questa disposizione per regolare meglio il funzionamento della ripartizione Lavori pubblici ed ambiente ma i consiglieri di minoranza – soprattutto della Lega e della lista “Formia con te” – hanno definita penalizzante e condizionante l’attività, democraticamente elettiva, di un consigliere comunale, ora costretto a fare la fila alla stessa stregua di un cittadino.

Ma è stata l’ultima parte della lettera di Forte a far arrabbiare le minoranze: potranno essere ricevute d’ora innanzi in orari diversi dal neo assessore ai lavori pubblici del comune “solo dopo un appuntamento telefonico con lo stesso amministratore” e l’urgenza delle problematiche da sottoporre all’assessore “sarà valutata dai tecnici di settore”. Ma perché questa lettera dell’assessore Forte quando il sindaco Paola Villa, dopo il voto amministrativo, aveva chiesto ai componenti dell’intero consiglio comunale di essere più produttivi anche per la risoluzione dei cittadini negli stessi uffici e servizi del comune? Da giorni da ambienti della Giunta era palesata una palese insofferenza nei confronti di un paio di consiglieri comunali – paradossalmente delle stesse minoranze – che avevano “piantato le tende” in almeno due settori strategici del comune: ambiente ed urbanistica. La presenza asfittica, per certi versi, intollerante che hanno motivato diversi funzionari ed impiegati a chiedere il controllo della nuova amministrazione comunale per gestire meglio il funzionamento degli stessi uffici e servizi. Sarà rispettata la disposizione di Forte?

Pochi credono nel suo successo anche perché non prevede cosa potrebbe accadere se uno dei 25 consiglieri comunali – compreso lo stesso sindaco Paola Villa – dovesse essere colto in flagranza ad avere fotocopiato un permesso a costruire o un progetto. Insomma ora per accedere alla ripartizione Lavori Pubblici e ambiente bisognerà telefonare e avere il nulla osta… Questa tematica intanto è stata sfiorata nella prima seduta operativa della commissione trasparenza presieduta dal neo presidente Gianfranco Conte (Formia con te). L’ex parlamentare di Forza Italia ha proposto ed ottenuto di portare all’approvazione del prossimo consiglio comunale l’approvazione di un innovativo regolamento della stessa commissione trasparenza.

Il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Antonio Di Rocco, invece, ha chiesto (con il voto unanime) di inserire nelle nuove gare d’appalto che l’amministrazione comunale sarà chiamata a varare la clausola sociale per permettere ai lavoratori impegnati nei servizi ed incarichi in vigore di poter conservare l’attuale livello occupazionale ed economico.Lo stesso consigliere Di Rocco, inoltre, ha anche chiesto al presidente Conte di inviare al segretario generale del comune di Formia la richiesta di ottenere l’elenco degli appalti ed affidamenti in proroga al comune e le relative comunicazioni. La commissione trasparenza tornerà a riunirsi il 3 settembre alle 10 ma il presidente Conte ha continuato la sua polemica con la dirigente della Polizia Locale del comune di Formia, meravigliata del fatto che l’ex parlamentare di Forza Italia avesse fatto confusione tra il regolamento della polizia urbana (risalente al febbraio 1938) e quello di polizia municipale. La replica sul suo profilo facebook Conte l’ha intrisa di veleno: “Conosco bene la differenza tra i due regolamenti. Infatti avevano chiesto ambedue ma mi hanno fornito solo quello di Polizia urbana affermando che fosse l’unico esistente. Invito dunque a pubblicare sul sito web (del comune) – conclude Conte rivolgendosi alla Comandante Picano – il regolamento del Corpo di polizia municipale. Ad oggi mi attengo a quanto affermato…Ah..la trasparenza!”.

Sul caso è intervento anche il consigliere comunale Pasquale Cardillo Cupo: “In campagna elettorale la nuova Amministrazione parlava di Trasparenza, di casa di vetro, di cambiamenti epocali e favole degne del miglior Esopo; ora, dopo due mesi, siamo già alla limitazione del diritto di accesso agli uffici, delle richieste di appuntamento per le verifiche degli atti. Si tratta di una follia mai vista in precedenza e che cerca di comprimere e limitare il potere di verifica e controllo dei consiglieri comunali. Si tratta peraltro di un atto totalmente illegittimo non essendo di competenza dell’esecutivo, a riprova ed ulteriore conferma – qualora ce ne fosse ancora bisogno – di una totale confusione amministrativa nella gestione dell’ente. Evidente come questa disposizione non ha alcun valore essendo altre le fonti chiamate a disciplinare questo tipo di provvedimenti. In dottrina ed in Giurisprudenza si cesella il consolidato, direi oramai monumentale, orientamento interpretativo dell’art. 43, comma 2, del T.u.e.l. che riconosce in capo ai consiglieri comunali un diritto di informazione pieno, di accedere e prendere visione degli atti del Comune, senza particolari limitazioni, anche al fine di permettere di valutare – con piena cognizione – la correttezza e l’efficacia dell’operato dell’amministrazione, nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza dell’organo consiliare, e per promuovere, anche nell’ambito dello tesso, le proprie iniziative, di talché, a differenza dei soggetti privati, il consigliere non è tenuto ad una particolare motivazione della richiesta, né l’amministrazione ha titolo per sindacare il rapporto tra la richiesta di accesso e l’esercizio del mandato, altrimenti gli organi dell’amministrazione sarebbero arbitri di stabilire essi stessi l’ambito del controllo sul proprio operato. In buona sostanza si può serenamente ritenere il provvedimento adottato illegittimo, abnorme ed assai simile alla carta straccia”.

Saverio Forte

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