Caso Lollo / Mirasole, il finale non è stato scritto: indagato anche Ranucci

Caso Lollo / Mirasole, il finale non è stato scritto: indagato anche Ranucci

LATINA – Il finale della vicenda del fallimento dell’Hotel Mirasole non è stato mai scritto. Come quelle commedie moderne in cui come proseguirà la storia è demandato agli spettatori. Capita che ci si ritrovi così nel foyer di un cinema o davanti ad un gelato a discutere tra amici anche per ore, tra tesi complottiste e tesi che rasentano invece l’ovvietà. Che forse, se si fosse approfondito lo spirito dell’autore, si sarebbe caduti nella divagazione. Certo il curioso modus operandi del giudice fallimentare Antonio Lollo, che ha trovato consacrazione nel suo arresto, qualche dubbio sulla gestione anche di altre vicende fallimentari, fin qui non menzionate, lo pone. Prima tra tutte quella dell’Hotel Mirasole, a pochi metri dalla spiaggia gaetana di Serapo.

Nonostante siano trascorsi quasi 5 anni infatti la procedura non è chiusa ed i pagamenti – a quanto risulta – vanno molto a rilento. Inchiostro insufficiente? L’Interrogativo odierno per la verità viene da molto lontano. A lanciare le prime accuse su come stava procedendo la vicenda fallimentare fu l’associazione antimafia Antonino Caponnetto nel marzo 2009. Si insinuava il rischio di partecipazione all’asta di prestanome della criminalità organizzata. Preoccupazioni rimaste costanti per tutto l’iter. Ma è a gennaio 2010, alla vigilia di una nuova asta fallimentare, che si innesta un discorso diverso.

“Chiunque sia interessato all’acquisto del Mirasole, che rientra nella categoria degli investimenti rilevanti – fu l’alarme dell’allora sindaco di Gaeta Antonio Raimondi – dovrà dimostrare la tracciabilità dei capitali. La criminalità organizzata e no, spesso si nasconde dietro prestanome incensurati. Mi pongo una domanda: come mai il curatore fallimentare (Carlo Romagnoli, ndr.) non ha mai cercato di aiutare il dottor Oreste Valente? Questa persona, che fa parte della vecchia proprietà, ha gestito l’albergo in questi ultimi anni facendo lavorare, con tutte le tutele sindacali, decine di persone in maniera continuativa e centinaia in modo stagionale. Tra l’altro, l’albergo è sempre rimasto aperto anche d’inverno offrendo un servizio non indifferente alla città”.

“La questione richiederebbe una risposta immediata perché non si tratta di difendere qualcuno in particolare, ma i lavoratori di Gaeta che hanno fatto del Mirasole la loro fonte di reddito. Chiederò alla Regione Lazio un intervento sia per la sicurezza del lavoro che per le infiltrazioni della criminalità – conclude il Sindaco – La guardia, su questi temi, è e sarà sempre alta per evitare di essere terra di conquista di loschi interessi”. Ma dalla Regione segnali concreti non ne arrivarono. Valente stava tentando di formare un pool di banche per il salvataggio della struttura turistica, ma trovò le porte chiuse.

Si parlò anche di una possibile cordata di imprenditori gaetani. Sta di fatto che la seduta di gara andò desera. Non vi si presentò neppure l’imprenditore Nicola Santullo, infastidito per le indiscrezioni di stampa su un suo coinvolgimento nell’affare. La sua offerta fu rimandata al successivo 3 giugno, quando, alla quinta chance “l’ambasciatore” si aggiudicò l’asta per 7 milioni e mezzo. Ma quelle dichiarazioni di Raimondi, lette con il senno di poi, lasciano molti perché ancora aperti. Qualcuno potrebbe essere racchiuso proprio nei fascicoli della procedura fallimentare.

Si precisano intanto i contorni della vicenda che ha portato la polizia ad arrestare il giudice Antonio Lollo ed altre 7 persone (Antonia Lusena, moglie del giudice; Massimo Gatto, Vittorio Genco e Marco Viola, commercialisti; Roberto Menduti, sottufficiale della gdf; Luca Granato, imprenditore; Rita Sacchetti, residente a Gaeta per molti anni, cancelliere della sezione fallimentare) sospettate a vario titolo dei reati di corruzione, corruzione in atti giudiziari, concussione, all’induzione indebita a dare o promettere denaro od altra utilità, turbativa d’asta, falso e rivelazione di segreto nonché accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico aggravato dalla circostanza di rivestire la qualità di pubblico ufficiale.

Il Golfo risulta ad ogni modo pienamente impelagato. Secondo indiscrezioni nell’inchiesta per corruzione risulterebbe indagato anche l’ex assessore di Forza Italia Raffaele Ranucci, amministratore durante le giunte Forte e Miele. Il suo ufficio sarebbe stato oggetto di perquisizione. Dalle intercettazioni telefoniche in possesso della procura sembrerebbe che Lollo fosse inserito in un sistema ben oleato di tangenti, dove l’assegnazione di una consulenza sarebbe valsa circa il 15% dell’importo dell’incarico conferito.

Nella notte è stata arrestata anche Angela Lusena Sciarretta, suocera del giudice Lollo. Le attività sono state coordinate dal Procuratore Aggiunto Dott.ssa Antonella Duchini, della Procura di Perugia, e dal Procuratore Aggiunto Dott.ssa Nunzia D’Elia, della Procura di Latina.

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