Formia / Pastificio Paone, chiesto il blocco della vendita delle linee di produzione

Formia / Pastificio Paone, chiesto il blocco della vendita delle linee di produzione

FORMIA – La richiesta ha un preciso destinatario, il giudice delegato Lorenzo Sandulli, il magistrato che ha autorizzato nel 2015 il concordato preventivo per il Pastificio Paone di Formia: verifichi la possibilità di bloccare la vendita, in programma lunedì 17 giugno, del ciclo produttivo del nuovo stabilimento dell’azienda alimentare nell’area industriale di Penitro. A formalizzare l’istanza sono stati, per conto del nuovo consiglio d’amministrazione del pastificio di Formia, gli avvocati Luca Melegari e Giovanni Meliadò che contestano l’entità della base d’asta, tre milioni e 838mila euro, con cui potranno essere acquistate due linee di produzione – una per la pasta corta, l’altra per quella lunga – nove macchine in grado di confezionare al giorno 880 quintali di pasta secca e un magazzino dotato di 3100 posti pallet.

Quest’importo era scaturito da una perizia disposta dallo stesso giudice delegato Lorenzo Sandulli e curata dalla dottoressa Laura Carinci ma per la nuova governance del pastificio di Penitro è decisamente sottostimato ed irrosorio rispetto all’andamento produttivo e di mercato, decisa-mente migliore e favorevole rispetto a quattro anni fa quando fu autorizzato, appunto, dal Tribunale di Cassino il concordato privato. Insomma servirebbe una nuova peri-zia, più aggiornata, che contempli la nuova e positiva gestione economica dell’attività formiana dal momento che il suo marchio, risalente al 1876, è valutato anche… in zero euro. La vendita dei beni strumentali del pastificio, che segue quella dei capannoni che per un importo di due milioni e 32mila euro era stata aggiudicata alla “Corex” di Battipaglia, si svolgerà presso la sede del liquidatore giudiziale nominato dal Tribunale di Cassino, il commercialista arpinate Maurizio Taglione. Il professionista ciociaro non ha voluto commentare l’iniziativa legale della famiglia Paone (che ha anche di nuovo chiesto il dissequestro del vecchio e storico stabilimento di piazza Risorgimento, sotto chiave dall’aprile 2012 per le ipotesi di reato, nel frattempo prescritte di abusivismo edilizio e lottizzazione abusiva) e ha confermato invece che le offerte, con rialzo minimo di 50mila euro, dovranno essere formalizzate, a meno di prevedibili colpi di scena, entro il 14 giugno alle ore 13.

La vendita del 17 giugno si inserisce nell’ambito dell’accettazione da parte del comitato dei creditori di un programma di liquidazione che, previsto sempre dal concordato preventivo concesso dal Trinunale di Cassino, è figlio della perizia eseguita dalla dottoressa Laura Carinci. La sua consulenza era stata chiara: il ramo d’azienda include tutti i beni immateriali, di qualunque natura, registrati e non, quelli materiali inclusi i cespiti, i macchinari, gli arredi ed il magazzino; tutti i permessi, le autorizzazioni, le licenze, gli atti e i provvedimenti amministrativi utilizzati, richiesti, utili e necessari per l’operatività del complesso aziendale e per lo svolgimento dell’attività del ramo d’azienda in continuità: tutti i rapporti di lavoro dipendenti esistenti al marzo 2019; le passività esistenti verso i dipendenti del ramo d’azienda solo a titolo di trattamento di fine rapporto e di altre componenti come ferie e permessi non goduti, ratei di mensilità supplementari, premi ed altre parti variabili di retribuzioni maturati e non ancora liquidati.

Il piano di liquidazione di Taglione prevede, inoltre che base economica per la vendita del ramo d’azienda del pastificio possa essere decurtata “soltanto” del 10% e non più per tre tentativi di vendita. Se dovessero fallire – quest’eventualità per molti è esclusa a questo punto del concordato preventivo numero 4/2015 – la passa passerebbe di nuovo nelle mani dei creditori ma anche del giudice Sandulli. Dopo il nulla osta emesso del comitato dei creditori, il liquidatore Taglione intanto ha anche nomi-nato l’avvocato Rosalba Genovese, chiamato ad impugnare la delibera del consiglio d’amministrazione, al numero 27 del 25 marzo, del Consorzio industriale interessato ad avviare un procedimento amministrativo per l’acquisizione del capannone con lo stesso investimento economico con cui è stato aggiudicato alla Codex di Battipaglia. La linea dell’avvocato Genovese non è condivisa dalla proprietà del pastificio che spera che il Cosind eserciti il diritto di prelazione e dunque possa proseguire l’attività imprenditoriale che continua a conoscere numeri e commesse importanti. La linea della difesa del comitato dei creditori è invece la seguente.

Il consorzio industriale non può rivendicare la proprietà del sito di Penitro essenzialmente per tre motivazioni: le aree nella zona industriale u cui è stato realizzato dieci anni fa il nuovo pastificio Paone “non sono state cedute dal Consorzio industriale ma sono state acquistate con atti notarili dalla famiglia Paone, il nuovo sito produttivo è stato realizzato nel termine di cinque anni dalla cessione dell’area e “la stessa attività industriale del Pastificio Paone non è cessata da più di tre anni”, anzi, al contrario , “è in continuo svolgimento ed incremento”.
Taglione prima di nominare l’avvocato Genovese aveva promosso, senza alcun esito, un’azione in autoutela di chiedere la revoca della delibera consortile numero 27 in questi termini: il procedimento attivato dal direttore Scalesse è “illegittimo per difetto dei presupposti di legge, lesivo degli interessi della procedura e foriero di gravi danni a carico della massima dei creditori”.

Saverio Forte

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