Cronaca

Cassino / Delitto Mollicone, prosegue il processo: sentita la barista dell’epoca e altri teste

CASSINO  – Quanti “non ricordo”, alcuni dei quali potrebbero avere risvolti di natura processuale, sono echeggiati nella nuova udienza del processo per la morte di Serena Mollicone, la studentessa di Arce uccisa in modalità tuttora misteriose il 1 giugno 2001. E’ stata decisamente drammatica, davanti la Corte d’Assise del Tribunale di Cassino, la deposizione di Simonetta Bianchi. Dal 2016 è una docente di matematica ma all’epoca dei fatti lavorava presso il bar della Valle a Fontana Liri. La sua testimonianza è stata caratterizzata da una valanga di “non ricordo” nel corso di un incalzante interrogatorio del sostituto procuratore Beatrice Siravo che ha stigmatizzato come la donna non ricordi quanto verbalizzato il 17 aprile 2002 quando disse di aver visto Serena uscire dal bar in compagnia di un ragazzo dopo l’acquisto di un pacchetto di sigarette.

Per la Procura questa ragazzo, molto abbronzato, era Marco Mottola, uno dei gli imputati insieme al padre Franco, ex Comandante dei Carabinieri di Arce, e alla madre Annamaria. La teste Bianchi ha detto di non ricordare, inoltre, quanto dichiarò dopo quattro mesi, il 25 luglio 2002: di aver essere uscita sempre in compagnia di quel ragazzo alto un metro e 60 centimetri e di essere salita a bordo di una Y10 con la targa su fondo nero sulla quale c’erano altri due giovani. Contestata dal Pm Siravo e poi dalle parti civili , la professoressa, che ha ammesso di aver sofferto molto la morte del padre avvenuto nel 1999 in seguito ad un incidente stradale, ha dichiarato di non aver mai conosciuto Marco Mottola e ha negato di essere stata avvicinata dal padre Franco che l’avrebbe finanche minacciata di denuncia se avesse riconosciuto il figlio. Un altro “non ricordo” della Bianchi ha riguardato una presunta confidenza del Maresciallo Mottola in base alla quale Serena all’esterno di quel bar fosse in compagna di carrozziere di Arce, Carmine Belli.

Davanti la Corte d’Assise sono comparsi altri due testi della Procura. Francesca Consiglio, all’epoca dei fatti, era un’amica di scuola di Serena. Davanti al presidente Massimo Capurso e al giudice a latere Vittoria Sodani si è presentata con il pancione e ha raccontato che la mattina andarono entrambe da Arce a Sora per completare le ultime interrogazioni prima della conclusione dell’anno scolastico che sarebbe culminato con lo svolgimento degli esami di maturità. Fu l’ultima volta che Francesca vide Serena. Prese il pullman per tornare a casa ma non c’era l’amica di Arce che avrebbe dovuto effettuare un’ortopanoramica per portarla dal dentista. “Era tranquilla e non c’erano motivi per essere preoccupati”- ha aggiunto

Francesca ha confermato come tra gli amici della studentessa di Arce ci fosse stato Marco Mottola tant’è il fidanzato ufficiale Michele Fioretti – sarà ascoltato nell’udienza del 9 luglio insieme ad altri tre testi della Procura – faceva fatica a nascondere la sua gelosia. Non ha escluso che la stessa Serena diciottenne avesse fatto uso “sporadicamente” di hashish e “andavamo la domenica pomeriggio, come tante ragazze di quell’età, a ballare in una discoteca della zona”. La Consiglio ha confermato che i rapporti tra Serena e papà Guglielsmo “fossero buoni” ed il cellulare dell’amica studentessa “almeno da due mesi” non funzionasse come avrebbe dovuto.

In aula è stato sentito anche lo zio di Serena, Mario Dell’Oro, il familiare che cercò, su richiesta del Maresciallo Mottola, di trovare inutilmente in occasione della Veglia il telefonino di Serena per poi comparire improvvisamente nel comò di casa il giorno dei funerali della studentessa. Dell’Oro, che abita ad Erba, conosceva benissimo Serena che ospitava, come la sorella Consuelo, presso la sua abitazione in Lombardia

Ha racconto di essere stato informato della morte della nipote solo il giorno, il 3 giugno 2001, del ritrovamnento del suo cadavere. Si adoperò con il cognato Guglielmo per trovare utili elementi per lo sviluppo delle indagini. Mentre era in corso la veglia funebre, si recò con un poliziotto presso l’abitazione dei Mollicone per trovare il telefonino, l’orologio ed alcuni monili appartenuti a Serena. Le ricerche non sortirono alcun effetto e Dell’Oro – ha ammesso – commise “una grande stupidaggine”: rinchiuse i due cani di Guglielmo in una stanza per poter tornare in chiesa. Quella notte qualcuno ripose il telefonino rotto di Serena nel comò di casa. Lo trovò la mattina successiva (il giorno dei funerali della ragazza) nello stesso cassetto rovistato la sera prima e papà Guglielmo e lo consegnò al maresciallo Mottola. Secondo Dell’Oro sarebbe stato in maniera unilaterale il comandante dei Carabinieri di Arce a chiedere a Guglielmo di seguirlo in caserma durante i funerali della sua figlia. Ne è convinta una dei legali di parte civile, l’avvocato Federica Nardoni che, replicando a Franco Mottola, ha chiesto al collegio giudicante di acquisire agli atti del processo una lettera del capo della Procura di Cassino in carica nel 2001 che non delegò nessuno a prelevare in Chiesa di Arce il papà di Serena.

“Mio cognato Guglielmo – ha concluso Dell’ Oro – nutriva perplessità sulla famiglia perché pensava che sulla vicenda fosse stato promosso a monte un depistaggio”.

Dell’Oro ha dichiarato in udienza: “Mi disse mio cognato Guglielmo che nel luglio del 2001 il criminologo Lavorino si era proposto a lui, ma che lui non aveva voluto”.

Per il criminologo di Gaeta ” la dichiarazione non corrisponde a verità perché Guglielmo Mollicone era d’accordissimo nel darmi l’incarico per scoprire chi fosse l’assassino della figlia Serena, dichiarò che occorreva solo il benestare del suo legale avvocato Dario De Santis. A prova della volontà di Guglielmo Mollicone (bloccato dal suo legale), vi sono la presenza dei miei collaboratori dinnanzi i quali Guglielmo dichiarò la sua volontà e le sue dichiarazioni pubbliche così riportate dal Messaggero a firma di Luciana Lancia. Appare evidente che esiste un variegato gruppo di soggetti (rosiconi e rosicanti) interessati prima a dimostrare che l’assassino di Serena fosse Carmine Belli, poi la famiglia Mottola…”

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