Formia / Delocalizzazione impianti di itticoltura, presentata la proposta di delibera consiliare

Formia / Delocalizzazione impianti di itticoltura, presentata la proposta di delibera consiliare

FORMIA – “Collaborazione istituzionale.” Il capogruppo del Partito Democratico al comune di Formia ha utilizzato questa formula politico-amministrativa per commentare la presentazione di una proposta di deliberazione consiliare che vuole riavviare l’iter per favorire la delocalizzazione degli impianti di acquacoltura insistenti, tra non poche polemiche e… inchieste giudiziarie da parte della Procura della Repubblica di Cassino, nel tratto di mare tra Formia e Gaeta. Marciano ha correttamente osservato come la proposta di delibera, che sarà discussa dal consiglio comunale di Formia “entro il mese di aprile”, sia stata condivisa dal sindaco Paola Villa (nella sua veste di delegata all’ambiente del comune di Formia) e dall’avvocatura comunale “come concordato nella recente commissione ambiente.

“La proposta di delibera di Marciano effettua una meticolosa cronistoria sull’insistenza e sull’attività di questi contestati impianti davanti il litorale formiano di Vindicio al punto che lo considera un “autentico conflitto ambientale che non è stato però mai veramente riconosciuto come tale” . Ma quali sono obiettivi che dovrebbe centrare il comune di Formia con questa delibera by-partisan? Li elenca lo stesso Marciano che considera un imprescindibile interlocutore la Regione Lazio, la stessa che nel 2010 con una delibera “ad hoc” dell’allora Giunta Marrazzo definisce il Golfo di Gaeta “area sensibile”. E una delle priorità di quell’atto – mai veramente applicato – fu proprio la delocalizzazione off-shore degli impianti di acquacoltura e itticoltura, all’esterno di Punta Stendardo. La bozza di delibera proposta prevede ora di “verificare, anche tramite accesso agli atti, se vi sono impianti che oggi operano in assenza di un rinnovo amministrativo da parte della Regione e nel caso a relazionare agli organi di controllo competenti”; “di diffidare la Regione Lazio dall’attuare qualsivoglia proroga agli attuali concessionari in scadenza nel 2020 in quanto tale atto sarebbe in contrasto con le leggi, i regolamenti e le delibere della Regione stessa sul Golfo area sensibile”; “di costituirsi parte civile nell’eventuale processo sull’inquinamento del Golfo da retini di plastica, a seguito dell’indagine della Procura della Repubblica di Cassino” e, “poiché non si hanno dati aggiornati sull’inquinamento prodotto dagli impianti nell’attuale dislocazione e con l’attuale estensione, di richiedere all’Arpa Lazio uno studio e in caso di ritardo di commissionarlo ad un’università o centro di ricerca pubblico”.

Marciano sa che questa sua proposta potrebbe non incontrare il consenso unanime dell’intero consiglio comunale di Formia e, in quest’ottica, aggiunge che “Se qualcuno pensa che questa delibera sia inutile e che il problema si risolva attraverso le “buone relazioni” in Regione, si sbaglia completamente. Quella fase ha già prodotto il possibile, in particolare le norme che ci servono per mandare via gli impianti. Poi tutto è finito nelle sabbie mobili della burocrazia, dei cambi di amministrazione, delle rotazioni dirigenziali. Formia non deve piú chiedere, deve agire – conclude il capogruppo del Partito Democratico – Il rischio è il rinnovo delle concessioni per altri dieci anni, ora che siamo finalmente giunti alla loro scadenza.”

Saverio Forte

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