Coronavirus, marinaio positivo sulla USS Mount Whitney ormeggiata a Gaeta

Coronavirus, marinaio positivo sulla USS Mount Whitney ormeggiata a Gaeta

GAETA – Un marinario a bordo della USS Mount Whitney, ormeggiata a Gaeta, è risultato positivo al Coronavirus e ora si trova in quarantena. Lo si apprende dalla pagina ufficiale di Facebook delle nave. “Abbiamo ricevuto oggi la notifica – si legge nel post – che un marinaio, che era in procinto di controllare a bordo, si è rivelato positivo al Covid-19. Il marinaio si sente meglio, ma rimane in auto-isolamento in conformità con le Linee guida per i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie e continua a essere monitorato dal personale medico. Fortunatamente, dal momento che il nostro equipaggio aveva già stabilito l’allontanamento sociale e altre precauzioni contro il virus Corona, non è stato identificato alcun personale che avesse avuto stretti contatti con questo membro del servizio. Tuttavia, per una grande cautela, 5 membri del personale coinvolti nel processo di check-in sono stati isolati fuori nave per 14 giorni. Abbiamo anche ri-igienizzato tutte le aree della nave che potrebbero essere state colpite. Sinceramente apprezzo quanto l’intero equipaggio abbia gestito questa situazione. La salute e la sicurezza dell’equipaggio rimangono la mia massima priorità”.

Il post su Facebook

Proprio nei giorni scorsi c’era stato un intervento del Partito Comunista di Gaeta, sezione “Mariano Mandolesi”, che chiedeva al sindaco Cosmo Mitrano di occuparsi dei controlli a bordo della nave al fine di scongiurare ogni eventuale contagio.

“Nella nostra amata città, come è noto – si legge nella nota – un’altra comunità numerosa di uomini e donne vive a stretto contatto con la popolazione locale, ne fanno parte i militari statunitensi ed il personale civile impiegati nella base e sulle navi che vi attraccano. Essi rispondono alle leggi di un altro stato il quale non si sta certo distinguendo per una gestione virtuosa della pandemia in corso, sottovalutandola fin dal primo momento. Non parliamo poi di rispetto delle nostre regole e del nostro paese. Non serve certo scomodare la tragedia impunita del Cermis per supportare l’arroganza d’oltreoceano.

E’ di pochi giorni fa la notizia sconcertante di una vendita di 500 mila tamponi da parte di un’azienda bresciana agli Stati Uniti d’America, mentre qui in Italia la gente muore anche perché c’è grave penuria di tali materiali. Se ce ne fosse bisogno si potrebbe menzionare anche la grande esercitazione militare prevista in Europa con l’impiego di 30 mila soldati americani proprio nel pieno dell’emergenza in atto. L’elenco completo purtroppo sarebbe molto più lungo. Questo mentre altri paesi come la Cina e Cuba inviano invece senza alcuna contropartita medici e materiali sanitari di primaria importanza per sostenerci nella dura battaglia in corso. E’ di queste ore la notizia che proprio gli Stati Uniti sono diventati il terzo paese per numero di contagi (quasi 30 mila mentre scriviamo), dopo Cina e Italia, con una progressione incontrollata e senza precedenti. Alcuni mezzi di informazione hanno parlato del diffondersi del contagio tra i militari statunitensi anche in Europa, esponendo addirittura il Generale Christofer G. Davoli e i membri del suo staff, mentre già due settimane fa si riportava di alcuni casi scoperti proprio in Italia, tra cui uno a Napoli. Come spesso accade, soprattutto in ambienti militari, le notizie trapelate si sono presto ridotte fino a scomparire.

Sarà allora forse opportuno ricordare che solo la nave Ammiraglia USS Mount Whitney, regolarmente attraccata nel porto di Gaeta, possiede un equipaggio di base composto da 170 Ufficiali e arruolati, cui si sommano altri 155 comandanti militari e marinai civili. A questi oltre 300 uomini si aggiunge il personale della base, sia Statunitense che italiano, che lavora a stretto contatto e spesso in ambienti molto promiscui. Fino a pochi giorni fa numerosi cittadini ci hanno riportato di gruppi di statunitensi a spasso per le vie della città con gran disinvoltura. Da anni segnaliamo i gravi rischi provocati dalla presenza della base di Gaeta anche in circostanze ordinarie e ne chiediamo la definitiva chiusura, come chiediamo che l’Italia esca finalmente dalla NATO.

Le circostanze attuali del tutto straordinarie ci costringono a maggior ragione a rivolgere pubblicamente al nostro distratto Sindaco numerose domande. Quali iniziative concrete ha preso finora per garantire la popolazione della sua città dai gravi rischi di contagio scaturiti dalla presenza della base? Quali informazioni ha preteso dall’Ammiragliato statunitense e dai responsabili della stessa circa la gestione dell’emergenza in corso e la massima limitazione dei rischi?

Ci auguriamo non voglia continuare ad incontrare le autorità militari straniere solo per genuflettersi e scambiare con loro gagliardetti. Quando intende informare la popolazione di queste importanti cognizioni che speriamo abbia acquisito? Intende farlo in uno dei suoi prossimi show sul web o non sa cosa dire perché non ha provveduto ancora a nessuna di queste cose fondamentali? Aspettiamo una solerte risposta insieme a tutti i cittadini preoccupati per la propria salute”.

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