Minturno / Il sindaco Gerardo Stefanelli aderisce al partito “Italia Viva” di Matteo Renzi

Minturno / Il sindaco Gerardo Stefanelli aderisce al partito “Italia Viva” di Matteo Renzi

MINTURNO – Tutto come previsto, o quasi. La decisione del sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, di aderire ad Italia Viva di Matteo Renzi si è concretizzata con un messaggio ricevuto dall’ex segretario nazionale del Partito Democratico ed ex presidente del consiglio dei Ministri di definire questo passaggio mercoledì a Palazzo Madama ma, di fatto, ha definito un passaggio inevitabile, quasi obbligato, per il primo cittadino aurunco. Ha privilegiato quella che ha definito la “sfida per il futuro per costruire un nuovo soggetto politico con coloro che continuano a credere nella necessità di dar vita ad un ideale riformista democratico e liberale”.

A Stefanelli non sono mai piaciuti i populisti e i sovranisti della Lega (cui hanno aderito molti suoi ex amici dell’Udc) e dunque la scelta di Italia Viva ha smentito, a distanza di quattro mesi, l’orientamento politico che avrebbe voluto perseguire lo stesso primo cittadino ex Pd. A fine settembre il sindaco di Minturno quando aveva deciso di lasciare il suo secondo partito (dopo l’Udc) aveva reso due giustificazioni: “non condivido più la linea politica impressa dal Segretario Nazionale in questi mesi” e “l’azione politica del Pd provinciale è diventata – a suo dire – Latinocentrica dimenticando che il territorio pontino inizia a Campoverde, ad Aprilia, e finisce lungo la riva sinistra del Garigliano, ad oltre centotrenta (ed oltre) chilometri di distanza”. A Stefanelli non piaceva, dunque, più un partito a due trazioni, un Pd che aveva dimenticato le sue “periferie” con le sue istanze e proposte, da qualche nomina regionale rivendicata e non accolta a soluzioni necessarie per le tante emergenze che condizionano sempre di più lo sviluppo del Golfo: il depauperamento infrastrutturale e lo svuotamento, lento e graduale, del sistema sanitario pubblico, a cominciare dallo stesso ospedale di Minturno”.

Stefanelli aveva formalizzato un impegno ben preciso: “Da oggi il mio impegno politico sarà esclusivamente dedicato a Minturno per portare a termine nel migliore dei modi questo mandato amministrativo: c’è ancora tanto lavoro da fare per i miei amati concittadini. Abbiamo portato Minturno fuori dal buio, ora è tempo di volare” – aveva detto. Con l’adesione a Italia Viva Stefanelli ha smentito se stesso. Revocando prima e restituendo poi le deleghe ai cinque assessori (Mimma Nuzzo, Daniele Sparagna, Elisa Venturo, Mino Bembo e Piernicandro D’Acunto) aveva deciso di optare per l’allargamento del perimetro della sua coalizione e questo pensiero l’aveva concretizzato aumentando il numero dei delegati sempre più espressione della società civile. La scelta di Renzi da parte del capo dell’amministrazione minturnese potrebbe far diminuire il carattere di civicità che Stefanelli avrebbe voluto dare alla sua coalizione anche se i fedelissimi del primo cittadino sostengono come il mini tagliando di fine settembre abbia espresso la volontà di andare oltre il tradizionale recinto del centro sinistra.

Quanti esponenti dell’amministrazione minturnese seguiranno Stefanelli sul carro renziano (il circolo di Minturno di Italia Viva è guidato dall’ex assessore e consigliere comunale Pino Russo) che per molti potrebbe servire al sindaco per arrivare, attraverso una candidatura già bloccata, al consiglio regionale del Lazio? Stefanelli potrebbe contare sull’indiscusso sostegno dei fedelissimi assessori Daniele Sparagna ed Elisa Venturo ed in consiglio di Giuseppe Pensiero e di Amerigo Zasa, quest’ultimo eletto e poi fuoruscito dal Pd e ora vice commissario per la trasformazione della XVII Comunità Montana dei Monti Aurunci, vice presidente uscente, nell’Unione dei comuni. Ci sarà una rappresaglia del Pd nei confronti del sindaco di Minturno? Il partito, locale e provinciale, mantiene la bocca ermeticamente ben cucita. Fa affidamento su alcuni punti di riferimento, gli assessori alla cultura e all’ambiente, Mimma Nuzzo e Piernicandro D’Acunto, il presidente del consiglio comunale Giuseppe Tomao che del segretario provinciale Moscardelli è un fidato ambasciatore sul territorio del Golfo e i consiglieri Franco Esposito ed il giovanissimo Matteo Marcaccio, vicinissimo quest’ultimo alle posizioni del consigliere regionale pontino Enrico Forte.

Il Pd al momento non ha molti margini di manovra, almeno per il momento. Pertanto ha deciso di prendere tempo. Deve gestire una propria situazione politica di debolezza interna ma anche decidere il suo futuro elettorale che dipenderà da due fattori: l’ormai certa ricandidatura a sindaco di Stefanelli nella primavera del 2021 e quale centrodestra (con quali e quanto candidati a sindaco) si presenterà all’elettorato. Il dominus della Lega cittadina, l’ex consigliere regionale di Forza Italia, Romolo Del Balzo, non ha voluto commentare l’approdo renziano di Stefanelli ma, dopo l’exploit elettorale alle europee dello scorso maggio, ha mandato un chiaro segnale agli alleati e alla stessa Forza: “Se la coalizione non troverà la necessaria unità interna, faremo le nostre proposte ma alla luce del sole”.

Ma chi è stato a convincere Stefanelli a definire il matrimonio con il Senatore di Rignano Fiorentino. Se è vero che i vecchi amici non si dimenticano mai a svolgere il ruolo di collante – come ha detto il diretto interessato – è stato l’avvocato di Latina Renato Archidiacono che, amico di Ettore Rosato, è considerato al momento il coordinatore provinciale pro tempore di Italia Viva. Archiacono ha seguito per anni la difesa del sindaco di Formia e Senatore Udc Michele Forte, di cui Stefanelli – ironia della sorte – è stato a lungo assistente parlamentare prima di abbracciare l’infelice causa Dem. E da buon collega Archidiacomo avrebbe cercato di abbordare anche il candidato a sindaco sconfitto da Stefanelli alle amministrative del 2016, Massimo Signore: “Ma ho detto di no. Io da Forza Italia non mi muovo. Ed il Senatore Claudio Fazzone lo sa…”

Saverio Forte

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