Formia / Dissequestrato in via definitiva l’ex Pastificio Paone

Formia / Dissequestrato in via definitiva l’ex Pastificio Paone

FORMIA – Ha incarnato per 140 anni il sogno industriale di Formia. Almeno sino al 9 marzo 2012 quando i Carabinieri ed il Nipaf della Guardia Forestale vi apposero i sigilli ravvisando per conto del sostituto procuratore Giuseppe Miliano le ipotesi di reato di lottizzazione edilizia e abusivismo edilizio relativamente ad alcuni lavori di riqualificazione e recupero urbanistico autorizzati dal Comune di Formia nel 2008. Sono trascorsi quasi otto anni e l’antico pastificio Paone di Piazza Risorgimento torna definitivamente nella disponibilità della società proprietaria, la “Domenico Paone fu Erasmo spa”.

Lo ha deciso, in maniera irrevocabile e definitiva, la terza sezione della Corte di Cassazione che ha annullato “senza rinvio” l’ordinanza del primo collegio penale del Tribunale di Latina (Gian Luca Soana Presidente, Fabio Velardi e Beatrice Bernabei giudice a latere) che, dopo aver preliminarmente annullato il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Latina il 9 marzo di otto anni, ripristinava questa volta il sequestro dello storico stabilimento alimentare di Formia ai fini della confisca al patrimonio immobiliare dello Stato. E invece i giudici della Suprema Corte, dopo una specifica richiesta avanzata dal Procuratore generale, sono andati raccogliendo le precise istanze difensive dei legali della famiglia Paone, gli avvocati Luca Amedeo Melegari e Maurizio Mele: la restituzione di quanto in sequestro all’avente diritto”.

Gli “ermellini” non hanno fatto altro che applicare la sentenza numero 2 del 30 gennaio 2020 delle sezione unite della stessa Corte di Cassazione. Una sua informativa provvisoria ha sancito che nel momento in cui è maturata la prescrizione nel corso processo di primo grado il giudice nella prima udienza utile deve sospendere il dibattimento, prosciogliere per avvenuta prescrizione gli imputati e sospendere l’iter della confisca del cantiere sequestrato. Se la terza sezione della Cassazione ha provveduto ad ottemperare a quest’ultima disposizione, dei primi due obblighi si accollerà il Tribunale di Latina il prossimo 4 marzo quando riprenderà il processo legato al “Sistema Formia”, l’inchiesta giudiziaria che, secondo la Procura della Repubblica di Latina, avrebbe smascherato l’esistenza di un’organizzazione in grado di gestire e pilotare, dal 2008 al 2012, appalti, incarichi e concessioni grazie alla ipotizzata “commistione” tra politica, imprenditoria e l’apparato burocratico del comune di Formia. E questo dibattimento fa leva molto sulla riconversione dell’ex pastificio Paone, processo che vede tra i banchi degli imputati ancora 13 dei 18 indagati iniziali con le accuse di corruzione, concussione, abuso e omissione d’ufficio e peculato nell’esercizio delle loro funzioni.

Il processo riprenderà tra meno di un mese ma per il collegio difensivo, composto dagli avvocati Luca Scipione, Vincenzo Macari, Lino Magliuzzi, Mattia Aprea, Antonio Fargiorgio, Andrea Di Croce e Renato Archidicono, è giunto più che mai il momento di effettuare una doverosa scrematura tra i numerosi capi d’imputazione. Alcuni di loro – e la Procura da tempo ne è a conoscenza – sono prescritti.. Nella prossima udienza ci sarebbe dovuto essere la deposizione di due ufficiali dei Carabinieri della locale Compagnia che svolsero dieci anni fa le indagini in quanto il perito fonico di fiducia nominato dallo stesso Tribunale, la dottoressa Nadia Fratarcangeli, non aveva ancora ultimato la trascrizione delle chilometriche intercettazioni telefoniche ed ambientali, supererebbero le 26 ore, disposte all’epoca dal sostituto Procuratore Giuseppe Miliano. La famiglia Paone aveva ottenuto nel 2008 dal Comune di Formia un permesso a costruire per la trasformazione dello stabilimento di piazza Risorgimento e realizzarvi un centro commerciale di medie dimensioni e con i contratti di locazione formalizzati contribuire ad onorare gli impegni assunti con alcuni istituti di credito che avevano erogato importanti mutui per la realizzazione del più moderno sito produttivo nella zona industriale di Penitro, ai confini con il comune di Minturno.

La Procura di Latina ha sempre ipotizzato i reati di abuso edilizio e di lottizzazione abusiva perché – è la versione dell’accusa – il processo di trasformazione urbanistica necessitava di un piano di lottizzazione , di una variante ad hoc al piano regolatore generale. La difesa, invece, ha sempre ipotizzato il contrario affermando che non ci fosse bisogno di alcun piano di trasformazione urbanistica dal momento che il vecchio pastificio Paone insiste in piazza Risorgimento dal 1878 e, dunque, ancor prima dell’entrata in vigore, nel 1980, del Prg del comune di Formia. Cosa succederà ora? E’ difficile dirlo, la sentenza della Cassazione ha raggiunto l’attuale amministratore unico della “Domenico Paone fu Erasmo spa”, Fulvio Paone in Francia dove si trova in missione per conto del nuovo corso del pastificio di Penitro dopo la vendita all’ìmprenditore italo-argentino Alejandro Octavio Quentin. Paone è apparso commosso e, a stento, ha trattenuto le lacrime per un’inverosimile ‘via crucis’ giudiziaria che, oltre a colpire una delle famiglie più laboriose e stimate di Formia, ha pregiudicato l’immagine industriale ed economica della stessa città in tutto il mondo. “Cosa faremo ora non lo sappiamo ancora – ha detto Fulvio Paone – Di sicuro dovremo mettere in sicurezza il cantiere all’intero del quale non siamo più entrati dal giovedì santo del 2012”. Ma il vecchio pastificio potrebbe essere messo in vendita per soddisfare i creditori della “Domenico Paone fu Erasmo spa”? “Assolutamente no – ha tagliato corto l’avvocato Maurizio Mele – Semplicemente per il fatto che non è stato inserito nel concordato preventivo emesso nel 2015 dal Tribunale di Cassino”. E da questo momento inizia la stagione dei rimpianti. Se non ci fosse stato questo accanimento giudiziario e se fosse stata accolta la richiesta della famiglia Paone di posticipare la vendita del nuovo stabilimento di Penitro, il pastificio sarebbe rimasto completamente in mani formiane? Il portavoce della famiglia, Erasmo Paone, in una dichiarazione non ha escluso che potrebbe iniziare ora un’altra partita che potrebbe giocarsi davanti la Procura di Cassino: “Dopo 8 anni di sequestro e innumerevoli battaglie legali, che non poche volte hanno avuto esiti sorprendenti, la Corte di Cassazione ha deliberato l’annullamento del sequestro con la restituzione dei beni ai legittimi proprietari. Si tratta di un vittoria importante in una battaglia importante all’interno di una vicenda che ha visto sconvolgere la vita di una antica famiglia di imprenditori pontini e della più antica azienda del Lazio, vanto della città di Formia e del made in Italy in generale.

Purtroppo questa decisione lungamente denegata arriva dopo qualche mese dalla inaspettata decisione, anch’essa inutilmente contestata sulla base di più che validi motivi, del liquidatore giudiziale di mettere in vendita come uno spezzatino una azienda storica ed ormai già completamente risanata dalla famiglia Paone con i propri unici mezzi con un marchio affermato da 142 anni! Un danno – purtroppo molto grave – è stato comunque generato da questa lunga vicenda ed ora i nostri sforzi si indirizzeranno appunto a cercare di rimediare a questo danno ingiusto e notevole che è stato inflitto ad una famiglia ed ad un’azienda storicamente serie appartenenti a questo martoriato territorio, anche tenendo conto della salvaguardia occupazionale che oggi non è affatto garantita”. Erasmo Paone ha voluto rivolgere un “ringraziamento particolare ai nostri legali , in nodo specifico, all’avvocato Luca Melegari ,allo studio Pellegrino, allo studio Meliadò ed all’avvocato Mele che ci hanno assistito in tutti questi anni partecipando attivamente, anche al di la’ dei coinvolgimento puramente professionale, in questa grave storia di ingiustizia, ahime’ non unica nel territorio.”

Saverio Forte

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