Primo Intervento, i sindaci di Gaeta e Minturno si mobilitano

Primo Intervento, i sindaci di Gaeta e Minturno si mobilitano

SUD PONTINO – Una posizione unitaria di tutti i comuni pontini coinvolti ed interessati prima della riunione del 5 settembre a Roma organizzato dal consigliere regionale pontino del Pd Salvatore La Penna con l’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato. La sta promuovendo il sindaco di Gaeta Cosmo Mitrano che ha avviato un confronto a distanza con i colleghi dei comuni di Minturno, Cori, Cisterna, Sabaudia, Sezze e Priverno che rischiano di perdere, entro il 31 dicembre, i Punti di Primo intervento, la cui soppressione è prevista dal decreto ministeriale 70 nell’ambito del piano di riorganizzazione, riqualificazione e sviluppo del servizio sanitario regionale 2019-202. L’eliminazione dei Ppi dovrebbero materializzarsi con la loro trasformazione in Punti di erogazione di assistenza primaria entro la fine dell’anno. La provincia più colpita dovrebbe essere quella di Latina nei cui Ppi si registrano oltre centomila accessi annui distribuiti, appunto, fra Cori, Cisterna, Sabaudia, Sezze, Priverno, Gaeta e Minturno. Il sindaco Mitrano, che ha avviato venerdì un primo contatto con il collega di Minturno Gerardo Stefanelli, confida nell’approvazione di uno specifico ordine del giorno da parte dei consigli comunali dei centri in cui operano i Ppi per scongiurare la loro chiusura né prima, né dopo il 31 dicembre 2019. La chiusura dei Punto di Primo Intervento del “Mons. Di Liegro” e dell’ospedale di Minturno con gli attuali 10mila accessi annui porterà al collasso definitivo anche il Pronto soccorso dell’ospedale “Dono Svizzero” di Formia che già oggi opera in condizioni di difficoltà immense.

“Siamo consapevoli della necessità di riorganizzare complessivamente il sistema della sanità di emergenza – ha commentato il sindaci di Gaeta Cosmo Mitrano – ma siamo altrettanto convinti che, ad oggi, questa esigenza non sia concretamente risolvibile con la chiusura dei punti di primo intervento tanto esprimo sostegno per il lavoro costante e professionale svolto dal personale medico e paramedico che si adopera, in questo ginepraio sanitario, a fornire i servizi ai nostri cittadini. Dobbiamo esprimere, anzi, sostegno per il lavoro costante e professionale svolto dal personale medico e paramedico che si adopera, in questo ginepraio sanitario, a fornire i servizi ai nostri cittadini”. “Dobbiamo costruire e non distruggere – aggiunge Mitrano – ma soprattutto lottare per tutelare la salute dei residenti e di chi sceglie le nostre città quali mete turistiche. Per scongiurare il peggio e per evitare di incidere quindi pesantemente sulla qualità delle prestazioni sanitarie destinate al cittadino e ai tantissimi turisti che affollano la nostra città ed il Golfo di Gaeta soprattutto nel periodo estivo, occorre mantenere l’attuale “impalcatura organizzativa”. In che modo? Attraverso la presenza nella fascia diurna, tutto l’anno ed h24 soprattutto nel periodo estivo, da giugno a settembre, del medico abilitato alle emergenze e del personale ed operatori sanitari di supporto. Nella fascia notturna della restante parte dell’anno invece con il medico di continuità assistenziale potrebbe essere garantito un servizio fondamentale h24 di assistenza primaria. In questo modo andremo a tutelare i Punti di Primo Intervento di Gaeta e Minturno perché altrimenti chiuderli significherebbe gravare soprattutto sul Pronto Soccorso dell’Ospedale “Dono Svizzero” di Formia con i codici bianchi, verdi e gialli che invece potrebbero essere trattati dai PPI. Questo vuol dire in termini numerici che più di 20mila accessi all’anno presso i Punti di Primo Intervento del Golfo di Gaeta ricadrebbero sul nosocomio formiano. Ci troviamo ancora una volta di fronte una scelta scellerata e che mette a repentaglio la salute dei nostri cittadini. Ricordo a chi assume queste decisioni da Roma che i numeri non possono essere cancellati con un colpo di spugna. Se chiudono i Punti di Primo Intervento di Gaeta e Minturno tutta l’utenza andrebbe a sovraccaricare il pronto soccorso del “Dono Svizzero” già al collasso per carenza di personale creando inoltre il rischio di trascurare tutti i codici rossi che richiedono priorità d’intervento e maggiore urgenza. Togliere del tempo ad un codice rosso, perché il pronto soccorso di Formia è in affanno, significa aumentare il rischio di morte del povero malcapitato di turno”.

Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere regionale di Formia di Forza Italia e presidente della commissione sanità alla Pisana, Giuseppe Simeone: “I numeri dei Ppi in provincia di Latina – ha aggiunto – sono talmente consistenti da non poter essere cancellati con un colpo di spugna. Numeri che dimostrano come la destrutturazione dei Punti di primo intervento significhi solo impoverire ulteriormente l’offerta sanitaria del territorio, già estremamente debole, con il risultato di intasare di codici bianchi i Pronto Soccorso degli ospedali già alle prese con carenze strutturali, di personale e posti letto. Lo smantellamento dei PPI, rischia quindi solo di privare i cittadini di servizi primari ed essenziali costringendoli a percorrere diversi chilometri per arrivare alle strutture più vicine. Pensiamo ai residenti di piccoli centri come Cori o Minturno che impiegherebbero circa un’ora per raggiungere i Pronto di Soccorso di prossimità. Senza una rete assistenziale efficiente e capillare l’unico risultato che si raggiungerebbe con la loro chiusura sarebbe quello di ingolfare ancora di più i Pronto Soccorso, molti dei quali vivono condizioni al limite del collasso, diventati sempre più spesso scenari di aggressioni, esasperazioni e proteste da parte degli utenti. Non possiamo non tenere conto del fatto che oggi i Ppi rappresentano dei presidi fondamentali, nell’erogazione di servizi di emergenza urgenza e nello svolgere il ruolo di catalizzatori di migliaia di utenze. Non possiamo agire senza tenere in considerazione il fatto che senza una valida alternativa chiudere i Ppi significa solo depotenziare ulteriormente la già fragile rete assistenziale territoriale. Così facendo Zingaretti abbassa la qualità dei nostri servizi. Il superamento dei PPI a nostro avviso avrebbe dovuto comportare una migliore riorganizzazione delle strutture. In questo modo si opta per una scelta miope che finirà per danneggiare esclusivamente gli utenti”.

Duro l’atto d’accusa di un sindaco del Pd, quello di Minturno Gerardo Stefanelli: “Ci opporremo in tutte le sedi alla chiusura del Punto di Primo intervento di Minturno, e lo faremo non in un’ottica campanilistica, ma a tutela dei fabbisogni sanitari delle comunità del Golfo di Gaeta. L’idea di far gestire i codici 4 e 5 alle Unità di cure primarie e’ affascinante ma oggettivamente poco praticabile allo stato dei fatti. La conoscenza e la rappresentanza del territorio, e dei suoi fabbisogni, ci impone di opporci in tutte le sedi a questa decisione sciagurata a cui, nel corso dell’ultimo anno, nessuno è’ riuscito a trovare una soluzione alternativa. Da rappresentante delle Istituzioni mi aspetto un impegno forte da parte dei rappresentanti istituzionali del territorio, e da uomo politico mi aspetto un impegno deciso di tutto il Partito democratico provinciale, che invito a dare finalmente ascolto a chi i territori li conosce vivendone quotidianamente le difficoltà e le aspettative. Basta giocare sulla pelle dei cittadini del sud pontino”.

Il segretario provinciale, il Senatore Claudio Moscardelli, osserva come il partito Democratico e “le proprie rappresentanze regionali” saranno al fianco dei Sindaci per difendere le comunità sul tema dei servizi sanitari a partire dai Punti di Primo Intervento. “Rappresentano un tassello di un’offerta di servizi più ampia da realizzare attraverso le Case di Cura. Il lavoro duro ma costante della Regione Lazio per uscire dal commissariamento della sanità sta dando i suoi frutti e le Asl del Lazio compresa quella di Latina stanno stabilizzando tutti i precari, hanno ripreso ad assumere personale e stanno operando investimenti per diagnostica e a livello strutturale – ha rimarcato Moscardelli – Un pilastro fondamentale della nuova fase è costituito dall’investimento in servizi del territorio per rendere più ampia ed appropriata l’offerta dei servizi sanitari. La Casa della Salute è il centro del “territorio” e deve essere un’infrastruttura che copra adeguatamente non solo le aree con presidi ospedalieri tagliati o riconvertiti ma anche ciascun bacino dei vari distretti. Occorre rafforzare l’attuale livello di prestazioni affinché ci sia la presa in carico dei pazienti e un’azione costante con servizi specialistici, diagnostica e attività di prevenzione in base alle esigenze e caratteristiche della popolazione. La Casa della Salute deve implementare risorse dei sevizi territoriali e medici di medicina generale e garantire un servizio tutti giorni della settimana ed h24 per assolvere al meglio anche la funzione di decongestionamento dei pronto soccorso. Il passo avanti rispetto ai punti di primo intervento si fa realizzando le case della salute. Altre soluzioni non sono percorribili. Inoltre occorre rafforzare il servizio di emergenza per garantire il trasporto in tempi rapidi al Pronto Soccorso in caso di necessità”. Il segretario provinciale dei Dem sa che i sindaci attendono garanzie “sugli investimenti e sulla loro tempestività, vista l’esperienza di lentezze e di ritardi che per i servizi sul territorio non è accettabile”. E conferma il tavolo di confronto del 5 settembre tra Sindaci ed Assessore Regionale alla sanità D’Amato sul tema punti di primo intervento e sul potenziamento di offerta sanitaria: “Con le rappresentanze regionali e con i Sindaci apriremo un tavolo di confronto anche con l’Asl di Latina perché – conclude il senatore Moscardelli – assolva ai propri doveri di attuazione della politica sanitaria della Regione Lazio guidata dal PD e dal centrosinistra. I servizi territoriali come gli interventi nell’ambito dei servizi ospedalieri non possono continuare ad avere tempi lunghi”.

Saverio Forte

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