Formia / Pastificio Paone, ricorso al Tar contro il diritto di prelazione del Consorzio Industriale

Formia / Pastificio Paone, ricorso al Tar contro il diritto di prelazione del Consorzio Industriale

FORMIA – E’ durata più previsto davanti la sezione di Latina del Tar del Lazio (presidente Vinciguerra, relatore Torani) la discussione del ricorso promosso per conto del liquidatore giudiziale del pastificio Paone di Formia contro la delibera del consiglio d’amministrazione del Consorzio Industriale del sud pontino, la numero 27 del 25 marzo scorso, con cui è stato avviato il procedimento amministrativo finalizzato ad riacquistare i capannoni dello pastificio di Penitro alle stesse condizioni economiche, poco più di due milioni di euro, con cui nei primi giorni dello scorso aprile era stata aggiudicata la vendita alla “Corex spa” di Battipaglia.

Il liquidatore giudiziale Maurizio Taglione, dopo l’avallo dell’assemblea dei creditori nell’ambito del concordato preventivo concesso al pastificio Paone dal Tribunale di Cassino nel 2015, è stata rappresentata dall’avvocato Rosalba Genovese per tentare di bloccare, di fatto, l’iter avviato dall’ente di sviluppo industriale del sud-pontino per esercitare il diritto di prelazione secondo quando prevede l’articolo 63 della legge 448/98. Si tratta di una facoltà concessa dal legislatore ai consorzi industriali per riacquistare, unitamente alle aree cedute, anche gli strumenti industriali realizzati in precedenza. L’avvocato Genovese, illustrando il contenuto del suo ricorso, ha spiegato durante la sua discussione come siano state tre le linee guida della sua iniziativa giudiziale per contrastare il diritto di prelazione esercitato dal consorzio industriale. Innanzitutto le aree nella zona industriale di Penitro su cui è stato realizzato dieci anni fa il nuovo pastificio Paone “non sono state cedute dal Consorzio industriale ma sono state acquistate con atti notarili dalla famiglia Paone”, “il nuovo sito produttivo è stato realizzato nel termine di cinque anni dalla cessione dell’area e “la stessa attività industriale del Pastificio Paone non è cessata da più di tre anni”, anzi, al contrario , “è in continuo svolgimento ed incremento”.

Davanti il Tar del Lazio, che naturalmente si è riservata la decisione (sarà resa nota nelle prossime ore) se accogliere o meno il ricorso promosso dal liquidatore giudiziale contro il diritto di prelazione del Consind, è stata formalizzata tra il 12 ed il 15 luglio la presentazione di due ricorsi “ad adiuvandum”. Sono stati depositati, attraverso l’avvocato Maurizio Mele, dall’attuale società proprietaria del pastificio Paone, e dalla “Codex spa”, la società di Battipaglia che, da sola, con un’offerta di due milioni e 32mila euro aveva partecipato lo scorso aprile alla vendita d’incanto dei capannoni dell’azienda alimentare formiana proprio presso lo studio del commercialista di Arpino Maurizio Taglione. L’esito di questo ricorso al Tar contro il diritto di prelazione esercitato dal Consorzio industriale del sud pontino attraverso un luminare del diritto amministrativo italiano qual è il professor Orazio Abbamonte (attraverso una delibera del consiglio d’amministrazione di cui è stato il responsabile unico del procedimento il suo direttore amministrativo Giampaolo Scalesse) potrebbe essere molto importante per il futuro gestionale e produttivo della storica azienda formiana. Il suo ramo d’azienda dal 2 luglio, di fatto, è nella disponibilità della neonata società “Domenico Paone srl”.

Agli inizi del mese è scaduto il termine di 15 giorni entro il quale era possibile effettuare un’azione di rilancio, del 10%, rispetto all’offerta con cui la neo società costituita il 4 giugno, si era aggiudicata, in solitario, le due linee di produzione del pastificio di Penitro. Gli interessati avrebbero potuto ritoccare in aumento la proposta di tre milioni e 840mila euro – duemila euro in più rispetto alla base d’asta contenuta nell’avviso di vendita del 29 aprile scorso – avanzata dall’unico socio ed amministratore unico della “Domenico Paone srl”, il manager italo-argentino Alejandro Octavio Quentin, di 53 anni. E invece presso lo studio del liquidatore Maurizio Taglione non sono state formalizzate offerte migliorative in rialzo nel termine previsto dalla legge. Ora la neonata “Domenico Paone srl” entro i prossimi 60 giorni sarà chiamata a formalizzare l’atto d’acquisto presso un notaio versando in saldo quanto resta per prelevare il ramo d’azienda del sito produttivo più antico della provincia di Latina: 3456 euro, un importo sgravato dagli acconti di 250mila e 134mila euro che, pari al 10% della base d’asta, erano versati attraverso due assegni circolari non trasferibili emessi da “Che Banca spa” e presentati in sede di presentazione della proposta di acquisto.

Saverio Forte

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