Banca popolare di Fondi, si dimette il presidente Giuseppe Rasile

Banca popolare di Fondi, si dimette il presidente Giuseppe Rasile

FONDI – Ha atteso che la sua navicella, la Banca del territorio nata nel 1891, un’altra era glaciale fa, prendesse di nuovo il mare e raggiungesse, in equilibrio acque più tranquille. Non lo si saprà mai ma chissà quante volte il Cavaliere Giuseppe Rasile ha deciso di togliere il disturbo nel giorno in cui il suo consiglio d’amministrazione – non è un peccato e tanto meno un reato utilizzare questo aggettivo possessivo – ha approvato l’obiettivo per il quale, nonostante le sue diverse primavere, si era prodigato: il raggiungimento di un netto di un 2 milioni e 300 mila euro, un 27,5% in più rispetto all’esercizio 2017.

L’approvazione del bilancio dell’esercizio 2018 comprensivo della nota integrativa e la relazione sulla gestione è stata l’occasione, quasi un colpo di teatro, per il cavaliere Giuseppe Rasile di lasciare la presidenza e l’amministrazione della Banca Popolare di Fondi. Lo storico ed apprezzato dirigente dell’istituto di credito della Piana si è dimesso dai due incarichi in una lettera che, inviata all’assemblea dei soci, ha addotto esclusivamente motivazioni di natura personale. Ma la decisione di fare un passo di lato il presidente Rasile l’avrà compiuto con un pizzico di amarezza e, perché no, di forzatura. La sua governance probabilmente non era più condivisibile dalle nuove leve che il presidente Rasile è riuscito, prima, durante e dopo la grande crisi, ad allevare, a far crescere a sua immagine e somoglianza. Una su tutte: il direttore generale Gianluca Marzinotto, il cui merito è stato quello di innovare l’istituto di credito di via Appia a trecentosessanta gradi, un modo, decisamente più moderno e snello, di fare banca su un comprensorio, il sud-pontino ma anche il Basso Lazio, che aveva bisogno di un sistema creditizio più “smart”.

A cominciare da chi ogni vende il danaro, gli uomini. Questa modernizzazione obbligata avrà fatto soffrire il presidente Rasile che, intanto, avrà litigato anche con mezzo mondo ma un obiettivo, prima dei titoli di coda, è riuscito a centrare: la realizzazione e l’inaugurazione nel 2017 della nuova sede della direzione generale della sua Banca popolare di Fondi, in via Appia. Una scelta logisticamente importante ma anche significativa sul piano simbolico: la banca deve uscire dal centro urbano di Fondi e abbracciare il territorio, laddove si fa economia ogni giorno da parte di chi cerca ancora di investire sulle proprie capacità ed idee. L’approvazione l’altra sera dell’esercizio di finanziario è stata coronata dal raggiungimento di un netto “importante” che, in relazione agli aspetti patrimoniali, si è concretizzata con una Raccolta Diretta comprensiva dei Titoli in circolazione per un importo 686 milioni di euro (+1,4% rispetto allo scorso esercizio) mentre i Crediti verso la Clientela, sfiorano i 576 milioni (- 0,7% rispetto allo scorso esercizio). Questa voce ha risentito della operazione di cessione per la necessaria cartolarizzazione di un portafoglio di crediti andati in sofferenza (pari a 55 milioni al lordo delle relative svalutazioni).

Il Patrimonio Netto è arrivato a toccare i 54 milioni (-14,4 % rispetto allo scorso esercizio, i fondi Propri ammontano invece a 63,3 milioni mentre il “Total Capital Ratio” si è attestato al 15,19% contro il 14,21% dell’esercizio precedente. Questi valori, ampiamente superiori a quanto richiesto dalla regolamentazione prudenziale dell’Organo di Vigilanza, cioè della Banca d’Italia, hanno testimoniato, insomma, l’elevato livello di solidità della Banca popolare di Fondi “che da sempre opera – ha dichiarato il direttore generale Marzinotto – con obiettivi ispirati a criteri di sana e prudente gestione”. La proposta di ripartizione dell’utile netto, che sarà portata alla attenzione della prossima assemblea ordinaria dei soci (la stessa che dovrà eleggere il nuovo presidente al posto del reggente Luigi Trani) prevede un dividendo invariato rispetto a quello dello scorso esercizio pari 2 euro per azione mentre le attribuzioni alle riserve Patrimoniali saranno proposte per un ammontare totale pari ad un milione e 200 mila euro. Nel rispetto dello Statuto Sociale il Consiglio di Amministrazione della Bpf porterà comunque alla attenzione della prossima assemblea la proposta di confermare il valore delle azioni a 99 euro per azione. Un prezzo sideralmente inimmaginabile quando la Banca popolare di Fondi fissava il prezzo delle arance della piana. Ora anche quelle non ci sono più…

Saverio Forte

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