Formia / Funerali ex sindaco Matteis, Di Rocco attacca la Villa: “Doveva dichiarare lutto cittadino”

Formia / Funerali ex sindaco Matteis, Di Rocco attacca la Villa: “Doveva dichiarare lutto cittadino”

FORMIA – Il diretto interessato, il compianto sindaco di Formia e presidente della Provincia Giovanni “Ninì” Matteis, questa polemica l’avrebbe commentata con un sorriso dall’alto della sua riconosciuta civiltà comportamentale ed intelligente capacità di autoironia. E la sua risata sarebbe stata ancor più evidente perché l’argomento è, purtroppo, lo svolgimento dei suoi funerali avvenuti nel grigio pomeriggio di una domenica di inizio febbraio presso la chiesa parrocchiale di San Giovanni. Il capogruppo consiliare della Lega al Comune di Formia, Antonio Di Rocco, quando “Ninì” Matteis ha guidato la città nel quinquennio 1965-1970 non era neppure nato ma di quel primo cittadino, un intellettuale cresciuto in un borgo marinaro e popolare qual è quello di Mola, ha appreso le principali caratteristiche, politiche e soprattutto umane, dai suoi genitori.

Ninì Matteis

Nel suo mirino è finito il neo sindaco Formia Paola Villa per quello che avrebbe dovuto fare e non ha fatto in occasione delle esequie dell’esponente democristiano scomparso all’età di 89 anni per le conseguenze di una grave malattia. Secondo il capogruppo del “carroccio” l’amministrazione comunale di Formia “ha perduto, purtroppo, un’altra ed importante occasione per esternare una forma di riconoscenza, rispetto e gratitudine nei confronti di un personaggio considerevole nel corso del dopo-guerra per la crescita, economica, sociale e culturale della città di Formia. Al di là delle parole di circostanza pronunciate nel corso della sua orazione funebre, il sindaco Paola Villa (della sua amministrazione erano presenti i soli assessore all’urbanistica Paolo Mazza ed il capo di gabinetto Armando Russo) era sprovvista della fascia tricolore e avrebbe dovuto, al di là del mero aspetto verbale e di facciata, onorare il compianto sindaco avvocato Matteis diversamente”.

Per Di Rocco le soluzioni erano due e assai praticabili: bisognava soltanto proclamare una giornata di lutto cittadino – “come abitualmente si fa in qualsiasi comunità in occasione della scomparsa di un ex sindaco, di qualsiasi appartenenza, politica e partitica” – e permettere di rendere omaggio al feretro con la partecipazione del gonfalone del comune di Formia, “lo stesso nei confronti del quale il sindaco Matteis ha manifestato sempre tanto rispetto”.

Non era previsto, nel corso dei funerali del compianto primo cittadino, l’intervento del sindaco Villa ma qualcuno, animato da sufficiente garbo istituzionale, si è avvicinato alla professoressa di Mola per chiederle di intervenire come peraltro avevano deciso di fare la professoressa Fernanda Caenaro Fabiani, attuale presidente dell’associazione degli ex alunni del liceo classico “Vitruvio Pollione” fondata nel 2005 dall’avvocato Matteis, ed il giovane presidente dell’associazione culturale “Mola” Pierfrancesco Scipione. La mancata proclamazione del lutto cittadino e l’assenza di due agenti della Polizia Locale con il gonfalone del comune sono stati due elementi che hanno reso ancor più triste il funerale dell’uomo politico democristiano: “Queste due mancanze hanno svuotato, alla distanza, le frasi di circostanza pronunciate dal sindaco Villa. Ha ammesso – ha scritto Di Rocco in un comunicato – di non aver conosciuto sul piano politico l’avvocato Matteis ma nel suo intervento gli ha riconosciuto quelle qualità umane e politiche che l’hanno reso uno dei più stretti e fidati collaboratori e amico del compianto presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. In occasione di queste significative perdite la forma ha il suo significato ed il sindaco Villa ha commesso il grave errore di non sostanziare i concetti che ha espresso sull’altare davanti il feretro del compianto avvocato Matteis”.

Formia ha perduto, in effetti, un punto di riferimento per contribuire a ricostruire, sul piano sociale, economica e culturale, la città devastata dalle perdite, umane e materiali, della seconda guerra mondiale. E questo compito di Mattej nella sua lunga e profonda omelia l’aveva sottolineato anche il parroco celebrante, il sacerdote emerito della parrocchia di S.Erasmo, don Antonio Punzo: “Ninì, si è vero, mi è stato d’aiuto quando dovevo dare immediate e risposte alla mia comunità. Aveva dentro un senso, profondo ed innato, di comunità che gli derivava da quella fondamentale formazione all’interno della Fuci, la federazione degli universitari cattolici. E se doveva dare una riposta i primi ad riceverla dovevano essere i cittadini socialmente più a rischio, quelli più fragili. L’avvocato Matteis considerava il confronto ed il dialogo due strumenti unici per il perseguimento, attraverso un senso nobile e diverso di civiltà politica, del bene comune”.

La polemica politica di Di Rocco ha assunto il livello più alto quando scrive che… “in un panorama politico odierno dominato da tanti leoni della tastiera e contrassegnato dalla comunicazione iperveloce domenica hanno prevalso, invece, una grave superficialità ed un colpevole senso di genericità. Il sindaco Matteis è stato un personaggio che nutriva, invece, un altissimo e nobile rispetto nei confronti dell’istituzione che incarnava e rappresentava. Ora forse questa sensibilità, che ha una matrice culturale, è scemata. Il sindaco Matteis ha contributo, poi, a modernizzare concretamente e con i ‘like’ la città di Formia, pur privo di una tastiera di un computer o di un telefonino. Deve rappresentare, nonostante la sua scomparsa, un modello da emulare per noi tutti, a prescindere dalle appartenenze politiche e partitiche”. Se può essere una magra consolazione, non è stato il solo comune di Formia domenica a peccare di “superficialità”.

Chi si attendeva alle esequie di San Giovanni rappresentanti dell’attuale amministrazione provinciale di Latina o, in subordine, la presenza del suo gonfalone è rimasto tristemente deluso. Matteis è stato nei primi anni settanta assessore alla cultura e presidente dell’ente di via Costa nella fase, delicata e inziale, della riforma delle regioni ma da Latina non è giunto nessuno. La famiglia – soprattutto le figlie di “Ninì”, Bianca Maria ed Alessandra – se n’è accorta e, nonostante il grande dolore, intelligentemente ha fatto finta di niente. Ha voluto che sulla bara venisse sistemato un piccolo drappello della squadra del cuore di “Ninì”, l’Inter, la “pazza Inter”. Chi si accontenta, gode. O almeno…
Saverio Forte

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