Sperlonga / Reintegro del sindaco Armando Cusani, scoppia la polemica

Sperlonga / Reintegro del sindaco Armando Cusani, scoppia la polemica

SPERLONGA – La decisione del Prefetto di Latina Pierluigi Faloni di reintegrare nelle mansioni di sindaco di Sperlonga Armando Cusani – sospeso ai sensi della legge Severino dall’incarico all’indomani, lo scorso 16 gennaio, del suo arresto nell’ambito dell’operazione “Tiberio” – è stata accompagnata dall’immancabili polemiche, su diversi fronti. Il primo è quello dell’opposizione di centrosinistra al comune di Sperlonga. La proposta dell’ex capogruppo consiliare Nicola Reale è stata subito restituita al mittente. Invitava i quattro consiglieri comunali di “Sperlonga Cambia” di dimettersi in blocco, per lanciare un chiaro segnale di protesta per un provvedimento che – a dire di Reale – è a dir poco anomale dopo la decisione del Comune di Sperlonga di costituirsi parte civile nei confronti degli imputati del processo “Tiberio” e, dunque, del sindaco eletto nel giugno 2016, armando Cusani.

“Noi rimaniamo al nostro posto – ha tenuto a precisare il consigliere Alfredo Rossi, nel giorno in cui è stato commemorato Benito Di Fazio, lo storico leader dell’opposizione, ad un anno dalla sua scomparsa – Se dovessimo dimetterci, faremo non uno ma due favori a questa maggioranza che bisogna, invece, incalzare con più incisive iniziative politiche in consiglio comunale”. A chiedere l’intervento del Ministro degli Interni Marco Minniti è il senatore pontino del Pd Claudio Moscardelli che aveva preannunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare finalizzata a chiarire la condotta del Prefetto Faloni: un sindaco, sospeso dalla legge Severino, può tornare a svolgere il suo incarico elettivo dopo che il comune si è costituito parte civile?”

A correre in aiuto del sindaco di Sperlonga è il consigliere regionale di Forza Italia, Pino Simeone: “Non c’è alcuna incompatibilità. Moscardelli dovrebbe sapere che la legge, che non ha né amici né amici, va rispettata sempre, anche quando non ci piace. Il prefetto di Latina ha applicato quanto previsto dalla norma così come ha fatto il suo dovere nell’applicarla quando ha sospeso il sindaco Cusani. Non si tratta di una questione politica ma giuridica. Basterebbe sapere di diritto. Lo stesso diritto che il senatore Moscardelli conosce essendo avvocato ma che, forse, preferisce da politico ignorare. Noi siamo garantisti sempre e speriamo che le vicende regionali che vedono coinvolto tra gli altri il senatore del Pd, di cui da anni leggiamo appassionati dettagli e rassegne tra ipotizzati abusi di ufficio e contestati rimborsi “facili”, comportino la sua completa esclusione dalle vicende che gli vengono contestate. Ce lo auguriamo di cuore per quel senso e rispetto della giustizia che Moscardelli – osserva il consigliere regionale di Forza Italia – ha voluto negare al sindaco Cusani. La sinistra, è evidente, non vuole giustizia ma ha fame di giustizialismo. Cerca la gogna e non i tribunali. Non entriamo nel merito di questioni umane ma chiediamo a Moscardelli se ha intenzione di presentare analoga interrogazione parlamentare sulla sua vicenda. A lui chiediamo come mai il giustizialismo, anche mediatico, che ha purtroppo riguardato il sindaco Cusani, per lui non vale.

A Moscardelli chiediamo come mai, dato il rigore dei suoi solidi e sani principi, quando è rimasto coinvolto nelle note vicende giudiziarie non ha scelto di dimettersi. E sempre a lui ed a suoi chiediamo, per onor di verità, se mai alcuno di noi ha utilizzato vicende giudiziarie ai danni dei nostri avversari per fare politica. In politica conta il consenso. Il resto riguarda chiacchiere più o meno inutili e la coscienza di ciascuno. Noi abbiamo la coscienza pulita perché rispettiamo gli altri e agli altri non auguriamo alcun male ritenendoli innocenti sino al pronunciamento del giudice terzo nei vari gradi previsti dal nostro ordinamento. Ribadiamo che, avendo una sola morale, siamo certi che Claudio Moscardelli verrà scagionato da ogni accusa anche se lui ci ha messo davanti a questa fantasiosa interpretazione della norma nei confronti di Cusani.

Perché noi rispettiamo l’uomo, il politico e, soprattutto, la giustizia. Questione di stile, questione etica. E lo stile e l’etica non si possono insegnare, o ci sono o non ci sono. Ci aspettavamo per il rispetto che nutriamo nei confronti del senatore Moscardelli che si sottraesse a quella logica della doppia morale tanto amata dalla sinistra e dal Pd garantisti per se stessi e sempre forcaioli con gli altri ma, evidentemente, ci siamo sbagliati”.

Saverio Forte

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