Minturno / Caso rifiuti, le posizioni degli 11 indagati per frode, truffa e turbativa d’asta

Minturno / Caso rifiuti, le posizioni degli 11 indagati per frode, truffa e turbativa d’asta

MINTURNO – Sono reati pesanti quelli dei quali sono accusati gli 11 indagati nell’ambito dell’ennesima maxi inchiesta sui rifiuti del Comune di Minturno, svolta dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Formia. Le indagini, dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Latina Giuseppe Miliano, contestano a vario titolo i reati in concorso in Frode in Pubblica Fornitura, Truffa ai Danni dello Stato, Falso, Abuso D’Ufficio e Turbativa D’Asta. Gli indagati sono Brenno Peterlini, legale rappresentante del CNS; Gabriele Pandolfi, amministratore unico dell’azienda ASA; Salvatore Mario Martone e Carlo Frasca, entrambi responsabili del servizio tutela ambientale del Comune di Minturno; Luciano De Clemente ed Elisa Falso, dipendenti comunali; Francesco Deodati, amministratore unico della EcoCar; Emanuele Savo, funzionario EcoCar; Lucio Bruno e Antonio Scognamiglio, capo cantiere e responsabile per le ditte ASA ed Ecocar. Nell’elenco figura anche un nome eccellente della politica locale: l’assessore all’igiene Luca Salvatore. Contrariamente a quanto scritto da qualche altra testata giornalistica, non è iscritto nel libro degli indagati l’ex responsabile del servizio tutela ambientale, Dott. Francescopaolo D’Elia.

Sequestro all'ex Asia
Sequestro all’ex Asia

Secondo quanto emerso, le 11 persone coinvolte avrebbero messo in piedi un collaudato sistema tra i membri della stazione appaltante (le due aziende ASA ed EcoCar) e quelli della stazione appaltatrice (il Comune di Minturno), che si concretizzava nell’irregolare e fraudolenta esecuzione del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani con particolare riferimento alla raccolta differenziata.

Nel corso delle indagini è emerso come il C.N.S. (Consorzio Nazionale dei Servizi di Bologna), mediante la propria consorziata, la società Coop. A.S.A. – Servizi Ambientali di Latina, e successivamente la Eco Car Srl di Roma, si aggiudicavano in maniera anomala l’affidamento del servizio di raccolta rifiuti del Comune di Minturno, eseguendo la stessa nel periodo 2013-2015 in maniera difforme rispetto a quanto stabilito nel capitolato d’appalto.

Brenno Peterlini, in qualità di rappresentante legale del CNS di Bologna, insieme a Gabriele Pandolfi, Lucio Bruno e Antonio Scognamiglio, per il periodo compreso dal 25 luglio 2013 al 23 maggio 2014 avrebbero gestito l’organizzazione del servizio, stabilendo le modalità e l’esecuzione dell’appalto dei rifiuti, provvedendo a impartire ordini e direttive agli altri concorrenti nonché collaboratori, sostenendo e organizzando gli incontri e gli affari di questi, nonché trattando indirettamente, tramite i propri interposti, con i pubblici funzionali dell’ente di Minturno (i responsabili di servizio Frasca e Martone e l’assessore Luca Salvatore), con politici locali di riferimento nonché con fornitori e acquirenti della società. Inoltre, si sarebbero resi promotori attivo, per conto della ditta, di stabilire incontri e redigere documenti contabili (fatture per prestazioni regolarmente eseguite) al fine di consentire il buon esito delle liquidazioni spettanti al fine di ottenere un’ingiusta arricchimento della ditta CNS e della sua consorziata ASA in danno del Comune di Minturno.

Lucio Bruno e Antonio Scognamiglio, inoltre, in qualità di capi cantiere e responsabili del servizio per il Comune di Minturno per conto dell’ASA, erano custodi giudiziali di un’area ancora sottoposta a sequestro, ovvero l’ex deposito Asia sito in località Parchi, data in gestione proprio dal sindaco Paolo Graziano.

Luca Salvatore
Luca Salvatore

Diversa la posizione dell’assessore Luca Salvatore, il quale in concorso con Peterlini, Pandolfi, Bruno e Scognamiglio, per il periodo dal 12 marzo 2014 al 23 maggio 2014 avrebbe commesso frode nell’esecuzione del contratto d’appalto relativo al servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani, consentendo l’esecuzione del servizio in maniera fraudolenta e in particolare quello della raccolta differenziata e di altri servizi, benché gli stessi non fossero stati eseguiti così come contemplato originariamente nel contratto steso, consentendo all’appaltatrice di godere illegittime liquidazioni, a firma di propri dirigenti e funzionari di riferimento, a fronte di documentazione non veritiera attestante l’avvenuta esecuzione delle prestazioni. Tale condotta, perpetrata con metodica continuità da parte dell’indagato, attraverso il sistematico abuso delle funzioni esercitate e il costante asservimento a finalità illecite dei pubblici uffici, avrebbe permesso all’azienda appaltatrice ASA, e di contro al CNS, di ottenere illecite liquidazioni pari a 515.844,38 euro. Stesso discorso per Salvatore Martone e per Carlo Frasca, i quali in qualità di responsabili del servizio tutela ambientale del Comune di Minturno, in concorso con gli altri indagati, avrebbero permesso all’ASA e al CNS di ottenere illecite liquidazioni pari a 2.105.204,64 euro (Martone) e pari a 1.212.931,38 euro (Frasca).

Nello specifico, tutti i soggetti finora menzionati, ognuno per il proprio ruolo e incarico ricoperto, avrebbero commesso reiteratamente la frode in pubbliche forniture e falso ideologico e materiale omettendo di eseguire quanto previsto dal capitolato speciale d’appalto. Secondo quanto ricostruito dai finanzieri di Formia, i coinvolti avrebbero posto in essere, “con artifizi e raggiri”, una serie di illecite e fraudolenti violazioni al capitalo speciale d’appalto, tra le quali la mancata esecuzione della raccolta dei rifiuti solidi urbani, della raccolta differenziata e indifferenziata, l’inadeguatezza dei mezzi utilizzati per il servizio, la carenza del personale impiegato per l’espletamento del servizio, la parziale e carente esecuzione del servizio di spazzamento delle strade e lavaggio dei cassonetti, il mancato prelievo di rifiuti ingombranti. Tale condotta, secondo le Fiamme Gialle, avrebbe permesso al CNS e all’ASA sua consorziata di ottenere, mediante la presentazione all’ente di falsa, sleale e ingannevole documentazione contabile, attestante l’avvenuta e regolare esecuzione del servizio appaltato, sistematiche liquidazioni di spesa, relative al capitolato speciale d’appalto principale, per i periodi relativi a partire dal canone di luglio 2013 al canone di maggio 2014 pari a un importo di 2.105.204,64 euro.

Il comportamento degli indagati, protrattosi senza soluzione di continuità nel corso del tempo, avrebbe quindi favorito liquidazioni, mandati di pagamento, false attestazioni sulla regolare esecuzione dei servizi previsti dal capitolato speciale d’appalto, nonché attraverso la mancata e tempestiva risoluzione contrattuale (che andava attuata immediatamente sin dalla nascita delle prime fraudolenti inadempienze) da tutti i concorrenti consentendo infine una ingiusta e protratta locupletazione in favore del privato in danno all’ente pubblico.

A questo si aggiunge la responsabilità per i suddetti indagati anche dell’abbandono in maniera incontrollata di 96.760 chili di rifiuti solidi urbani e 13 metri cubi di rifiuti speciali presso l’ex deposito Asia, in località Parchi, che si trovava ancora sotto sequestro da parte della magistrature.

ecocarQuesto per quanto concerne il periodo in cui ha prestato servizio l’ASA, e di rimando il CNS, con il quale l’azienda di Latina è consorziata. Per quanto riguarda, invece, il periodo che va dal 24 maggio 2014 al 18 agosto 2014 sono coinvolti invece i vertici della EcoCar, la ditta subentrata all’ASA. Oltre ai già citati Bruno Lucio e Antonio Scognamiglio, capi cantiere; l’assessore all’igiene Luca Salvatore e i responsabili di servizio Salvatore Martone e Carlo Frasca, si aggiungono Francesco Deodati, in qualità di amministratore unico della EcoCar, ed Emanuele Savo, in qualità di responsabile EcoCar. I capi di imputazione sono sempre gli stessi, come medesima è la condotta già illustrata durante il servizio espletato dall’ASA.

Insomma, cambiano le ditte ma il sistema sarebbe rimasto il medesimo, come quanto già avveniva con la Ego Eco, vicenda che ha portato alla condanna in primo grado di amministratori, dirigenti della società e dipendenti comunali (la sentenza di appello è attesa per il prossimo 10 marzo), mentre nella seconda parte dell’inchiesta sempre sull’azienda di Cassino nel periodo 2010-2013 risultano indagati il già citato Salvatore Martone insieme al collega Maurizio Fiore, che hanno svolto rispettivamente i ruoli di responsabile del servizio igiene e responsabile del servizio, Liberato De Simone quale dipendente della Ego Eco e capocantiere presso il deposito ex Asia e Vittorio Ciummo, l’amministratore della ditta di Cassino.

Nel caso specifico, Luca Salvatore, insieme a Martone e Frasca, avrebbero permesso all’appaltatrice EcoCar di ottenere illecite liquidazioni pari a 690.973,92 euro. In particolare, le Fiamme Gialle rimarcano l’illecita condotta dell’appaltatrice, procurando a questa, mediante la sottoscrizione di atti e documenti non veritieri, illeciti profitti, attraverso regolari liquidazioni e pagamenti, manifestando consapevolmente la cognizione dell’inesecuzione delle prestazioni contemplate dal capitolato speciale d’appalto falsamente certificate e ingannevolmente e regolarmente quietanzate e con particolare riferimento alla posizione di Frasca e Savo, che in relazione al ruolo ricoperto sottoscrivevano in data 24 maggio 2014 il verbale di consegna del servizio attestando ingannevolmente, nel citato atto, la precisa e avvenuta consegna di tutti i mezzi e delle attrezzature previste dal capitolato speciale d’appalto e necessarie per l’esecuzione del servizio.

Il Comune di Minturno
Il Comune di Minturno

Infine, diversa la posizione dei dipendenti comunali Luciano De Clemente ed Elisa Falso, i quali insieme a Carlo Frasca, in concorso, ciascuno per il ruolo ricoperto, turbando la libertà degli incanti, invitavano alla gara del 23 maggio 2014, indetta con la procedura negoziata, tre ditte di cui una, la Del Prete Srl, che risultava non essere in possesso dei requisiti previsti dal bando di gara. In particolare, l’azienda Del Prete era priva dei requisiti previsti dall’Albo dei Gestori Ambientali per la raccolta e trasporto di rifiuti speciali pericolosi di cui alla categoria 5 – classe D. Infatti, risultava iscritta nella medesima categoria, ma con classe F e quindi inferiore alla classe richiesta per la partecipazione al bando di gara. Il comportamento, definito nella relazione della Guardia di Finanza come “scientemente negligente”, tenuto da Frasca, De Clemente e Falso, avrebbe quindi inficiato sul nascere la gara stessa sotto il profilo del corretto e regolare svolgimento della gara, consentendo un’inesatta assegnazione nei confronti dell’aggiudicataria, favorendo di fatto la EcoCar a cui veniva affidato l’appalto in via provvisoria.

In sintesi, quindi, la condotta omissiva attuata dai soggetti coinvolti, protrattasi nel tempo, avrebbe permesso alle aziende, mediante la presentazione di falsa e ingannevole documentazione contabile che attestava l’avvenuta e regolare esecuzione del servizio appaltato, sistematiche liquidazioni di spesa, a danno del bilancio comunale, rispettivamente pari a un importo complessivo di 2.196.780,82 euro per il C.N.S. e di 740.129 euro per la EcoCar.

Nel corso delle indagini, le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro il sito dell’ex Asia, in località Parchi, che veniva utilizzato come “Eco Centro”, nonché complessivi 96.760 chili di rifiuti solidi urbani e 13 metri cubi di rifiuti speciali abbandonati in maniera incontrollata e non smaltiti secondo la normativa vigente.

E’ bene ricordare che le questioni fin qui illustrate sono state in più occasioni sollevate anche dall’opposizione consiliare in questi ultimi tre anni, in particolare dall’allora consigliere comunale Gerardo Stefanelli che ha presentato diverse interrogazioni sul tema dei rifiuti, dell’isola ecologica e spesso anche con interventi sulla stampa e in consiglio comunale ma senza aver mai ricevuto risposta.

Sono tuttora al vaglio della Procura di Latina ulteriori elementi emersi nel corso delle indagini mentre nei prossimi giorni seguiranno gli interrogatori delle 11 persone indagate.
Giuseppe Mallozzi

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