Un cilindro di metallo corre sopra le nostre teste. Non fa rumore, ma taglia il tempo. Oggi il suo viaggio finisce, e il punto d’arrivo non è scritto: questa incertezza è il vero brivido della giornata.
Il secondo stadio del razzo ZQ‑3 R/B è in rientro incontrollato. Pesa circa 11 tonnellate e misura 12‑13 metri. Gli esperti ritengono possibile la presenza di un carico utile fittizio agganciato. Questo aumenta le variabili su come si frammenterà.

I Centri Operativi EU SST indicano un rientro centrale alle 10:32 UTC, con un margine di ±3 ore. In Italia la finestra di rientro va quindi dalle 08:32 alle 14:32. Non esiste un punto di impatto confermato: la traiettoria utile copre fra 57°N e 57°S. Dentro quell’arco ci sono oceani e molte terre emerse, inclusa l’Europa centro‑meridionale.
Per l’Italia, il passaggio potenzialmente coinvolge il Centro: Lazio, Toscana, Umbria. Il rischio per i cittadini resta basso, perché la porzione di globo è enorme e la maggior parte del materiale si consumerà in atmosfera. Ma non è zero. E questo basta per tenere gli occhi aperti.
Molti pezzi bruceranno. Alcuni potrebbero sopravvivere e cadere con energia sufficiente a danneggiare tetti o campi. È la differenza tra un graffio e un colpo secco. E non si può definire in anticipo dove finirà quel colpo.
Rischi reali e precedenti
Non è la prima volta. Nel maggio 2020 frammenti di Long March 5B colpirono villaggi in Costa d’Avorio, danneggiando alcune case. Il 30 dicembre 2024 un altro pezzo cadde a Mukuku, in Kenya. Episodi rari, ma concreti. Per questo le agenzie spaziali chiedono rientri controllati e corridoi di sicurezza, preferibilmente verso il Punto Nemo, il cimitero remoto del Pacifico dove si “parcheggia” la spazzatura spaziale.
Il Zhuque‑3 Y1 era partito il 3 dicembre 2025 da Jiuquan. In passato era prassi lasciare ai lanciatori un destino casuale. Oggi la regola cambia, ma non ovunque allo stesso ritmo. Va detto: i rientri non programmati non riguardano solo la Cina. Anche il Telescopio Spaziale Hubble scenderà senza guida, indicativamente entro il 2033 secondo stime note. La differenza la fa la trasparenza delle previsioni e la gestione del rischio.
Cosa conviene fare, qui e ora? Seguire gli aggiornamenti ufficiali nelle prossime ore. Restare lontani da eventuali detriti. Non toccarli, perché potrebbero essere caldi, taglienti o contenere residui. Segnalare alle autorità con posizione e foto a distanza. Sono gesti semplici, che valgono più dell’ansia.
Intanto, la mattina scorre. In città il cielo è azzurro e ingannevole: sembra vuoto, invece ospita orbite, calcoli, margini d’errore. L’idea che un oggetto costruito per andare lontano ritorni così, in caduta, ci riguarda più di quanto pensiamo. Anche quando finisce in mare, ci ricorda come abitiamo un pianeta condiviso. La tecnologia vola; spetta a noi decidere come farla atterrare. E se oggi il metallo cade senza una mano sul timone, cosa ci dirà il prossimo rientro sul patto tra ambizione e responsabilità?





