Frosinone / Non fu rapina ma esercizio arbitrario delle proprie ragioni, la condanna

Cronaca

FROSINONE – Altro che rapina. Il giudice monocratico del Tribunale di Cassino, Pio Cerase, ha condannato alla pena minima di sei mesi di reclusione (con la sospensione condizionale) relativamente al reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni Franco Moscone, l’uomo 55enne di Atina che lo scorso 21 marzo venne arrestato dai Carabinieri per aver rapinato un telefonino ed aver inferto lesioni giudicate guaribili in 10 giorni ad uno stimato geometra del luogo. L’uomo – secondo l’accusa – sarebbe salito a bordo dell’autovettura del tecnico e gli avrebbe sottratto con violenza il telefono e nel guadagnarsi la fuga gli avrebbe chiuso la gamba nella portiera dell’auto. Moscone venne rintracciato a pochi chilometri di distanza della perquisizione e i Carabinieri gli ritrovarono il dispositivo cellulare sottratto alla vittima.

Il giorno successivo l’arresto di Moscone venne convalidato e, nonostante la richiesta d’applicazione della misura cautelare da parte della Procura di Cassino, l’indagato venne rimesso in libertà con il solo obbligo di firma. La sua difesa, rappresentata dall’avvocato Gianluca De Meo, scelse il giudizio abbreviato condizionato alla produzione di alcuni documenti. Dall’interrogatorio e dai documenti prodotti emerse che Moscone avesse invece venduto un terreno alla parte offesa, G.M., — circostanza che quest’ultimo nel momento in cui e stato sentito in sede di interrogatorio convalida ha evitato di fare riferimento parlando solo di un soggetto che conosceva per esser un compaesano emigrato all’estero e poi ritornato nel territorio – ad un prezzo piuttosto basso e che quest’ultimo si sarebbe impegnato, in cambio del prezzo piuttosto esiguo e di un ulteriore esborso economico, già versato in anticipo dall’imputato – a svolgere dei lavori di sistemazione e degli scavi nel terreno di sua proprietà.

Le indagini hanno appurato, inoltre, come questi lavori che, seppur pagati, non sono mai stati ultimati nonostante le continue rimostranze dell’imputato e le continue promesse e rassicurazioni della parte offesa a cui la stessa non avrebbe mai mantenuto fede. Sino a quando il 21 marzo scorso l’imputato chiese a G.M. di incontrarlo e, all’ennesima scusa – disse che si trovava in quarantena a causa di un contagio da Covid 19- decise di aspettarlo fuori il proprio studio per parlargli. In questa occasione l’imputato sarebbe entrato nell’auto del geometra e li gli avrebbe richiesto, quale “pegno” per la ultimazione dei lavori, il suo telefono cellulare promettendogli che glielo avrebbe restituito la settimana successiva, a lavori ultimati. G.M. prima avrebbe acconsentito, salvo poi cercare di divincolarsi da Moscone nascendone così una colluttazione da cui poi gli sarebbero derivate delle lesioni giudicate guaribili in dieci giorni.

In attesa dello svolgimento del processo l’avvocato di Moscone ottenne la revoca della misura cautelare dell’obbligo di firma producendo anche una denuncia-querela presentata contro la parte offesa per ulteriori accadimenti avvenuti in corso di causa. Durante il processo il rappresentante della pubblica accusa aveva chiesto per i reati di rapina aggravata e lesioni la pena di anni 4 di reclusione. L’avvocato De Meo ha chiesto ed ottenuto l’esclusione del reato di rapina e pertanto Moscone ha sollecitato il riconoscimento dell’esercizio arbitrario delle proprie ragioni, istanza accolta dal giudice Pio Cerase che ha condannato l’uomo alla pena minima di 6 mesi di reclusione concedendogli perfino la sospensione condizionale.