Politica

Itri / Cade l’amministrazione comunale del sindaco Antonio Fargiorgio

ITRI – Dopo Formia, Cisterna di Latina e Sezze, anche ad Itri è ora il turno del commissario Prefettizio. E’ la conseguenza dell’aggravamento della crisi politico amministrativa culminata martedì mattina con le dimissioni di massa di ben dieci consiglieri comunali, molti componenti delle variegate minoranze ma anche di tre eletti nella maggioranza di governo e del gruppo consiliare di Forza Italia, sinora rappresentata in Giunta da due assessori ed in consiglio da tre esponenti. Le firme apposte da Anna Serena Ciccarelli, Stefania Saccoccio e Nicola Orlando Di Fazio su un documento comune hanno fatto pendere l’ago della bilancia a favore di un gruppo di aventiniani di cui facevano parte Osvaldo Agresti, Vittoria Maggiarra, Giuseppe Cece, Paola Soscia, Salvatore Ciccone, Salvatore Mazziotti ed Elena Palazzo.

La presentazione delle dimissioni è avvenuta di buon mattino, poco dopo le 9, davanti il vice segretario generale Pasquale Pugliese che ha provveduto subito ad informare il Prefetto di Latina Maurizio Falco. Spetta ora al massimo rappresentante del governo sul territorio pontino nominare – com’è avvenuto già cinque anni fa – il commissario Prefettizio del comune di Itri che dovrà traghettarlo sino alle programmate elezioni amministrative di autunno. La decisione dei dieci consiglieri comunali è stata formalizzate all’indomani del gesto del sindaco Fargiorgio di rassegnare le proprie dimissioni a tempo e di verificare la possibilità entro 20 giorni di ricomporre la maggioranza politica, di approvare il bilancio di previsione prima in Giunta e poi in consiglio comunale. Tutto inutile perché ora a pensarci sarà il commissario Prefettizio. Al sindaco avvocato sono rimasti fedeli in cinque: il presidente del consiglio comunale Pietro Di Mascolo, Luca Iudicone, Enza Simeone, Silverio Sinapi e Mattia Punzo. Tutti, compreso il sindaco, erano a conoscenza che martedì mattina ci sarebbero state queste dimissioni di massa. E così puntualmente è stato.

La decisione di ricorrere alle dimissioni di massa sarebbe stata condivisa lunedì sera, a poche ore dell’inutile lettera aperta con cui Fargiorgio si appellava alla “responsabilità e al buonsenso” perché il commissariamento del comune sarebbe stata un’ipotesi sciagurata in piena emergenza sanitaria: Si è trattato di un appello profondo ma inutile: A scaricare Fargiorgio sono stati un po’ tutti. Innanzitutto tre consiglieri eletti con la sua maggioranza (Maggiarra, Soscia e Ciccone, queste ultimi due nominati anche vicesindaco con delega alla cultura e assessore ai Lavori Pubblici), un potenziale ‘salvatore’ proveniente dalle minoranze come… Salvatore Mazziotti e soprattutto il gruppo consiliare di Forza Italia. Ma gli azzurri politicamente non avevano alternative. L’approvazione o meno del bilancio è rimasta l’ultima occasione per Forza Italia per cambiare coalizione di governo e sostenere – come si vocifera – l’alleanza che vedrebbe come candidato alla carica di primo cittadino l’ex sindaco ed assessore provinciale al bilancio (con un passato nella Dc prima ed An poi) Giovanni Agresti.

L’approvazione del bilancio di previsione da parte di Forza Italia, nonostante gli aiuti e agevolazioni previste alle fasce sociali meno abbienti e più colpite dalla pandemia, sarebbe stato firmare un assegno in bianco. Se Forza Italia non avesse utilizzato il pretesto del bilancio, sarebbe stato più complicato poi abbandonare la coalizione Fargiorgio per rimpinguare, quella già affollatissima, dell’ex sindaco Agresti
Fargiorgio si è recato nel palazzo municipale quando i consiglieri comunali dimissionari si erano già dileguati. L’ha fatto per salutare e ringraziare i dirigenti e i dipendenti e, scuro in volto “ma abbastanza sereno”, ha voluto di nuovo leggere una sentenza di autoassoluzione: “Ritengo di aver svolto il mio mandato in maniera puntuale e corretta, cercando sempre e soltanto il bene dell’intera collettività, non facendo mai mancare la mia quotidiana presenza nel Palazzo Comunale. Sono stato Sindaco nel periodo storico forse peggiore dal secondo dopoguerra in poi, avendo dovuto affrontare una serie di criticità epocali proprie della nostra cittadina. Ribadisco che ho scritto nella lettera: non trovo la ragione, politica, di questa crisi. Non riesco a individuare le ragioni, gravi, che a mente del testo unico degli enti locali, hanno provocato la decadenza di un sindaco. Ho sempre agito nel rispetto della legge. Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia che evidenzia quale sia stato lo spessore etico del mio comportamento.”

“Problematiche interne alla maggioranza di coalizione ci sono state”. L’aveva ammesso il sindaco nella lettera aperta e le dimissioni dei consiglieri Soscia, Maggiarra e Ciccone, eletti nella maggioranza civica nel 2016,l’avevano sintetizzano appieno. Fargiorgio poi è stato accusato di oscillare tra le posizioni politiche di Fratelli d’Italia e di Forza Italia e, alla distanza, è rimasto incastrato in una tagliola che invece avrebbe potuto garantirgli una protezione politica. Forza Italia, che aveva ottenuto una doppia rappresentanza in Giunta (al vice sindaco Andrea Di Biase si era affiancata l’assessore Ceccarelli, titolare della delega ai Lavori Pubblici “scippata nottetempo al consigliere Ciccone, ha deciso platealmente di staccare la luce. Antonio Fargiorgio ha confermato che rilancerà la sua candidatura a sindaco con un forma di autoincoraggiamento: “D’estate per fortuna le giornate sono più lunghe e non c’è bisogno dell’energia elettrica”.

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