Cassino/ Cerimonia inaugurale di “A Cento Anni dalla Grande Guerra”

CASSINO – Si è svolta oggi pomeriggio la cerimonia inaugurale delle manifestazioni che rientrano nel progetto di “A Cento Anni dalla Grande Guerra” che si concluderanno lunedi 18 maggio con l’arrivo in piazza Diaz della Fiaccola de “L’Esercito Marciava” che, partita da Trapani il 12 maggio, – attraversando l’intera penisola – arriverà a Trieste il prossimo 24 maggio.

“Un secolo fa l’Italia entrava in guerra. Fu uno scontro sanguinoso che costò oltre 600 mila vittime al Paese. È nostro dovere tramandare la memoria sia per rendere onore ai caduti sia per trasmettere conoscenza e piena consapevolezza ai giovani, sia come impegno morale e politico affinché pace, libertà e democrazia non siano messi in discussione e ci sia il rispetto dei principi di uguaglianza”.

Queste le parole pronunciate dal sindaco di Cassino, Giuseppe Golini Petrarcone, nel corso del suo intervento alla cerimonia.

“La prima guerra mondiale – ha continuato il sindaco – ha segnato la storia del nostro Paese: raccontarla è un dovere, in particolare alle nuove generazioni. A seguito degli eventi bellici che scossero per la prima volta il mondo intero, infatti, l’Europa entrò in una spirale di guerre e nazionalismi che durò trent’anni, provocò decine di milioni di morti e segnò il tramonto della sua supremazia sul resto del mondo. Oggi tutto ciò sembra lontano, inconcepibile. Da 70 anni viviamo in una società fondata sulla tolleranza e il rispetto della dignità umana e in una situazione di pace e ormai ci appare scontato sia cosi, ma non dappertutto questi valori sono riconosciuti. Sentendo i fatti che quotidianamente i media ci raccontano viene spontaneo chiedersi se la storia è davvero una maestra di vita. Tale affermazione pare non reggere al confronto con un mondo che sembra aver imparato ben poco dal passato. In questi mesi in cui stiamo ricordando i cent’anni dall’inizio della prima guerra mondiale, la cronaca non cessa di aggiornarci sulle tante guerre, più o meno dimenticate, che infiammano la terra. In un secolo ancora non siamo riusciti a comprendere fino in fondo quanto inutile sia ogni tipo di guerra. Eppure ci sono file chilometriche di croci e di lapidi dove sono sepolti giovani, morti a volte senza neppure sapere il perché, a ricordarcelo. Riflettere su questi cento anni, trascorsi dalla prima guerra mondiale, ci deve portare a un impegno politico perché le tragedie del passato non abbiano a ripetersi. Per fare in modo che questa avvenga dobbiamo fare di tutto per eliminare anche i tanti inutili conflitti quotidiani personali che possono verificarsi. È necessario, quindi, uno sforzo collettivo per sentirci parte di una comunità che cammina, magari faticosamente, costruendo giorno dopo giorno un futuro di pace. Lo dobbiamo soprattutto a quei tanti giovani che hanno perso la vita nelle guerre e che oggi vogliamo ricordare”.

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