Ventotene / Crollo del deposito-cisterna sull’isola di Santo Stefano

Ventotene / Crollo del deposito-cisterna sull’isola di Santo Stefano

VENTOTENE – Continua, inesorabile, il degrado del carcere borbonico sull’isolotto di Santo Stefano a Ventotene. Le abbondanti piogge degli ultimi giorni ma anche una cinquantennale situazione di incuria e di abbandono sono le cause del crollo che l’altra notte ha interessato quella che un tempo era il deposito-cisterna che alimentava lo storico penitenziario in cui sono stati rinchiusi nelle diverse fasi storiche oppositori politici e, durante il fascismo, alcuni padri dell’Italia Repubblicana. La struttura da tempo non godeva di buona salute a ridosso della zona, in località “Marinella”, in cui attraccano, soprattutto d’estate i barchini con a bordo i turisti diretti al penitenziario borbonico. Il crollo ha completamente reso inagibile la struttura che, a causa di precedenti cedimenti, era stata interdetta al pubblico.

Questo fenomeno ha rilanciato la necessità di riprendere l’iter per l’insediamento di un tavolo tecnico chiamato a coordinare gli interventi per realizzare gli interventi di messa in sicurezza e recupero del carcere. Dopo un incontro con una delegazione di amministratori isolani, il neo ministro ai beni culturali Dario Franceschini ha dato mandato alla responsabile dell’ufficio legale del Mibac, Annalisa Cipolloni, di chiedere al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Fraccaro di velocizzare l’iter per la nomina di un commissario chiamato a rendere esecutivo un finanziamento del Cipe di quasi 80 milioni di euro.

I soldi ci sono ma il carcere di Santo Stefano si sta sbriciolando. Da qui il monito del sindaco di Ventotene, Gerardo Santomauro, a velocizzare “l’inizio dei lavori di lavori di messa in sicurezza. In caso contrario a breve – ha concluso il primo cittadino – crolleranno intere parti del complesso. La corsa contro il tempo continua!” Incontrando proprio il sindaco Santomauro e l’assessore Francesco Carta il Ministro Franceschini aveva promesso che il nuovo governo giallo rosso avrebbe ripreso, dopo tre anni, l’iter del progetto per il recupero della storica struttura penitenziaria. Franceschini era proprio Ministro alla cultura e ai beni culturali quando nel 2016 l’allora premier Matteo Renzi, alla vigilia della storica visita cui partecipò a Ventotene con la cancelleria tedesca Angela Merkel e l’allora presidente francese Francoise Hollande, annunciò lo stanziamento da parte del Cipe di uno stanziamento di 80 milioni di euro per il recupero del carcere di Santo Stefano.

Bisogna ora fare in fretta: quelle risorse se non diventeranno cantierabili entro l’inizio del 2021 potrebbero perdersi. Da qui la richiesta di nominare una figura istituzionalmente autorevole che coordini una cabina di regia, un tavolo tecnico, con la società Invitalia, il Demanio, la Regione Lazio, il parlamento europeo ed il neo commissario Europeo per lo sviluppo economico Paolo Gentiloni per sbloccare l’empasse degli ultimi tre anni che fa fatto scattare un autentico allarme al comune di Ventotene. Naturalmente la scelta di questo “garante” dovrà essere formalizzata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Fraccaro che aveva annunciato come lo stesso governo debba definire “poteri e ruoli” di questa nuova figura commissariale.

“La messa in sicurezza del carcere è un’assoluta priorità, non dovrà interferire con la sua destinazione d’uso da definire attorno ad un tavolo scientifico cui noi, come comune,vogliamo naturalmente farvi parte” – ha concluso Santomauro. Ma mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. O meglio crolla…
Saverio Forte

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