A un anno dall’uragano, Terracina e Arce commemorano le vittime

A un anno dall’uragano, Terracina e Arce commemorano le vittime

SUD LAZIO – Due comunità, Terracina ed Arce, si sono fermate nella giornata di martedì per ricordare le vittime del devastante uragano che esattamente un anno fa provocò danni e distruzione sul territorio del Basso Lazio. L’emozione e la commozione erano palpabili a Terracina nelle diverse iniziative organizzate dal comune per ricordare Nunzio Cervoni, l’uomo che perse la vita travolto da alcuni pini caduti al passaggio della violentissima tromba d’aria. La cerimonia si è svolta nel pomeriggio all’angolo di via Manzoni lungo viale Vittoria, nel luogo in cui si consumò una tragedia che paradossalmente ha saputo unire l’intera città.

Questa valenza sociale è stata sottolineata dal sindaco facente funzioni, Roberta Tindari e particolarmente commosso è apparso il suo predecessore ora parlamentare europeo dei Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini, che coordinò le lunghe e drammatiche fasi dei soccorsi ma anche di rinascita della città. Una messa di suffragio è stata celebrata in serata presso la chiesa del Santissimo Salvatore. In mattinata un momento di ricordo collettivo del devastante evento climatico era organizzato, alla presenza degli alunni delle scuole primarie di primo grado di Terracina, presso l’area Chezzi. Venti tra scrittori e poeti, terracinesi e non, hanno raccontato la terribile tragedia di un anno fa in occasione della presentazione, tenutasi nel pomeriggio, del libro “Le radici di Terracina” (Innuendo Editore) presso l’Its “Arturo Bianchini”.

Anche Arce si è fermata per ricordare Rudy Colantonio e Antonio Russo, i due uomini travolti mortalmente il 29 ottobre 2018 mentre percorrevano la Casilina nel territorio di Castrocielo. Una messa di suffragio, per volere delle famiglie delle due vittime, è stata officiata presso la Chiesa dei santi Pietro e Paolo Apostolo di Arce. L’uragano di un anno causò danni ingentissimi anche all’economia turistica e agricola nel sud pontino. Soprattutto a Sperlonga dove l’Arcivescovo di Gaeta, Monsignor Luigi Vari, ha voluto presiedere personalmente una celebrazione eucaristica presso il rinnovato cimitero di Sperlonga che, pesantemente danneggiato dal passaggio della tromba d’aria, è stato ora riqualificato con un apprezzato restyling finanziato dall’amministrazione comunale.

Il presule della Chiesa del Golfo ha citato un passaggio tratto dal libro di Giobbe:”“Io vorrei non essere schiavo della morte. Ma essere come uno scultore che incide sulla roccia la frase: «La vita è più forte della morte». “Per essere scultori bisogna avere la forza, la fantasia, il cuore, il coraggio, tanta pazienza ed essere capaci di tanto silenzio. Di fronte a questi cari nel nostro cimitero vorremmo essere come quelli che vanno a cercare le parole e che con la loro pazienza, con il loro silenzio hanno scolpito. Ed è facendo questo esercizio che diventiamo amici della vita. Ognuno di noi vedendo quanta distruzione c’è stata un anno fa, avrà fatto brutti pensieri. Ma bisogna essere più forti di tutto quello che rende precaria la nostra esperienza.Lui è il nostro Redentore, quello che ci libera dal dominio e dalla schiavitù della morte e ci aiuta a coltivare pensieri buoni di vita, ci trasmette coraggio pazienza e forza”.
Saverio Forte

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