Ventotene / Riqualificazione carcere S. Stefano, il Ministro Franceschini convoca il Sindaco

Ventotene / Riqualificazione carcere S. Stefano, il Ministro Franceschini convoca il Sindaco

VENTOTENE – E’ servita, eccome, la presa di posizione del comune di Ventotene per lamentare il blocco, a distanza di tre anni dallo stanziamento da parte del Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica, degli 80 milioni di euro per la messa in sicurezza e riqualificazione dell’ex carcere borbonico sull’isolotto di Santo Stefano.

Il Ministero per i beni culturali Dario Franceschini ha telefonato direttamente al sindaco della seconda isola pontina, Gerardo Santomauro, per convocarlo, insieme all’attivo assessore delegato per il recupero della storica struttura penitenziaria (l’unica al mondo che ha la stessa pianta del teatro San Carlo di Napoli), Francesco Carta, ad un incontro in programma a Roma, presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, il prossimo 28 ottobre.

E l’obiettivo sarà triplice: riconvocare il tavolo tecnico formato dal Mibac, dalla Regione, dal demanio e dal Comune attraverso la riserva marina terrestre di Ventotene e Santo Stefano, istituzionalizzare la nomina di un commissario ad acta che sovrintenda alle operazioni di progettazione per quanto riguarda il recupero del carcere chiuso nel 1965 e dar vita anche ad una fondazione, pubblico-privata, che gestisca l’ex carcere appena sarà fruibile con una destinazione d’uso che ancora non c’è.

Il tempo non è molto. Il finanziamento dei 80 milioni del Cipe scade il 1 gennaio 2021. Se entro quella data, a meno della concessione di una probabile proroga, non sarà aperto il cantiere, Ventotene e la sua comunità dovranno riporre questo sogno definitivamente nel cassetto. A rivelare il contenuto della telefonata ricevuta dal Ministro Franceschini è stato lo stesso sindaco di Ventotene: “Il Mibac sa che questa vicenda debba conoscere una soluzione definitiva. Si è detto imbarazzato di sapere che esiste un importante finanziamento pubblico ma da tre anni inutilizzato.

Perseverare in questa situazione significherebbe perdere un pezzo di storia, oltre che fare una pessima figura a livello internazionale”. Che bisogna fare in fretta l’ha dichiarato a Firenze l’ex premier ed ex segretario del Pd Matteo Renzi. Concludendo la decima edizione della Leopolda, il leader di Italia Viva ha polemizzato, a distanza, con il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e con lo stesso Ministro Franceschini: “Mettemmo 80 milioni di euro per ristrutturare a Ventotene il carcere in cui è stato scritto il Manifesto per l’Europa.

Volevamo fare di quel luogo una grande scuola , abbiamo scelto di andare alle radici dei nostri valori, dei nostri ideali. Quel progetto è già finanziato – ha puntualizzato Renzi – è stato bloccato da chi è venuto dopo di noi: facciamo ripartire il progetto Ventotene, facciamo di quel luogo la casa della nuova Europa”.

La stampa, locale e nazionale, sta denunciando da mesi la situazione di colpevole degrado e abbandono in cui versa il carcere che ha ospitato diversi padri dell’Italia Repubblicana e democratica – la struttura si estende per 28.300 metri quadri complessivi, con oltre 200 celle su tre piani, è stata dichiarata di particolare interesse storico nel 1987, nonchè ‘monumento nazionale’ nel 2008 e ‘patrimonio comunitario’ nel 2010 – e l’eco di questa mobilitazione è arrivata anche a Palazzo Chigi.

E’ intervenuto anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Riccardo Fraccaro. Ha reso noto che “il governo sta seguendo il progetto di recupero e riqualificazione del complesso carcerario borbonico di Santo Stefano in Ventotene. C’è l’impegno a convocare nuovamente il tavolo con tutte le istituzioni e gli enti coinvolti”. E a chiedere di fare in fretta è stato anche garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasìa: “Ho chiesto al Capo di Gabinetto del Presidente Zingaretti di fare tutto quanto nelle possibilità della Regione per il recupero di un luogo di inestimabile valore architettonico e culturale. Spero ora che, con il ritorno di Dario Franceschini al Ministero dei beni culturali, possa finalmente diventare operativo il progetto di recupero del carcere di Santo Stefano, già finanziato dal Governo Renzi, augurandomi che ne possa essere valorizzata la funzione di memoria delle sofferenze umane che vi furono consumate”.

Che non bisogna perdere tempo l’ha auspicato anche il consigliere regionale pontino di Forza Italia, Giuseppe Simeone, che ha preannunciato una mozione in consiglio regionale per non perdere il finanziamento deliberato nel 2016 ed eventualmente chiedere una proroga della scadenza in programma tra meno di 15 mesi. “Nel febbraio 2018 si è svolta l’ultima riunione del tavolo permanente per proseguire l’iter del progetto di recupero e da allora non è stato più convocato – ha concluso Simeone – Manca poco più di un anno alla scadenza del finanziamento da 80 milioni e serve accelerare i tempi. Dalla Regione Lazio mi aspetto un intervento rapido che favorisca il recupero di un luogo di inestimabile valore architettonico e culturale”.

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