Gaeta / Ex Avir, scatta un nuovo sequestro penale

Gaeta / Ex Avir, scatta un nuovo sequestro penale

GAETA – Resta chiuso, almeno per il momento, il cantiere per la riqualificazione urbana dell’ex vetreria Avir, lo storico stabilimento che nel corso del secolo scorso ha incarnato il sogno industriale di Gaeta. Lo ha deciso il Tribunale di Latina che ha accolto una precisa richiesta di sequestro avanzata, a sorpresa, dal sostituto Procuratore Giuseppe Miliano secondo il quale il sito non poteva ancora riaprire i battenti perché, alle prese con l’ipotesi accusatoria e processuale di lottizzazione abusiva, deve diventare ora oggetto di confisca e, dunque, finire nel patrimonio immobiliare dello Stato e, probabilmente, dello stesso comune di Gaeta.

Il giudice del Tribunale di Latina Sergio Nicolucci ha convalidato la richiesta di sequestro avanzata dal Pm Miliano che segue soltanto di tre mesi il provvedimento della sezione per il Riesame dello stesso Tribunale di Latina (presidente Gian Luca Soana, a latere Simona Sergio ed Enrica Villani) che, invece, aveva accolto un mirato ricorso degli avvocati Luca Scipione e Mario Pellegrino per conto della società proprietaria dell’ex vetreria, la Gaim srl. Soltanto a maggio il Riesame, dunque, aveva ordinato la revoca del sequestro dell’ex sito industriale di Serapo operato, con l’ipotesi di reato di lottizzazione abusiva, il lontano 14 luglio 2011 dai Carabinieri e del Nipaf dell’allora Guardia Forestale su mandato dell’allora Gip del Tribunale di Latina Costantino De Robbio. Le violazioni riscontrate furono essenzialmente due, quelle del Dpr 380/2001 e della legge regionale 34 del 1974. I sigilli erano stati revocati dai giudici del Riesame che, a fronte della richiesta della Procura di Latina di confermare il mantenimento del sequestro, non hanno dovuto fare altro che prendere atto di un’importante sentenza del 16 gennaio scorso della Cassazione. La suprema Corte era arrivata ad una conclusione: il sequestro richiesto otto anni fa dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano fu di tipo “impeditivo” e non finalizzato ad ottenere la confisca dell’immobile e della sua superfice, quasi 26mila metri, al patrimonio dello Stato. Insomma i sigilli chiesti ed ottenuti dalla Procura all’epoca avevano solo un scopo, impedire il “proseguimento e l’aggravamento” dei presunti illeciti edilizi sui quali è,invece, calata la prescrizione – e l’ha sentenziato la Cassazione – in data 14 luglio 2016.

Lo scontro tra la Procura di Latina e i vertici della Gaim srl e sempre stato duro. E ora lo sarà ancor di più. Il collegio difensivo, cui si affiancheranno anche gli avvocati Alfredo Zaza D’Aulisio e Vincenzo Macari, ha già preannunciato appello ma non al Riesame (e indirettamente alle specifica sezione dello stesso Tribunale di Latina) ma, “by-passandolo”, per “saltum” direttamente in Corte di Cassazione. L’avvenuta prescrizione del presunto reato di lottizzazione abusiva motivò, infatti, i legali della Gaim a proporre il 12 ottobre di tre anni fa istanza di dissequestro che venne respinta dallo stesso Tribunale di Latina sulla considerazione della pendenza all’epoca, davanti i giudici della Corte di giustizia europea, della controversia circa l’applicabilità o meno della confisca di un bene (il principio è stato rilanciato di recente con successo anche dal collegio difensivo del pastificio Paone di Formia per il sequestro operato dai Carabinieri e dal Nipaf nell’aprile 2012 sempre per lottizzazione abusiva ed abusivismo edilizio) anche in caso di prescrizione di lottizzazione abusiva. Il provvedimento del Tribunale di Latina venne confermato dal Riesame e dalla Corte di Cassazione nel marzo 2017 dopodichè la Gaim – il 6 dicembre 2017 – propose una nuova domanda di dissequestro di tutte le aree messe sotto chiave dai Carabinieri in ragione del fatto che il sequestro era stato disposto “esclusivamente per evitare il pericolo di aggravamento o reiterazione del reato di lottizzazione abusiva…non essendo stato emesso per finalità di confisca”. La richiesta venne dichiarata inammissibile dal Latina il 19 marzo 2018, da qui un nuovo appello al Riesame che con un’ordinanza del 14 giugno 2018 lo respinse. Ma non mancò il lavoro per gli avvocati Scipione e Pellegrino che decisero di proseguire questo complicatissimo contenzioso in Cassazione che, a sorpresa, con la sentenza numero 8699 del 16 gennaio (ma depositata il 28 febbraio) annullava con rinvio l’ordinanza del Tribunale. Il Riesame posto una parola fine a questa intricata vicenda urbanistica ma anche amministrativa che venerdì 17 maggio, dopo l’udienza celebrata il 18 aprile, ha accolto in pieno le istanze degli avvocati Scipione e Pellegrino.

Ma perché tutto interesse per una fabbrica abbandonata a se stessa da decenni? Semplice, il progetto di riqualificazione presentato dalla Gaim e fortemente sostenuto dall’ex sindaco Raimondi prevedeva e prevede la realizzazione di strutture turistico-ricettive, commerciali, residenziali private nonché la creazione di aree destinate a verde pubblico, musei, sale convegni ed altro, per un valore progettuale superiore ai 50 milioni di euro….. Se il Tribunale di Latina su richiesta della Procura ha sequestrato di nuovo l’ex vetreria Avir, pende davanti lo stesso Tribunale di Latina un processo penale relativamente al sequestro operato nel luglio 2011. Tra le 27 persone imputate ci sono il legale rappresentante della Gaim Nicola Martino ma anche notai, commercialisti e imprenditori che dovranno tornare in aula nel febbraio del 2020 quando tornerà in servizio, dopo la maternità, il giudice Laura Morselli. Ma il dibattimento già conosce… il suo epilogo: il reato di lottizzazione abusiva è già prescritto dal 2016…

Ma non è finita. Sul futuro dell’ex vetreria di Serapo si attende un importante pronunciamento del Consiglio di Stato che dovrebbe rendere nota la decisione se accogliere o meno un ricorso della Giunta di centrodestra, guidata dal sindaco Cosmo Mitrano, che ha impugnato l’ordinanza del 2014 del Tar del Lazio con la quale la Gaim chiedeva ed otteneva con successo di tornare in possesso nella sua disponibilità immobiliare di 25.576 metri quadrati che – secondo le risultanze della Procura – aveva sì acquistato nel 2001 ma nel corso del decennio successivo (sino al 2011) aveva proceduto al loro frazionamento ed alla successiva vendita in lotti di quel terreno industriale nei confronti di altre società e privati. A proporre l’acquisizione gratuita di quel sedime industriale al patrimonio comunale fu nell’autunno 2011 l’allora sindaco di Gaeta Antonio Raimondi. La facoltà gli venne attribuita dal regolamento edilizio del comune che, però, traballò davanti il Tar del Lazio.

Saverio Forte

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