Formia / Pastificio Paone, nessuna offerta al rialzo: chiusa la vendita

Formia / Pastificio Paone, nessuna offerta al rialzo: chiusa la vendita

FORMIA – Ormai è ufficiale. E’ stato acquistato dalla neonata società “Domenico Paone srl” il ramo d’azienda dell’omonimo pastificio nella zona industriale di Penitro a Formia. Il 2 luglio, infatti, è scaduto il termine di 15 giorni entro il quale era possibile effettuare un’azione di rilancio, del 10%, rispetto all’offerta con cui la neo società costituita un mese fa, il 4 giugno, si era aggiudicata, in solitario, il ramo d’azienda del pastificio di Penitro. Gli interessati avrebbero potuto ritoccare in aumento la proposta di tre milioni e 840mila euro – duemila euro in più rispetto alla base d’asta contenuta nell’avviso di vendita del 29 aprile scorso – avanzata dall’unico socio ed amministratore unico della “Domenico Paone srl”, il manager italo-argentino Alejandro Octavio Quentin, di 53 anni, per acquistare, tra le altre cose, le due linee di produzione del pastificio. E invece presso lo studio di Arpino del liquidatore Maurizio Sandulli, dopo giorni di comprensibile riserbo, non sono state formalizzate offerte migliorative in rialzo nel termine previsto dalla legge.

Ora la neonata “Domenico Paone srl” entro i prossimi 60 giorni sarà chiamata a formalizzare l’atto d’acquisto presso un notaio versando in saldo quanto resta per prelevare il ramo d’azienda del sito produttivo più antico della provincia di Latina: 3456 euro, un importo sgravato dagli acconti di 250mila e 134mila euro che, pari al 10% della base d’asta, erano versati attraverso due assegni circolari non trasferibili emessi da “Che Banca spa” e presentati in sede di presentazione della proposta di acquisto. Il passaggio notarile sarà preceduto nei prossimi giorni da una verifica economica della merce contenuta nel pastificio che sarà espletata attraverso un sopralluogo cui parteciperanno il liquidatore Taglione e ed il commissario giudiziale, l’avvocato Gabriele Biello. Ma l’altro nodo, il più importante, che dovrà essere sciolto contestualmente sarà di natura occupazionale.

Il nuovo acquirente del pastificio di Formia – come prevede il bando di gara redatto sulla scorta del concordato preventivo emesso dal Tribunale di Cassino nel 2015 – sarà chiamato ad assorbire gli interi livelli occupazionali che sfiorano le trenta unità cui sono state integrate di recente da nuove assunzioni alla luce dell’ottimo rendimento del pastificio Paone su diversi mercati internazionali della pasta, quello statunitense, sudamericano e dell’estremo oriente. Sarà in grado la “Domenico Paone srl” ad ottemperare questo fondamentale e gravoso obbligo? Se lo chiede, a ragione, l’attuale gestione imprenditoriale del pastificio che aveva chiesto, senza alcun successo, il rinvio della vendita del ramo d’azienda perché dalla visura camerale del nuovo acquirente emergerebbe un’entità economica (apparentemente) vuota, senza alcun tipo di informazione finanziaria nota e, dunque, impossibilitato a garantire l’occupazione e proseguire l’attuale (ed importante) ciclo produttivo di cui invece può disporre il pastificio Paone di Formia.

E non è finita. Se non ci sono state “offerte migliorative” per la gestione delle linee di produzione del sito alimentare, resta in stand by la situazione relativa alla futura proprietà dei capannoni del pastificio. Lo sarà, almeno, sino al prossimo 17 luglio, quando il Tar del Lazio-sezione di Latina si pronuncerà sul ricorso presentato dal liquidatore Taglione (con l’avallo dell’assemblea dei creditori) contro la delibera del consiglio d’amministrazione del Consorzio Industriale del sud pontino, la numero 27 del 25 marzo scorso, con cui è stato avviato il procedimento amministrativo finalizzato ad riacquistare i capannoni dello pastificio Paone alle stesse condizioni economiche, poco più di due milioni di euro, con cui nei primi giorni dello scorso aprile era stata aggiudicata la vendita alla “Corex spa” di Battipaglia. Il liquidatore Taglione ha nominato l’avvocato Rosalba Genovese per bloccare, di fatto, l’iter avviato dall’ente di sviluppo industriale del sud-pontino per esercitare, di fatto, il diritto di prelazione secondo quando prevede l’articolo 63 della legge 448/98. Si tratta di una facoltà concessa dal legislatore ai consorzi industriali di riacquistare, unitamente alle aree cedute, anche gli strumenti industriali realizzati.

Il ricorso al Tar dell’avvocato Genovese poggia tre linee difensive: le aree nella zona industriale di Penitro su cui è stato realizzato dieci anni fa il nuovo pastificio Paone “non sono state cedute dal Consorzio industriale ma sono state acquistate con atti notarili dalla famiglia Paone”, “il nuovo sito produttivo è stato realizzato nel termine di cinque anni dalla cessione dell’area e “la stessa attività industriale del Pastificio Paone non è cessata da più di tre anni”, anzi, al contrario , “è in continuo svolgimento ed incremento”. Davanti il Tar si è costituita l’attuale società proprietaria del pastificio Paone che appoggia il tentativo del Consorzio industriale di far sopravvivere l’azienda alimentare formiana che, secondo quanto prevede il concordato preventivo avrebbe potuto continuare la produzione almeno nei prossimi due anni versando un affitto mensile, di 15mila euro, alla “Codex” o, in alternativa, al consorzio industriale di Bevano. Ma dal 2 luglio la nuova proprietà del pastificio di Formia ha un nuovo nome e cognome, “Domenico Paone srl”.

Saverio Forte

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