Formia / Caso dimissioni, l’ex assessore Fulvio Spertini attacca duramente il sindaco Villa

Formia / Caso dimissioni, l’ex assessore Fulvio Spertini attacca duramente il sindaco Villa

FORMIA – Per un politico raccontare una bugia è la cosa più spontanea che possa fare, forse costituisce una palese forma di debolezza soggettiva e psicologica di fronte ad una difficoltà a raggiungere un obiettivo, a mantenere una promessa o, più semplicemente, a raccontare una verità che possa essere banale o significativa. Il sindaco di Formia Paola Villa da un anno a questa parte è un bersaglio di critiche, accuse ed invettive di natura amministrativa – la politica, se fosse stata un strumento del suo bagaglio, le avrebbe consentito come scudo di respingere tante considerazioni negative – ma nessuno, proprio nessuno, sino alla giornata di venerdì, le aveva rimproverato di dire qualche bugia. Chi le muove questo pesante ed inedito affondo non è un consigliere d’opposizione bensì Fulvio Spertini, il bravo assessore che sino a quindici giorni ha gestito i conti – tutt’altro che floridi – dell’ente comune di Formia. L’ha fatto naturalmente sulla sua pagina facebook dopo aver mantenuto un religioso silenzio sulla decisione di mollare, dopo solo un anno, la Giunta civica del comune.

E Spertini, da apprezzato dirigente di un’azienda privata, ha fatto sfogare tutti- politici e naturalmente giornalisti – che da giorni l’hanno inseguito inutilmente per capire le ragioni, quelle vere, che sarebbero alla base delle sue dimissioni. L’ex assessore al bilancio avrebbe chissà quante ascoltato l’intervista Paola Villa che ha rilasciato al nostro portale il giorno della presentazione alla stampa dello sportello di Formia della segreteria studenti dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale. Le parole che utilizza l’ex direttore dello stabilimento Pozzi Ginori di Gaeta sono pesanti più di un macigno: “Ho letto due sere fa un commento del sindaco che non credevo potesse arrivare a tanto e di cui tralascio il contenuto in quanto è stato rimosso, che aveva la velleità di giudicare le mie dimissioni da un punto di vista psico-attitudinale. Forse perché lo scrisse a tarda notte scontava un po’ di stanchezza.”

Il primo mistero riguarda il giorno della presentazione delle dimissioni di Spertini. L’interessato, dopo essere rimasto in silenzio sul suo abbandono, censura pesantemente quanto ci aveva dichiarato il sindaco presso la biblioteca comunale di Formia alla presenza del Magnifico Rettore Gianni Betta e di tanti… studenti: “Le mie dimissioni, secondo il sindaco, datano il 4 giugno cioè quando il capo di gabinetto mi telefonò per sapere se poteva protocollarle, quasi che spettasse a me accettare o meno le mie dimissioni , ma datano invece giovedì 30 maggio, quando le consegnai alla sua segreteria”. Un altro affondo che rivolge Spertini è quando smentisce la versione del sindaco circa l’esistenza di un’interlocuzione dopo la presentazione della lettera delle dimissioni: “Non c’è mai stata, se si esclude un messaggino di tre righe del Sindaco dieci minuti dopo la lettera di dimissioni, al quale risposi subito in due righe. Non vedo a quattrocchi il Sindaco da quando consegnai la mia proposta di riorganizzazione dell’ente il 16 o il 17 maggio e dopo il 29 maggio nemmeno in compagnia di altri.”

E poi un’altra narrazione utilizzata dalla professoressa Villa circa il carattere di Spertini, non disponibile a compromessi e mal disposto all’ascolto. “Secondo un comunicato recente ed un articolo delle prime ore sarei inflessibile. In termini politici sarei una specie di uomo delle caverne – osserva Spertini con molta ironia – analfabeta politico però buon “tecnico”. Basta poi affiancarlo al mio ruolo lavorativo precedente, se lo si condisce con la salsa del padrone delle Ferriere del ‘900, tutto diventa più facile da dire e far capire in giro, in breve rende il racconto verosimile. Il commento notturno diceva tra le altre cose che io ero in disaccordo su tutto e che la mia idea era la sola per me possibile. A smentire la mia “inflessibilità” il 25 ed il 29 maggio si sono susseguiti due incontri di maggioranza e davanti a più di venti persone, il 29, si trova “la quadra” sia sulle modifiche proposte del Sindaco sia su quelle sostanziali di Formia Città in Comune. Sento nell’intervista di molti giorni fa che – aggiunge il dimissionario assessore al bilancio – starebbero ancora ragionandoci e però quindici giorni dopo quella riunione nessuna delibera è stata ancora approvata. Retaggi della mia inflessibilità?”

E un’altra incognita riguarderebbe il carattere “confidenziale” – a dire del sindaco di Formia – della lettera di dimissioni nella quale Spertini avrebbe spiegato, nell’immediatezza dell’accaduto e senza annacquamento successivo, il motivo delle sue dimissioni:”La lettera non è per nulla confidenziale – ribatte ancora Spertini – se non nella dicitura sulla busta chiusa, per assicurarmi, come si usa nelle organizzazioni con segreteria, che il destinatario sia il primo a leggerla. Altra narrazione è la benevolenza che il Sindaco dimostra nei miei confronti quando nell’intervista dice che se tornasse alla vittoria elettorale mi rinominerebbe assessore. Nessuno può tornare indietro nel tempo e quindi anche io la rivoterei e riaccetterei con identico entusiasmo la sua nomina ad assessore. Tutto molto verosimile, ma solo vero – simile”. E Spertini considera quello che definisce un ultimo atto narrativo del sindaco, in ordine di tempo, “il suo commento notturno ad un post che nulla aveva a vedere con l’argomento, ma che virava nei commenti sulle dimissioni. Qui il giudizio non è più verosimile e addirittura esagera, nella foga di descrivermi come un visionario complottista. La lettera l’ho scritta la mattina dopo ciò che venti o più persone hanno potuto ascoltare non durante la discussione ma al termine di essa, dopo che l’organizzazione dell’ente era stata decisa e condivisa”.

E in un crescendo wagneriano Spertini, dopo le opposizioni, attacca Paola Villa sulla mancata illustrazione delle ragioni del suo gesto: “Si sappia che le dimissioni sono ovviamente stampate in duplice copia (destinatario e mittente) e, visto che il sindaco le nasconde da quindici giorni e la interpreta a modo suo, (il che sarebbe perfino ovvio) anche io le tengo per me come faccio dal 30 maggio in cui le scrissi. Giuste o sbagliate le mie dimissioni non hanno il bisogno ne di essere interpretate ne tantomeno affiancate da una lunga storia social, basterebbe leggerle per giudicarle anche una sonora sciocchezza però vera e non più vero – simile.” Che l’amministrazione Villa sia alle prese con pesante vulnus che non le sta impedendo di decollare, ad un anno dal vittorioso voto amministrativo, è la mancanza di un taglio politico per la risoluzione dei tanti, troppi, problemi di Formia. Lo conferma in una lettera aperta inviata a Spertini un altro fondatore del progetto civico di cui era ed è la massima rappresentante la professoressa di scienze naturali.

Enrico D’Angelis anch’egli ha deciso di scendere da questa nave senza rotta, dimettendosi da coordinatore di una quattro liste, “Formia città in mare”, che compongono la maggioranza consiliare. Le sue esternazioni sono ricche di tante preposizioni ipotetiche in cui i rimpianti non mancano di certo: “ Credo, Fulvio, che se in questa maggioranza avessimo imposto di dare priorità alla politica, di affrontare le problematiche in ottica politica, se non avessimo avuto l’assurda paura di confrontarci apertamente, l’infantile terrore dei nemici alle porte, la pazienza e la lungimiranza di cogliere le doglianze e dar loro risposte sagge e di visione lunga, se non avessimo lasciato prevalere le logiche di pura antitesi fra persone che non hanno, non solo saputo, ma voluto spendere un po’ di tempo a conoscersi e confrontarsi, se ciascuno avesse vissuto il suo ruolo con consapevolezza collegiale priva di pregiudizio, se avessimo ragionato più seriamente, anzi se avessimo semplicemente ragionato sugli esiti di una campagna elettorale che non è stata, in termini di formazione di gruppo consiliare quella che molti di coloro che lavorarono al progetto prima delle elezioni, ci si aspettava che fosse, e se ne avessimo tratto delle conclusioni e degli indirizzi da riaggiornare rispetto al prima di quella data, a partire dalle logiche poste a base della formazione della giunta comunale, e degli incarichi istituzionali da affidare in esito al voto, se poi avessimo subito preso il bellissimo vezzo di non dirci bugie (vezzo che, a quel che leggo, sembra persistere), se, invece di preoccuparsi del fatto che io avessi o meno un seguito quando esternavo la necessità di fermarsi un attimo e riaggiornare l’analisi della situazione alla luce dei risultati delle elezioni provinciali, qualcuno si fosse preoccupato di più di qualche banale contenuto delle cose che dicevo e scrivevo….se….se….se….troppi perchè non accadesse quello che sta accadendo e che altro non è che il frutto della immotivata, irrazionale, ingiustificabile cancellazione della politica dal tavolo dei rapporti interni a questa amministrazione.

Cancellazione che ha finito per far emergere solo i dati dei nostri caratteri di persone e li ha acuiti, di fatto sfibrando ogni ipotesi di proficua e profittevole collaborazione. Perché, secondo me, Formia non aveva e non ha bisogno che al governo ci siano “caratteri”, e tanto meno che al governo ci siano “amici”. Ha bisogno che al governo ci sia chi, rappresentando pezzi di consenso della popolazione, costringa ed obblighi al confronto ed alla necessaria mediazione continua. Sul bilancio, come sul personale, come sulle scelte da compiere in materia urbanistica, come sui lavori pubblici, come sui tributi, come sui servizi sociali e come anche sui cosiddetti eventi. Perchè il governo, e ne abbiamo una lezione quotidiana di fronte, è soprattutto mediazione, specialmente quando non si è affatto certi che tutti gli eletti abbiano in testa un identico disegno. Ora questa amministrazione sembra inesorabilmente avviata a percorrere un cammino che la rende sempre meno padrona del proprio destino e mentre ci si affaccia a tempi che per la città potrebbero essere durissimi, in tanti si chiedono quando verrà spenta la luce. E’ un peccato, ed io credo, guarda un po’, che se ci fosse la seria volontà di dare un colpo di reni, di riordinare i pensieri di confrontarsi sul serio prima, magari, di dirsi definitivamente addio, di dirsi con franchezza cosa si può accettare e cosa no nei comportamenti fra noi, cosa si deve smettere di fare e cosa, invece, si deve cominciare a fare, iniziando col dire al Sindaco di uscirsene almeno due giorni alla settimana dal quell’ufficio e rifarsi un giro per la città, continuando dicendogli che un capo di gabinetto, al di là delle qualità di quello attuale, non può stare lì part time, riaffermando il concetto che non a caso le donne e gli uomini che lavorano in Comune sono definite dalle leggi dalle norme e dai contratti “risorse”, senza pensare che tutti poi lo siano realmente ma anche senza pensare che nessuno, tranne chi abbiamo chiamato noi, lo sia etc etc. E certe scelte compiute in materia di apici burocratici e tecnici, e certe scelte scelte compiute in merito al destino di opere pubbliche di particolare rilevanza per la città, penso al multipiano non facilitano il cammino. Certo posso dirti con franchezza che se avessi saputo che il multipiano sarebbe stato estromesso ex post dai posti disponibili per l’appalto della sosta e se avessi saputo che tipo di condizioni alla fine sarebbero state apposte per lo stesso appalto, non so se avrei combattuto come ho fatto la tua proposta di gestione del servizio.

Non ti nascondo che ho la sgradevole sensazione, con tutti i limiti della sensazione, che non siano i vertici politici a dettare la linea in alcuni campi burocratici e tecnici, ma invece proprio i vertici burocratici e tecnici. Non ti nascondo che sono uno di quelli che avrebbe volentieri letto la tua lettera di dimissioni, ma non per pruderie, bensì per capire se in quelle motivazioni vi fossero elementi comuni ai motivi che mi hanno indotto a lasciare che Formia Città in Comune e la maggioranza facesse a meno di me. Proprio perchè, convinto come sono che in politica – conclude Enrico D’Angelis – la mozione degli affetti è deleteria e pericolosissima, sono portato, su certe cose, a farmi una idea a partire dalle fonti e non dalle interpretazioni ad esse date da altri”.

Saverio Forte

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