Omicidio di Arce, rischia il processo un appuntato di Itri

Omicidio di Arce, rischia il processo un appuntato di Itri


ARCE/ITRI – Il suo nome venne fatto in una precedente inchiesta, poi archiviata, della Procura della Repubblica di Cassino. Ora rischia di nuovo il processo con la grave ed inquietante accusa di favoreggiamento personale in omicidio volontario per uno dei delitti più misteriosi mai verificatisi in Italia, quello di Serena Mollicone avvenuto ad Arce il 1 giugno 2001. Ha suscitato anche a Itri una vasta eco la conclusione delle indagini preliminari sulla morte della studentessa di 18 anni. Nell’elenco dei cinque indagati c’è anche il nome di Francesco Suprano, di 51 anni, nativo appunto di Itri e attualmente a Sora. L’appuntato scelto era in servizio presso la caserma di Arce il giorno dell’omicidio di Serena e – secondo la tesi accusatoria del sostituto Procuratore Maria Beatrice Siravo – non avrebbe riferito quanto di sua conoscenza in merito alla presenza di Serena Mollicone, il 1 giugno del 2001, nella caserma dell’Arma.

Nel nuovo filone di indagini, accolta con legittima soddisfazione dal papà della vittima, Guglielmo, l’appuntato Suprano è il terzo Carabiniere indagato per l’omicidio di Serena Mollicone. Gli altri due sono l’ex comandante della Stazione dell’Arma di Arce Franco Mottola, di 63 anni ed il maresciallo Vincenzo Quatrale, di 57 anni, indagati entrambi per concorso esterno in omicidio aggravato ed occultamento di cadavere. A completare il quadro delle persone finite nei guai e che rischiano il processo per questo misterioso delitto ci sono la moglie del maresciallo Mottola, Annamaria, di 58 anni, e il figlio Marco, di 37 anni. Per la Procura di Cassino e per gli investigatori dei Carabinieri sarebbero loro gli indagati chiave di questo giallo. Avrebbero ucciso Serena e poi occultato il cadavere. Secondo la perizia medico legale del perito della Procura, la dottoressa Cristina Cattaneo, Serena sarebbe stata aggredita, picchiata e sbattuta con la testa contro la porta dell’alloggio della caserma di Arce in uso alla famiglia Mottola. La studentessa liceale poteva essere salvata. Chi l’ha massacrata, l’ha lasciata morire soffocata. Dopo averle inserito un sacchetto di plastica sulla testa. Una lenta e crudele agonia conclusa nel boschetto di Anitrella dove il corpo venne trovato il 3 giugno di 17 anni fa. Ora gli indagati, ed i loro legali, avranno 20 giorni di tempo per presentare una memoria difensiva: dopodiché il Gup del Tribunale di Cassino deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio. Le indagini sulla morte della studentessa di Arce, coordinate dal sostituto procuratore di Cassino, Maria Beatrice Siravo, si erano chiuse il 13 ottobre scorso. Si tratta di indagini condotte dai carabinieri del Comando Provinciale di Frosinone, guidati dal Colonello Fabio Cagnazzo, per ricostruire quello che – secondo le accuse – avvenne nel giugno di 18 anni fa nei pressi nella Caserma di Arce, dove – come ipotizza la Procura – venne uccisa Serena.

Ma quanti errori e colpi di scena hanno fatto registrare le indagini su questo grave e misterioso episodio. Nel 2003 del delitto viene accusato il carrozziere di Arce Carmine Belli, in possesso di un biglietto scritto da Serena. Ma l’uomo sarà assolto in tutti i gradi di giudizio. Nel 2008 un brigadiere dei carabinieri, Santino Tuzzi, all’epoca del delitto in servizio alla stazione di Arce, si suicidò sparandosi al petto. Quattro giorni prima era stato interrogato come testimone e aveva rivelato che il giorno in cui Serena scomparve la vide entrare in caserma. La giovane potrebbe aver scoperto qualcosa di losco e sarebbe andata dai carabinieri per denunciarla. Ora la procura di Cassino, dopo 18 anni di misteri, vuole arrivare a una svolta e scoprire il volto dell’assassino della diciottenne.

Saverio Forte

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