Fondi / Sequestro e rapina in stile “Arancia Meccanica”: due arresti

Fondi / Sequestro e rapina in stile “Arancia Meccanica”: due arresti

FONDI – Preso di mira perché di indole mite e perché un bravo ragazzo. Forse troppo. Per questa colpa un giovane di 30 anni di Fondi è stato vittima di un’autentica “Arancia Meccanica” a causa della quale i due suoi aguzzini, due albanesi di 20 e 17 anni residenti a Fondi, sono finiti nei guai: il primo è stato arrestato ora dalla Polizia con le accuse di sequestro di persona, rapina aggravata, estorsione e lesioni aggravate, il secondo denunciato a piede libero presso il Tribunale dei Minorenni. I fatti risalgono all’8 ottobre scorso quando il 20enne trasse in inganno un suo vecchio col-lega di lavoro in un’officina meccanica chiedendogli di incontrarlo. Per il 30enne iniziò un incubo: calci e pugni e addirittura segregato a lungo prima sul lungomare e poi sulla collina del Cocuruzzo per rivelare il pin del bancomat – prelevato presso la sua abitazione – per prelevare, a suon di intimidazioni e minacce, soltanto un centinaio di euro.

Nello specifico il 30enne venne invitato con una scusa a salire sulla sua auto, obbligato sotto la minaccia di un coltello a serramanico, a consegnare ai due giovanissimi albanese il portafoglio, il telefono cellulare e le chiavi dell’auto alla cui guida si poneva uno dei due malviventi. La principale destinazione fu il Salto di Fondi dove il 30enne venne inizialmente picchiato. Ma non era finita. Tutt’altro. Il meccanico, dolorante e sotto shock, venne invitato, sempre la minaccia dell’arma da taglio, a rivelare il codice pin del proprio bancomat una volta tornati in pieno centro urbano a Fondi. L’incubo per il 30enne proseguì ancora, sulla collina del Cocoruzzo dove era stato costretto a raggiungere. E ancora calci e pugni tanto che al termine della disavventura era costretto anche a rivolgersi ai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio”.

L’incubo per il giovane fondano terminò solo quando i suoi due aguzzini, stanchi ormai della loro condotta e preoccupati di incappare nei possibili controlli delle forze dell’ordine, decisero di far ritorno in Fondi, non prima di aver prelevato il portafogli ed il cellulare del giovane malcapitato e lasciare la vittima in preda al terrore per eventuali ulteriori ritorsioni. La denuncia della vittima diede il via alle indagini del commissariato di Polizia che, agli ordini dell’ispettore capo Franco Pellegrino, ha raccolto non pochi elementi probatori dopo aver accertato la veridicità delle dichiarazioni rese dal 30enne. Le indagini si sono estese in Albania dove il 20enne era tornato negli ultimi giorni. Con uno stratagemma gli agenti del dirigente Franco Pellegrino sono riusciti a farlo tornare in Italia per notificargli l’ordinanza di cistodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Latina su richiesta del sostituto Daria Monsurrò.

Saverio Forte

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