Joséphine Baker, Barbara Stanwyck e Marilyn Monroe: le icone ribelli celebrate alla 40° edizione del Cinema Ritrovato

Fine giugno a Bologna ha il passo delle piazze piene, del buio che scivola sui volti, di una cinepresa che torna a rimettere a fuoco storie e desideri. La 40ª edizione de Il Cinema Ritrovato accende i riflettori sulle donne che hanno cambiato lo sguardo del pubblico e il ritmo dell’immaginario.

C’è un rito, in città, che ogni anno torna e non invecchia. Le proiezioni in Piazza Maggiore. Le copie appena restaurate. I mormorii prima del primo fotogramma. Il festival promosso dalla Cineteca di Bologna torna dal 20 al 28 giugno con un obiettivo chiaro: raccontare come le donne abbiano plasmato il divismo e, con esso, il nostro modo di guardare il mondo.

Solo a metà strada, però, il festival svela il suo cuore. Lo fa con “Matinée Idols”, retrospettiva che ribalta la prospettiva: il pubblico femminile non come massa indistinta, ma come forza creativa che ha spinto Hollywood a inventare un nuovo tipo di stella. Non è un’idea astratta. È una mappa per orientarsi tra film nati per parlare a chi, per decenni, ha scelto le storie in sala e ne ha tenuto viva la fiamma.

Tra i nomi-faro di quest’anno spiccano tre icone nate per stare fuori posto. Tre immagini forti, diverse, ma unite da una stessa fame di libertà.

Matinée Idols: il pubblico che crea le star

Nei primi decenni del sonoro, gli studi capiscono che le spettatrici decidono. Guidano i botteghini. Influiscono sulle trame. Cercano personaggi con cui potersi misurare. “Matinée Idols” ricostruisce quella stagione con titoli che hanno fatto scuola e con rari documenti d’archivio. Non anticipiamo i singoli film in programma: alcune scelte non sono ancora ufficiali al momento in cui scriviamo. Ma la direzione è chiara. Si guarda al melò intelligente, al noir d’anima, alla commedia che punge.

Qui entra in campo la Cineteca di Bologna, che da anni, con il laboratorio L’Immagine Ritrovata, firma restauri per istituzioni di tutto il mondo. Il festival è diventato la casa naturale di questa memoria viva, condivisa con studiosi, archivi e semplici appassionati. Non serve un badge per emozionarsi: basta sedersi e concedersi tempo.

Tre icone, tre modi di essere libere

Joséphine Baker danza oltre i confini. Nata negli Stati Uniti, trova in Francia la scena che la riconosce. È artista totale e attivista. Il suo sorriso buca lo schermo in film come Zouzou e Princesse Tam-Tam. Durante la guerra entra nella Resistenza. Nel 2021 il suo nome entra al Panthéon. Oggi la riscopriamo come prima grande star nera del cinema europeo, capace di fare del corpo un manifesto politico. È ancora modernissima.

Barbara Stanwyck ha la voce ferma. Passa dal pre-code audace di Baby Face al gelo affilato di Double Indemnity. Quattro nomination agli Oscar, un premio alla carriera nel 1982. È l’attrice che non chiede il permesso. Porta in scena donne che trattano, sbagliano, decidono. Le credi sempre. Anche quando il personaggio rischia l’ombra, lei trova la luce dentro.

Marilyn Monroe paga il prezzo del mito ma non smette di negoziare. Fonda nel 1955 una propria casa di produzione. Studia all’Actors Studio. Cerca ruoli che la spacchino in due, per ricomporsi da capo. Da Gentlemen Prefer Blondes a Some Like It Hot, fino a The Misfits, il talento si vede, netto. Dietro l’icona, c’è una professionista che rifiuta le gabbie.

Il Cinema Ritrovato mette queste traiettorie nello stesso orizzonte. Non per venerarle, ma per usarle. Per capire come le immagini ci abbiano educati alla libertà, al desiderio, alla contraddizione. Viene voglia di uscire dalla sala e guardare la città con occhi nuovi. Quale volto, oggi, avrà la prossima icona ribelle che ci farà sentire diversi, e più vivi?