Cronaca

Omicidio Willy Monteiro Duarte, Gabriele Bianchi in aula: “Non l’ho ucciso io”

FROSINONE – “Non è possibile affermare il contributo di Marco Bianchi al tragico evento omicidiaro che ha avuto una durata temporale limitata, tra i 40 e i 50 secondi”. C’era molta attesa per l’intervento del nuovo difensore del principale imputato nel processo d’appello per il pestaggio mortale di Willy Monteiro Duarte, il 21enne cuoco di Paliano massacrato di botte nella notte tra il 5 ed il 6 settembre 2020 in largo Oberdan a Colleferro.

L’avvocatessa fiorentina Vanina Zaru nell’arringa che ha inaugurato giovedì la nuova udienza, chiedendo l’assoluzione del suo assistito condannato in primo grado all’ergastolo come il fratello Gabriele, ha definito “poco attendibile e di modesta credibilità” il contributo offerto dai testi della Procura di Velletri nel corso del processo di primo grado celebrato davanti la Corte d’Assise di Tribunale di Frosinone. Marco Bianchi non è stato l’autore della pedata che ha provocato la morte di Willy – ha aggiunto l’avvocato Zaru – “Soltanto due dei testi ascoltati in Tribunale hanno chiamato in causa Marco”.

A dire dell’avvocato Zaru a colpire “nitidamente” Willy mentre era già a terra sarebbero stati gli altri due imputati, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli . “Marco un calcio l’ha dato ma solo agli arti inferiori di Willy – ha concluso l’avvocato Zaru – Fondamentalmente il processo di primo grado non ha accertato “la causa del decesso del povero ragazzo”. Successivamente avuto lo stesso clichè l’intervento difensivo di uno dei due legali di Gabriele Bianchi. L’avvocato Valerio Spigarelli ha ribadito l’estraneità del suo assistito all’omicidio: “Non ha esercitato – ha aggiunto – nessuna efficacia casuale sulla morte di Willy”.

“Non è facile parlare di un ragazzo che non c’è più”. Lo ha detto lo stesso Gabriele Bianchi con una dichiarazione spontanea nel corso della quale, rinnovando il suo perdono alla famiglia Monteiro, ha rigettato l’accusa di “essere un pazzo omicida. Siamo andati perché chiamati e richiamati. Ma, a distanza di due anni e mezzo, è stato in errore”.

Il processo proseguirà il 23 giugno con l’arringa del secondo legale di Gabriele Bianchi, l’avvocato Ippolita Naso. La sentenza è attesa il 12 luglio prossimo dopo le repliche delle difese e delle parti civili.

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