Cronaca

Sud Pontino / Il Csa di Castelforte annuncia azioni legali contro Rizzo e la Futuro Rifiuti Zero

SUD PONTINO – “Senza sconti”. Il tono è spicciolo e perentorio: l’amministratore unico della Futuro Rifiuti zero, Raffaele Rizzo, dovrà fare i conti con le dichiarazioni “allarmistiche e prive di fondamento” rilasciate l’altra mattina durante la solitaria conferenza stampa tenutasi presso la sala Sicurezza del Palazzo Municipale. Aveva, in sintesi, spiegato che la società municipalizzata che gestisce il ciclo dei rifiuti nei comuni di Formia e Ventotene non trasferisce più presso il Centro servizi ambientale di Castelforte i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata svolta nei due semplicemente perchè l’innovativa struttura delle famiglie Ambroselli Giuliano dispone di un trattamento meccanico e non quello trattamento meccanico biologico che dispone la Saf di Colfelice, nuovo fornitore della Formia Rifiuti zero.

Rizzo nella sua conferenza stampa, affiancata dall’avvocatessa romana Vittorina Teofilatto (incaricata da qualche giorno ma non ci sono ancora tracce della sua nomina legale sul sito internet della società), aveva lanciato, seppur indirettamente, un invito a tutti i comuni a non servirsi della struttura castelfortese perchè non a norma sul piano normativo. Insomma – secondo l’amministratore unico Rizzo – in base al decreto legislativo 121 del 3 settembre 2020 la frazione secca del rifiuto urbano indifferenziato deve essere conferita in un centro dotato del Tmb di cui è sprovvisto il Csa, a differenza, della Saf di Colfelice.

Il Csa ha atteso qualche giorno e la sua severissima replica, articolata in tre cartelle ricche di spunti, l’ha affidata ai suoi storici legali di fiducia, il professor Luigi Imperato e Gianluca Sasso. E’ importante la pirotecnica conclusione cui giungono: la Csa srl agirà in tutte le sedi giudiziarie, civili, penali ed amministrative per “ripristinare la legalità violata – scrivono – dal comportamento contra legem e al tempo stesso allarmistico della Frz srl, anche al fine di tutelare i residenti nei comuni di Formia e Ventotene”.

Se è vero che il decreto legislativo 121 del 2020 obbliga i gestori a servirsi dei centri dotati del trattamento meccanico biologico, perchè la Formia Rifiuti zero ha deciso di applicare questa norma dopo due anni e mezzo. Lo zelante e sempre impeccabile amministratore Rizzo perchè ha illustrato questa necessità normativa all’assemblea dei soci del 24 aprile scorso quando è alla guida della società da mesi dopo la contestata nomina (da parte del capogruppo di opposizione di Guardare Oltre Imma Arnone) da parte del sindaco Gianluca Taddeo al termine di una selezionata cui il manager aveva partecipato con la macchia di essere stato allontanato qualche anno fa durante l’anno di prova per svolgere il ruolo di direttore tecnico?

Il Centro servizi ambientali dichiara, invece, di essere “da anni pienamente autorizzato a svolgere la propria attività in virtù del decreto numero 12 del 4 aprile 2008 del commissario delegato alla gestione dei rifiuti della Regione Lazio e grazie alle successive autorizzazione rinnovate con la determina regionale numero G08506 del 26 luglio 2016, numero G1429 del 29 novembre 2016 e numero G16605 del 1 dicembre 2017. Quello di Castelforte, insomma è un impianto “regolarmente autorizzato” e, “non solo risulta inserito nel piano regioonale di gestione dei rifiuti ma è stato identificato come impianto intermedio facente parte del ciclo dei minimi così come definito dalla Delibera dell’Arera numero 361/2021”

Il professor Imperato e l’avvocato Sasso hanno fatto rilevare al dottor Rizzo come la società che ora presiede e tantomeno i due comuni che ne fanno parte non hanno mai contestato le sue presunte irregolarità semplicemente perché… “non sussistono”. Di fatto la Formia Rifiuti – a dire dei legali del Csa – con una “decisione decisamente illegittima e al contempo illecita ha addirittura interrotto unilateralmente il rapporto contrattuale con il Csa senza nemmeno curarsi di comunicare all’interessata i motivi di questa decisione. Di certo, il Csa agirà in ogni sede di legge per veder accertato e dichiarato questo comportamento illegittimo con le conseguenze di legge”.

Il pomo della discordia è l’applicazione o meno del decreto legislativo a favore della struttura di Castelforte del decreto legislativo 121 del 2020 i legali della famiglia Ambroselli-Giuliano, dopo averle monitorate a lungo, definiscono “lesive” le dichiarazioni rilasciate ai cronisti dall’amministratore Rizzo: “Ha dimenticato di riferire che questa normativa riguarda le discariche e non gli impianti di trattamento come il Csa con la conseguenza che il richiamato limite del 65% della raccolta differenziato non è assolutamente applicabile. Semmai l’unico limite , normativamente previsto, per il conferimento dei rifiuti al Csa è soltanto quello del 15% del materiale organico, limite sempre rispettato nel corso degli anni come dimostrano gli esami merceologici”.

La Futuro Rifiuti zero non può conferire i suoi rifiuti al Csa perché la sua raccolta differenziata è bassa? “Questo è un altro falso di cui dovrà rispondere in tutte le sedi l’amministratore Rizzo – hanno aggiunto il professor Imperato e l’avvocato Sasso – Basta leggere i dati riportati nel ‘Catasto Rifiuti’ redatto dall’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, che opera sotto la vigilanza del Ministero dell’ambiente. Il comune di Formia ha una percentuale media della raccolta differenziata superiore al 65% e, dunque, an che sotto questo profilo, lo stabilimento del Csa, contrariamente a quanto erroneamente affermato in pubblico, rappresenta un impianto più che idoneo a trattare i rifiuti in essere”.

Il Csa, inoltre, ha deciso di chiamare in casa i vertici della Futuro Rifiuti zero per la violazione del principio normativo di prossimità . La municipalizzata dei comuni di Formia e Ventotene ha deciso “unilateralmente” di conferire i propri rifiuti presso una struttura (la Saf di Colfelice) appartenente ad un altro ambito territoriale provinciale e ad una distanza geografica tre volte maggiore: “La Frz – hanno puntualizzato il professor Imperato e l’avvocato Sasso – sta consapevolmente affrontando maggiori rischi per la sicurezza ambientale in considerazione della maggiore percorrenza dei rifiuti e dei maggiori costi di trasporto, il tutto a danno dei cittadini”

Ma c’è di più. La Frz avrebbe potuto optare per la Saf di Colfelice se sul territorio della Provincia di Latina si fosse registrata una carenza impiantistica o in caso di un Ato deficitario: “Ma non siamo in presenza di nessuna di queste due ipotesi. La Formia Rifiuti zero sta violando quanto prescritto sia dal piano regionale di gestione dei rifiuti che dal decreto legislativo 152/2006. E poi l’amministratore Rizzo ha assunto la responsabilità di sostenere un’altra grave inesattezza: l’unico impiant presente nell’Ato riportato nel piano regionale di gestione dei rifiuti è quello della “Ri.Da. Ambiente” di Aprilia. L’impianto del Csa, oltre ad essere autorizzato , è stato regolarmente inserito nelle ordinanze del presidente della Regione Lazio come impianto a supporto delle emergenze regionali ed è stato inserito nella delibera del consiglio provinciale numero 12/20016 quale struttura per i comuni del sottobacino 3 e come impianto di subato”.

Ma l’amministratore unico della Futuro Rifiuti zero con questa prova muscolare contro il Csa ha valutato bene le possibile ripercussioni, legali ed economico-patrimoniali, che potrebbero investire la municipalizzata da lui diretta qualora venissero suffragate le tesi difensive del centro di Castelforte? Gli avvocati Imperato e Sasso gli hanno inviato un messaggio condito dell’immancabile e velenosa ironia: “Senza nulla togliere alla competenza del dottor Rizzo, credo che qualcun ben più esperto abbia valutato la qualità e la legittimità dell’impianto”

Sinora Raffaele Rizzo si è esposto fortemente sul piano personale. I suoi “datori di lavoro”, i comuni di Formia e Ventotene, così li ha definiti, stanno facendo fare. Forse volutamente. Nessun intervento o presenza pubblica come si è verificato l’altra mattina nella conferenza stampa presso la sala Sicurezza del palazzo Municipale. L’incontro con i cronisti era seguito alla commissione ambientale dove era atteso Rizzo per l’illustrazione del Pef in vista della redazione e dell’approvazione del bilancio di previsione 2023. L’amministratore unico, delegando a partecipare alla commissione uno dei più sagaci funzionari della Frz, il sindaco di Maenza Claudio Sperduti, ha preferito i giornalisti che sinora, dall’atto della sua nomina, aveva sempre evitato. I riflettori quanto prima si spengono e a fare chiarezza, prima delle aule di Tribunale, potrebbe essere il comune di Formia che, se davvero intende salvaguardare e tutelare l’operatività industriale della sua municipalizzata, dovrebbe chiedere l’intervento del suo controllo analogo che non opera (purtroppo) da anni. E l’interrogativo è unico e pesante come un macigno: con quali dirigenti nella pienezza del loro ruolo e compito? La Formia Rifiuti zero è la panacea a tutti i mali come la gestione privatistica dei rifiuti. Qualcuno, senza balbettii e vuote ed inutili lezioni accademiche, lo dimostri. Davvero.

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