Politica

Lazio / Con o senza il M5s: D’Amato rilancia il tavolo per le Elezioni regionali

REGIONE LAZIO – Di fronte il diktat di Giuseppe Conte, che stava portando verso l’impasse il tavolo per le regionali del centrosinistra, il Pd, nella persona di Alessio D’Amato ha detto no. Per i dem non c’è più tempo da perdere, con o senza i pentastellati, la coalizione deve andare avanti.

Il motivo di questo cambia di rotta del Pd? Voci di corridoio fanno sapere che a spingere i dem ad andare avanti per la propria strada – e con quanti si riconoscono nella persona di Alessio D’Amato candidato Presidente, come indicato dal Pd regionale lo scorso 15 novembre – sarebbero state le recenti dichiarazioni di Giuseppe Conte che, ancora una volta, ha sottolineato: “Il nostro atteggiamento non cambia, è sempre lo stesso, lineare e coerente: vengono prima i programmi, prima le priorità politiche e poi discuteremo sui candidati che potranno esserne i migliori interpreti. Il M5S è pronto a mettere in campo una proposta seria e solida a misura dei cittadini per migliorare la loro qualità di vita ed è pronto a elaborare e confrontarsi per questa finalità con altre forze politiche e sociali ma senza la disponibilità a compromessi al ribasso.”

Una dichiarazione che, sebbene ufficialmente riferita alle regionali in Lombardia, a D’Amato pare essere sembrata una contraddizione rispetto a quanto detto nei giorni scorsi in merito alla situazione nel Lazio. Forse, persino una frecciatina.

 

Con o senza il M5s e quel programma che già c’è

Ma se le parole erano riferite alla Lombardia, perché una così calda reazione è arrivata dai dem del Lazio? Una valida ragione c’è: il programma a cui farebbe riferimento Conte ci sarebbe già – è stato abbozzato la scorsa estate insieme al M5s, prima che la crisi del Governo scombinasse i piani e le alleanze -.

Per i dem, inoltre, c’è poco da discutere anche sul termovalorizzatore: in merito la Regione non ha più poteri, che ora sono nelle mani del Sindaco di Roma.

 

Come nel 2018: la vittoria del passato che dà coraggio ai dem

Fatte queste premesse, la logica del M5s si spiega oltre quelle che sono le parole di Giuseppe Conte: il Lazio è stato nelle mani del Pd per ben dieci anni, mentre i pentastellati non hanno mai governato una Regione. Il punto, quindi, non è vincere la partita, ma potrebbe essere quello di fare dei dem l’avversario da ridurre all’angolo, per poi raccoglierne le macerie nel post-elezione.

D’altra parte, è proprio il bis di Zingaretti quella vittoria – portata a casa senza il M5s – del passato che dà coraggio al Pd per guardare al futuro prossimo, quello di febbraio 2023 e della verità delle urne che porterà con sé. La strategia di gioco è proprio quel modello Lazio di 5 anni fa: puntare tutto, sfidando i sondaggi, sul nome del candidato e sulle liste che lo accompagnano.

 

Gli altri compagni di viaggio

Ma M5s a parte, i dem non correranno da soli. Ad ufficializzare la partecipazione, con una propria lista e il simbolo di partito, all’interno della coalizione del centrosinistra, è stato Gian Franco Schitroma del Psi.

Non solo. Oltre ai socialisti, altro compagno di viaggio del Pd sarà Demos, come confermato da Paolo Ciani che ha parlato di “proprie liste” con cui sostenere la candidatura e la coalizione.

La rottura è davvero consumata? Per i dem, quindi, c’è il nome del candidato, la bozza di programma già c’è, come anche c’è già una schiera di alleati con cui correre. Ora resta un solo nodo da sciogliere: quella con il M5s è davvero una rottura consumata? E se sì, chi sarà lo sfidante dell’ex assessore che ha sfidato a testa alta il Covid?

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