Politica

Formia / Elezioni comunali, è bufera nel Pd locale per la diffida sull’utilizzo del simbolo

FORMIA – L’obiettivo, prioritario, è circoscrivere le fiamme che potrebbero distruggere la casa Dem di Formia. Luca Magliozzi è stato costretto ad indossare i panni del pompiere dopo aver appreso – è la versione fornita agli organi di informazione che l’hanno a fatica inseguito – della diffida della segreteria regionale del Pd ad utilizzare il simbolo del partito alle elezioni amministrative di autunno Magliozzi non lo dice apertamente ma è il primo ad essere consapevole che la gestione politica del Pd di cui è coordinatore dal 2019, al termine di un congresso unitario, gli è sfuggita praticamente di mano.

“Che dirti? Non ho ricevuto nulla- ha subito osservato il giovane segretario democratico – Tantomeno la raccomandata con ricevuta di andata e ritorno” con destinazione la sezione del Pd in via Divisione Julia”. Sarà anche vero ma la diffida a firma del segretario regionale del Pd Bruno Astorre e di quello organizzativo Andrea Ferro – hanno sapere i più stretti collaboratori del Senatore di Frascati – è stata inviata anche attraverso la posta elettronica all’email della sezione formiana del Pd che qualcuno avrebbe già letto. Luca Magliozzi invece sostiene di esserne all’ancora all’oscuro. Nonostante si dichiari “tranquillissimo perché sinora le regole interne sono state sempre e comunque rispettate”.

Il diretto interessato sa di trovarsi davanti ad un incrocio pericolossimo, malgrado le pesanti censure mosse nei suoi riguardi e, più precisamente, contro la volontà di dar vita ad un “campo largo e progressista” per il quale si stava prodigando promuovendo un violento muro contro muro contro la metà del partito capitanata dal quattro volte sindaco Sandro Bartolomeo.

Magliozzi aspetta di ricevere tra giovedì e venerdì il postino per firmare la raccomandata inviatagli da Roma che ancora non ha letto. “Dimissioni da segretario? – osserva interrogandosi – E perché dovrei?. Non fuggo dalle mie responsabilità, ammesso che ci siano state. Sono sereno perché è stata votata una mozione che per il Pd doveva essere la conseguenza diretta della sua linea politica: contribuire a far nascere uno schieramento di centro sinistra con l’apporto di forze sane del civismo e della società civile. Quando leggerò le contestazioni che mi vengono addebitate valuteremo il da farsi – Magliozzi fa ricorso alla prima persona plurale – magari contestandole davanti il collegio di garanzia del partito. Ma, si sappia, io non lascio la barca in balia delle onde in questo particolare e delicato momento”.

Magliozzi avrebbe voluto dare il copyright alla nascita di un cartello elettorale insieme e Demos, Formia Città in Comune, Sinistra Italiana, Articolo Uno e l’associazione “Incontri & Confronti” perché “è l’unica cosa naturale che avrei dovuto fare. Leggo che non avremo il simbolo? Tutte le contestazioni sono sempre oggetto di controdeduzioni”- ha aggiunto.

Il Senatore Astorre e l’Onorevole Ferro sono stati sin troppo chiari quando hanno sottolineato il dolo compiuto in occasione del direttivo dell’11 maggio, quello disertato dalla componente dell’ex sindaco Bartolomeo e caratterizzato per la votazione per 8 a 0 a favore della candidatura dell’odontoiatra Francesco Occipite Di Prisco: “Lo Statuto Regionale, all’articolo 16bis comma 2, prevede che possa essere impegnato il simbolo del partito con il voto favorevole di almeno il 60% del direttivo del circolo. Poiché la votazione favorevole è di 8 componenti su 14, non ci sono le condizioni statutarie per impegnare il simbolo del Pd nella competizione amministrativa”.

Dimettendosi, Magliozzi ammetterebbe di aver sbagliato. Probabilmente ventilando l’ipotesi di vagliare “nelle sedi competenti” i presunti errori commessi promuoverebbe una forma di dialogo grazie alla quale avrebbe tanto da guadagnare in prospettiva degli sviluppi della sua giovane carriera politica. Un dazio, comunque, dovrà pagarlo e da subito. Magliozzi già sa di non essere “autorizzato a utilizzare il simbolo del Pd nella competizione amministrativa, non può impegnare il partito in coalizioni elettorali e non può utilizzare il simbolo per iniziative o comunicazioni all’esterno, che abbiano a che fare col percorso elettorale”.

La linea di difesa può complicata riguarda un’altra censura che gli è stata mossa: l’integrazione in corsa del direttivo del Partito Democratico. Magliozzi ammette che tre surroghe ci sono state ma “soltanto dopo la votazione dell’8 a 0”. Secondo Il senatore Astorre e l’Onorevole Ferro il segretario formiano del Pd avrebbe compiuto un abuso per il quale la metà del partito ha compiuto una sorta di dossieraggio con una mole di documenti prodotti.

La vicenda l’hanno rivelata gli stesssi Astorre e Ferro ma ora ha contorni più chiari. Magliozzi ha deciso di surrogare tre membri del direttivo per due ragioni: due non avevano rinnovato la propria iscrizione al Pd mentre il terzo si era semplicemente dimesso. Sono state effettuate tre surroghe irregolari. Magliozzi ha nominato Giovanna Frungio, l’ex assessore al commercio della quarta Giunta Bartolomeo Clide Rak e, appunto, Francesco Occipite Di Prisco senza averne titolo. Nel senso che – e lo evidenziano a più riprese Astorre e Ferro – non facevano parte della lista unitaria che aveva partecipato al congresso cittadino del 2019 che aveva incoronato Magliozzi alla segreteria e Gennaro Ciaramella alla presidenza del partito. Insomma il plenum del direttivo è stato ricomposto in fretta ed in furia con candidati che non parteciparono al congresso e tantomeno non furono neppure eletti.

Magliozzi è stato costretto a compiere quelle tre surroghe per necessità. Se non l’avesse fatto, avrebbe dovuto indire un nuovo congresso per l’elezione del nuovo segretario e questo rischio, nella fasi iniziali della campagna elettorale, non l’ha voluto correre. Ma c’è di più. La gestione del giovane segretario era monitorata. Tutti sapevano che Francesco Occipite Di Prisco avrebbe voluto due anni fa dare un contributo al dibattito congressuale ma sarebbe stato escluso da Magliozzi. Lo stesso segretario che, poi,l’11 maggio scorso, l’ha proposto quale candidato a sindaco al tavolo del “campo lungo e progressista” Magliozzi riuscirà a demolire o, meglio, ridimensionare questo castello accusatorio che poggia su nomine “last minute” che non hanno tenuto conto degli equilibri scaturiti dall’ultimo congresso cittadino?

Il segretario Dem vuole tentare di uscire da quest’imbuto con l’apporto del “gruppo di amici” che l’ha sostenuto per la sua elezione. Ma teme che ora, aperto il recinto, possa esserci un fuggi fuggi generale e subire un isolamento politico figlio di un karakiri gestionale davvero inedito. Il Pd formiano corre il rischio di atomizzarsi ulteriormente con tre vie di fuga: aderire alla federazione dei trasversali che candida a sindaco l’infettivologo Amato La Mura, finire sotto la gonna elettorale dell’ex primo cittadino Paola Villa (in corsa da tempo con la sua Un’altra città ed il Movimento Cinque Stelle) o tentare di mantenere in piedi il “campo largo e progressista” già orfano dell’ex presidente del consiglio comunale Pasquale Di Gabriele.

Magliozzi ha un gap da colmare niente male: avere il supporto politico di una base che, davanti alla certezza di non svolgere la campagna elettorale senza l’apporto del simbolo del Pd, potrebbe disimpegnarsi in maniera preoccupante. Giovanni Costa di Demos, per esempio, non ha voluto prendere posizione su quanto sta avvenendo nel suo ex partito: “Abbiamo già tanti altri problemi -ha detto – Quelli del Pd li lascio a chi deve risolverli”.

Ad esercitare invece una forza centripeta potrebbe essere ora l’ex sindaco Bartolomeo che indicherebbe alla base Dem una possibile azione di successo elettorale nella candidatura dell’infettivologo La Mura. E lo stratagemma sarebbe il ricorso ad una lista civica costringendo a fare altrettanto due gambe importanti del centro destra, la Lega e l’Udc.

A respingere invece un accordo con i traversali è di nuovo Gianfranco Conte che senza mezze misure ha deciso improvvisamente di alzare lo scontro: “I cittadini di Formia sanno che lo stato in cui versa la nostra città è responsabilità di una classe politica trasversale inetta che l’ha occupata e bloccata, che oggi si ripropone come “nuova” classe dirigente. Pensare di rilanciare Formia con questa gente è assurdo ! – ha scritto in un post sulla sua pagina facebook – Questo non è un bivio, ma l’ultima definitiva chiamata. Ci aspetta una strada dura e in salita, percorribile solo con passione, competenza e concretezza ! E’ necessario ritrovare l’orgoglio di appartenere a questo territorio e di essere cittadini di questa città, ma soprattutto scegliere e votare con coscienza. Non abbiamo altre opportunità di cambiamento. Lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri figli, ai nostri nipoti, a Formia!

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