Formia / Usura ed estorsione, restano in carcere i due imprenditori

Cronaca Formia

FORMIA – Arrestati giovedì scorso dagli agenti del commissariato di Polizia al termine di indagini flash con le ipotesi di reato di usura e di estorsione, i due artigiani di 55 e di 48 anni di Formia sono comparsi, seppur in video conferenza, davanti il Gip del Tribunale di Cassino Salvatore Scalera per essere sottoposti ad un interrogatorio di garanzia che si è protratto più del previsto.

I loro legali, gli avvocati Pasquale Di Gabriele, Filiberto D’Urgolo e Lucia Flagiello, hanno contestato, nel ricorso dei rispettivi interrogatori, l’impianto accusatorio dell’ordinanza del sostituto procuratore Emanuele De Franco che, partecipando al collegamento remoto dagli uffici giudiziari di piazza Labriola (dove erano presenti i legali di difesa), ha già reso noto il suo orientamento sul quale il Gip nei prossimi giorni dovrà pronunciarsi: i due artigiani devono rimanere in carcere per la validità dell’attività investigativa della Polizia che ha riscontrato come nel corso del tempo, soprattutto dal 2017 sino a poco più di un mese fa, abbiano praticato nei confronti della vittima, un imprenditore del settore elettronico di 57 anni di Formia, prestiti di danaro con tassi usurai superiori al 400%. I due presunti strozzini invece hanno dichiarato il contrario.

Con la vittima c’era un ventennale rapporto fiduciario e di conoscenza al punto che il 48enne aveva prospettato alla sua presunta vittima di aprire a Formia, attraverso la realizzazione di una società, un’attività commerciale per la vendita di prodotti elettronici. E l’indagato l’ha anche detto al Gip Scalera: attraverso un’agenzia immobiliare di Formia erano stati individuati i locali, erano stati avviati contatti con il proprietario per la definizione del contratto di affitto. Lui, il 48enne, era interessato a far partire la società con la sufficiente liquidità economica, la sua presunta vittima avrebbe garantito il suo know-how nel settore diventando il gestore della nuova attività. Poi, però, non se ne fece più nulla. I legali dei due artigiani intanto hanno già preannunciato la presentazione di un ricorso al Tribunale del Riesame contro l’ordinanza del Gip Scalera.

Nel frattempo hanno presentato le prime richieste al Gip del Tribunale di Cassino: la modifica della misura cautelare in carcere o, in subordine, la sua attenuazione. Il dottor Scalera si è riservata la decisione sulla quale pende,come una spada di Damocle,il parere contrario della Procura avverso la concessione degli arresti domiciliari. I legali dei due artigiani, intanto, hanno confermato che presenteranno mercoledì un ricorso al Tribunale al Riesame in cui proveranno a ridimensionare il contenuto, davvero pesante, delle 25 pagine dell’ordinanza custodiale emessa dopo una specifica e circostanziata richiesta del sostituto procuratore Emanuele De Franco. L’ordinanza chiesta dalla Procura,in effetti, è scaturita da una denuncia querela che la vittima di questo giro di danaro “a strozzo” ha formalizzato in commissariato il 25 marzo quando l’ultima restituzione di uno dei tanti prestiti gravati da tassi usurai ci sarebbe stata pochi giorni prima, il 18 marzo, in pieno Coronavirus.

L’interrogatorio di garanzia – ed il Pm De Franco l’ha fatto intendere nella sua richiesta di arresto – ha evidenziato un altro aspetto. Della vicenda di questo imprenditore gravato da debiti usurai il commissariato di Formia era a conoscenza da tempo. Da molto tempo. Anche se non era stata presentata mai alcuna denuncia querela contro terze persone. L’imprenditore, in difficoltà, alle prese anche un quadro psicologico ormai logorato dalle continue richieste di danaro arrivategli dai due presunti strozzini, a fine marzo fece perdere le proprie tracce e i suoi familiari, decisamente preoccupati, avevano chiesto ed ottenuto l’intervento della Polizia.

Le operazioni di ricerca e soccorso immediatamente attivate portarono a rintracciare l’uomo, attraverso il sistema di geo-localizzazione del telefono cellulare, in una zona montuosa al confine delle province di Frosinone e Latina, lungo la strada regionale “Valle del Liri”, tra i Comuni di Campodimele e Pico dove, il 57enne preso dallo sconforto, si era portato alla guida della propria autovettura. Raggiunto dagli uomini del Vice questore Metelli, l’imprenditore di Formia inizialmente negò di essere colpito dai debiti ma poi decise di collaborare per risalire ai due presunti usurai. E così è stato sino alla notifica giovedì scorso dell’ordinanza di custodia cautelare del Gip Scalera.