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Lenola / La star di Hollywood Zachary Quinto ieri nel borgo delle sue origini

LENOLA – Non saranno stati forse tanti gli abitanti di Lenola, borgo sud-pontino immerso nel Parco dei Monti Aurunci, in grado di riconoscere ieri mattina, nella centralissima piazza Cavour, il famoso attore e produttore di Hollywood Zachary Quinto. Eppure, forse, avrebbero potuto capire tutto partendo proprio dal cognome del 42enne, star USA protagonista di capolavori cinematografici come lo Star Trek di J.J. Abrahams e la fortunata serie tv Heroes (dove ha vestito i panni del cattivissimo Sylar). John, il padre di Zach, barbiere italo-americano di Pittsburgh scomparso quando Zach aveva appena 7 anni, era proprio figlio di Zaccaria, il nonno dell’attore nato proprio a Lenola.

A fare da ‘gancio’ e a vivere da co-protagonista per un giorno, accanto al celebre attore, le riprese girate ieri nel centro storico lenolese dalla troupe statunitense del noto programma americano ‘Who do you think you are?’ è stato Gianfranco Quinto, che ha fatto per l’occasione da vero e proprio anello di congiunzione tra Zachary e le sue radici lenolesi.

Accompagnato dal fratello maggiore Joe, Zach ha ripercorso in su e in giù le stradine del paesino ciociaro delle sue origini, scoprendo attraverso alcune fotografie e i racconti di Gianfranco aneddoti legati alla propria famiglia e visitando la casa da cui, ormai tanti anni fa, partirono i suoi avi. Culminata con la visita al Municipio e all’attuale primo cittadino di Lenola, Fernando Magnafico, grazie al quale Zachary ha potuto osservare e riprendere con il telefonino, dall’alto della torre civica, la vista del ‘suo’ borgo e della basilica dedicata alla Madonna del Colle, prima di concludere la propria avventura lenolese a pranzo in un noto ristorante del posto, mangiando alcuni dei piatti tipici della tradizione di Lenola.

Una giornata davvero molto ‘speciale’ per lui e per i tanti curiosi che, ignari della fama del giovane in ‘chiodo’ nero che si aggirava curioso per le strade del centro storico, si sono fermati a osservarlo, incuriositi forse di più dalle telecamere e dall’accento spiccatamente americano degli operatori e dei tecnici al seguito.

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