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Formia piange la scomparsa di Monsignor Antonio De Meo

FORMIA – Uno dei suoi più grandi meriti è aver contribuito a sdoganare e a rendere meno periferie, sul piano sociale e culturale, tante periferie del territorio del comune di Formia e della stessa Chiesa di Gaeta di cui è stato Vicario generale sotto tre episcopati. Un record. Ai giovani figli di quella generazione uscita distrutta moralmente e materialmente dall’ultimo conflitto mondiale diceva soltanto: dovete, sforzatevi ad essere migliori dei vostri padri e dei vostri nonni. Il Vangelo vi può dare una mano. La Chiesa del sud pontino piange in queste ore una delle sue guida più illuminate del secondo dopo guerra: Monsignor Antonio De Meo. Avrebbe compito il prossimo 28 luglio 84 anni ed è sempre il parroco della frazione più importante e popolosa di Formia, Maranola. Ha cessato di vivere alle luci dell’alba di mercoledì 3 aprile all’ospedale Dono Svizzero dove era ricoverato da giorni per i postumi di una banale frattura di un femore. Gli è stata fatale dopo aver iniziato a combattere i malanni derivanti dal diabete e da una forma acuta di broncopolmonite.

Se ne va un “pilastro” della Chiesa di Gaeta, cresciuto e formatosi nel cono d’ombra di un altro “gigante” , don Benedetto Ruggiero, che ha contribuito a rimuovere le tante macerie provocate dalla guerra mondiale. Don Antonio De Meo apparteneva ad una famiglia umile e mite di Maranola: papà Erasmo faceva il falegname , mamma Teresa pensava a lui, al fratello Gerardo – poi diventato scultore e docente di storia dell’arte – e ad un cugino, Giovanni, che di don Antonio era diventato un fratello adottivo con un destino segnato: diventare anch’egli sacerdote con un’infinita passione e devozione per il culto e lo studio della Madonna. Antonio aveva studiato presso quel mitico seminario arcivescovile, in località Conca a Gaeta, chiuso troppo frettolosamente. Ad ordinarlo sacerdote fu il 3 luglio 1960, un’altra era glaciale, fu l’allora Arcivescovo di Gaeta, Dionigio Casaroli che lo inviò a guidare la parrocchia di Santa Caterina a Castellonorato, il paese più bello del Golfo, di cui non c’era traccia all’epoca su una qualsivoglia carta geografia. Anche la più piccola. Don Antonio De Meo è approdato sette anni più tardi, nel 1967, quasi per necessità, in sostituzione del suo “maestro” don Benedetto Ruggiero, scomparso prematuramente. E aveva molto da fare quel parroco 32enne.

I figli della guerra si trovavano davanti ad un bivio: dare una continuità generazionale alle famiglie d’appartenenza, soprattutto sul piano economico e lavorativo, oppure promuovere una forma di emancipazione che non significava rinnegare le proprie origini. Tutt’altro. Per coltivare questo equilibrio questo sacerdote che aveva anche il suo carattere – ( “scagli la pietra chi è – soleva ripetere ai bambini del catechismo – senza peccato”) ha avuto a disposizioni armi micidiali: la cultura, l’associazionismo e le bellezza, a trecentosessanta gradi, di Maranola. Le ha sapute utilizzare in un contesto, Maranola dove crescevano altre vocazioni – quelle di don Virginio D’Anella ed il suo dirimpettaio di casa, don Giuseppe Sparagna, poi suo successore nel ruolo di Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Gaeta – in una primavera culturale infinitamente vivace. Sotto la sua egida in quei concitati anni post conciliari hanno cominciato a muovere i loro passi l’A zione Cattolica – laicizzata al massimo grazie al nuovo Statuto voluto dal futuro vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura, Vittorio Bachelet, crudelmente ucciso dal piombo Brigatista nell’atrio di Scienze politiche de “ La Sapienza” dove insegnava diritto amministrativo – ed il gruppo degli Agesci-Scout. Don Antonio De Meo non ha mai frequentato un corso di marketing territoriale ma in quei bui primi anni settanta è stato capace di anticipare le gesta cinematografiche di Mel Gibson o di Franco Zeffirelli. Il paese era precettato il Venerdì Santo per far rivivere le ore drammatiche della Passione sulla collina di “Montevaccio” e la notte di Natale per la nascita di Cristo. Dove? Nel “cuore” del borgo incontaminato di Maranola. Era il 24 dicembre 1974 e nasceva quello sarebbe diventato uno dei “Presepe Vivente” più longevi d’Italia. “Da don Antò, quella musica?” – gli domandò un anziano ultraortodosso – “Se so contenti loro, falli fare” fu la risposta. La colonna sonora di quella mitica notte era stata presa in prestito da “Jesus Christ Superstar” l’opera rock composta da Andrew Lloyd Webber che con testi di Tim Rice piaceva tanto ai “capelloni” dell’epoca che c’erano anche a Maranola. “La musica ci salverà”, chissà quante volte un giovanissimo Ambrogio Sparagna avrà pronunciato questa frase al parroco del paese. Da qui l’idea, geniale, di aprire una scuola di musica popolare per i giovani e i bambini.

L’imprimatur di don Antonio De Meo arrivò e Ambrogio Sparagna si è salvato diventando uno dei più raffinati interpreti italiani della word music. Così come arrivò la stagione delle prima radio libere e a Maranola ne nacquero ben tre; Radio popolare (di estrema sinistra), “Radio M” e Radio Monte Altino. Don Antonio De Meo era contento: i suoi giovani erano lì dentro, lontani da possibili devianze e deviazioni. E poi il rapporto, a volte, conflittuale, con il “Palazzo”. Con Michele Forte, stella emergente della politica locale, litigava, eccome che litigava. Un po’ meno con il progressista Sandro Bartolomeo ma quando si trattava di finanziare e aprire al culto o riqualificare alcuni scrigni dell’inestimabile tesoro artistico del borgo don Antonio De Meo assecondava il suo temperamento al perseguimento del bene comune. Forse è un record ma il parroco di Maranola, che sino a quando ha potuto ha insegnato anche presso l’istituto magistrale “Marco Tullio Cicerone”, è stato vicario generale dell’Arcidiocesi di Gaeta dall’ottobre 1990 al 15 giugno 2008 sotto gli episcopati di Monsignor Vincenzo Maria Farano (con lui ha preparato la storica visita di papa Giovanni Paolo II a Gaeta, Formia ed Itri il 25 giugno 1989), Pierluigi Mazzoni e Fabio Bernardo D’Onorio.

Il 12 marzo 2007 è stato nominato da papa Benedetto XVI Prelato d’Onore di Sua Santità prendendo il titolo di Monsignore. È stato assistente diocesano dell’Apostolato della Preghiera, rettore del santuario di San Michele Arcangelo su Monte Redentore, membro del consiglio presbiterale, del collegio dei Consultori, del consiglio pastorale Diocesano e di quello Diocesano per gli affari economici. A dare il triste annuncio della sua prematura scomparsa è stato in una breve nota l’attuale arcivescovo di Gaeta Luigi Vari, unitamente all’arcivescovo emerito Fabio Bernardo D’Onorio, ai presbiteri e diaconi dell’Arcdiocesi. Dalle 14.30 è stata allestita la camera ardente presso la chiesa dell’Annunziata di Maranola, “la mia chiesa”, che resterà aperta tutta la notte. Le esequie saranno celebrate domani, giovedì 4 aprile, alle ore 15.30 nella stessa chiesa di piazza Antonio Ricca e ad officiarle sarà l’arcivescovo di Gaeta Luigi Vari.

Saverio Forte

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