Formia / Dissequestrato fabbricato in Via Condotto: non finirà nel patrimonio di Stato

Formia / Dissequestrato fabbricato in Via Condotto: non finirà nel patrimonio di Stato

FORMIA – Non finirà nel patrimonio dello Stato la proprietà di un elegante fabbricato in via Palazzo Condotto che non molto lontano dallo stadio di calcio Nicola Perrone di Formia fu sequestrato l’8 ottobre 2014 dal vicino gruppo della Guardia di Finanza perché acquistato due anni prima al termine di un’asta fallimentare utilizzando danaro di provenienza illecita, probabilmente della camorra casalese. Lo ha deciso, a sorpresa, in un’ordinanza di oltre 100 pagine il giudice Massimo Urbano della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Il magistrato ha riconsegnato la proprietà del palazzo ed altri beni dislocati in diverse località italiane all’imprenditore di Villa Literno, Michele Patrizio Sagliocchi. Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha infatti respinto la misura di prevenzione personale che, richiesta dalla locale Procura (4 anni di sorveglianza speciale), prevedeva il sequestro di un autentico tesoro del valore di circa 50 milioni di euro. La Guardia di Finanza aveva apposto i sigilli a parte del palazzo che – secondo le risultanze investigative a cui erano giunti il Procuratore Aggiunto Giuseppe Borrelli ed il Sostituto Procuratore Giovanni Conzo della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli – era stato acquistato da una società controllata da Sagliocchi e dai suoi familiari, la Ctp immobiliare srl, al termine di un’asta fallimentare per un valore di 600 mila euro e contestualmente concesso in locazione al centro medico diagnostico “Hermes”.

L’attività imprenditoriale formiana, nel frattempo, opera presso un’altra sede nel tratto iniziale della Variante Formia-Garigliano ma ha dovuto ribadire, a più riprese, la propria assoluta e totale estraneità rispetto ai fatti contestati dalla magistratura inquirente alla società, la Ctp immobiliare srl, alla quale versava un canone di locazione. Anzi il centro diagnostico formiano ha dovuto avviare un’azione di autotutela per i danni d’immagine subiti all’indomani del blitz delle Fiamme Gialle. Ma perché il Tribunale di S.Maria Capua Vetere ha restituito un patrimonio di 50 milioni di euro alla famiglia Sagliocchi? Presto detto, le dichiarazioni di una decina di pentiti del clan dei Casalesi non sono state ritenute sufficienti per confermare il sequestro del patrimonio dell’imprenditore (difeso dall’avvocato Giovanni Cantelli) accusato di essere “colluso” con la fazione di Michele Zagaria dei Casalesi ma molto attivo nel settore petrolifero e immobiliare.

Sagliocchi per oltre un ventennio avrebbe intrattenuto, secondo gli inquirenti, relazioni stabili e continuative con la criminalità organizzata campana, considerato come dominus di numerose attività imprenditoriali. In tal senso le dichiarazioni plurime di 10 collaboratori di giustizia tra cui quelle di Antonio Iovine, lo avrebbe visto collegato con esponenti del Clan dei Casalesi facenti capo a Michele Zagaria ed alla famiglia Bidognetti, ai quali ha corrisposto, secondo quanto era stato accertato dalle Fiamme Gialle, a più riprese ingenti somme di denaro attraverso il cambio di assegni che gli veniva richiesto di volta in volta, una sorta di interazione paritetica tra Sagliocchi e la consorteria criminale che si traduceva in favori e protezioni. Un giro di assegni, quello dell’imprenditore, che aveva insospettito gli inquirenti con denaro “in nero” utilizzato anche per operazioni immobiliari molto ingenti. Nell’operazione di polizia giudiziaria erano state approfondite anche una serie di segnalazioni per operazioni sospette previste dalla normativa antiriciclaggio nelle quali erano state evidenziate numerose anomalie su movimentazioni finanziarie risultate prive di qualsiasi giustificazione.

Il provvedimento del Collegio per l’applicazione delle Misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha visto coinvolti anche la moglie ed i fgli di Sagliocchi, nonche’ quattro amministratori di societa’ collegati all’imprenditore casertano. L’operazione di polizia giudiziaria effettuata dal Gruppo di Formia della Guardia di Finanza aveva consentito di sottoporre a misura ablativa l’intero patrimonio riconducibile Sagliocchi ed al proprio nucleo familiare, composto da disponibilità finanziarie per circa 8 milioni di euro costituite da conti correnti bancari, conti postali, libretti di deposito, titoli e rapporti assicurativi, un’imbarcazione di lusso, 14 automezzi e l’intero patrimonio societario delle societa’: Ctp Petroli srl – Ctp Immobiliare srl – Immobiliare San Carlo Caserta srl – V. & G. Energy srl – Full Petrol srl – Auto Petrol srl unipersonale – Posillipo petroli srl – La Marinara srl – Sa.Mi. Trasporti srl – Blue Energy srl, tutte attive nelle province di Napoli e Caserta. Le attività economiche venivano svolte sia nel settore immobiliare che nel settore del commercio all’ingrosso ed al dettaglio di prodotti petroliferi con la gestione di un deposito di carburanti e tre impianti di distribuzione stradale. I militari avevano inoltre proceduto al sequestro di quote societarie per partecipazioni in sei società operanti nei medesimi settori economici presenti nelle province di Napoli, Caserta e Benevento, nonché’ di una società con sede a Malta svolgente l’attività di locazioni immobiliari. Erano stati inoltre sottoposti a sequestro 123 beni immobili, terreni e fabbricati, ubicati nelle città e province di Napoli, Caserta, Roma e, per quanto riguarda quella di Latina, a Formia per l’appunto. mentre a Roma erano state sequestrate tre unità immobiliari site in Trastevere. Tra gli immobili che erano state oggetto di misura patrimoniale, ora revocate, anche tre unità immobiliari a Roma Trastevere e fabbricati di pregio quali l’intera struttura del Cinema Posillipo di Napoli, nonché’ il Palazzo Alois di Caserta e il nuovo parcheggio in Via San Carlo a Caserta.

Intanto l’associazione nazionale “Antonino Caponetto” tona a chiedere quello che definisce un “tagliando” di “tutto l’impianto investigativo pontino”. Lo si evince da una pesante lettera che il segretario Elvio Di Cesare ha inviato al Prefetto di Latina Maria Rosa Trio e al Ministro dell’Interno Matteo Salvini all’indomani della polemica e recente audizione da parte della Commissione Criminalità della regione Lazio dei sindaci del sud pontin, seduta – scrive Di Cesare -. “ che ha messo in evidenza, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, tutta la pochezza di conoscenze e di interesse relativi al fenomeno mafioso in provincia di Latina. L’elemento che ancora una volta ci siamo visti costretti a cogliere é l’inconsistenza di un’azione sia a livello investigativo che di effettivo contrasto alla criminalità mafiosa da parte degli apparati politici ed istituzionali pontini”. “ Ciò ci induce, come abbiamo fatto rilevare per l’ennesima volta giorni fa nell’intervista da noi rilasciata alla rubrica “Vista sul Golfo” di Teleuniverso (https://youtu.be/6VzcFv-yjmU) ,a richiedere a Lei ed al Ministro dell’interno un suo intervento: è giunto il momento di istituire una Sezione della Dia nel sud pontino, con competenza su tutto il Basso Lazio, e di un gruppo della Squadra Mobile presso il Commissariato della Polizia di Stato di Formia.”

Saverio Forte

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