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Formia piange la scomparsa di Valentino Cattolico

FORMIA – “La sua è stata una storia straordinaria, simbolo di un amore che ha resistito al dolore e all’usura del tempo. Se Formia è ora più ricca sul piano culturale e può disporre di un archivio storico di proprietà del comune il merito è senz’altro di Valentino. Gli saremo per grati per sempre.” Era commosso l’ex sindaco Sandro Bartolomeo alcuni minuti dopo aver ricevuto una telefonata, inaspettata, da Firenze. Dall’altra parte del filo c’era un familiare di Valentino Cattolico, l’esimio insegnante e pittore che ha cessato di vivere, a causa di una crisi respiratoria, nella sua abitazione del capuologo toscano nella notte tra venerdì e sabato, all’età di 89 anni.

L’intellettuale fiorentino, ma formiano di nascita, balzò doverosamente alle cronache nel novembre 2016 quando decise, dopo una riflessione durata alcuni mesi, di donare al comune d’origine un fondo librario di pregio composto da circa 13mila volumi, appartenenti a diversi ambiti disciplinari. Si tratta di una collezione di grande valenza culturale ed economica, composta da volumi di pregio, molti dei quali rarissimi, e in grado di coprire un orizzonte gnoseologico particolarmente vasto che va dalla storia e critica dell’arte alla trattatistica teorica e tecnica sulle arti figurative; dalle discipline filosofiche (teoretica, morale, politica, estetica) a quelle psicologiche e scientifiche; dalla letteratura classica e moderna alla linguistica; dalla storia alla teoria del diritto passando per la teologia, la patristica, l’ermeneutica e la storia comparata delle religioni, insieme ad una ricchissima dotazione di enciclopedie generali ed opere miscellanee di estremo interesse culturale e di consistente valore patrimoniale. Questo inestimabile patrimonio letterario, non potendo essere collocato presso la biblioteca comunale “Filippo Testa” di via Vitruvio (che possiede 36mila volumi) indusse, per certi versi, motivò l’allora Giunta municipale ad accelerare le procedure per realizzare un archivio storico comunale all’interno della torre di Mola.

“Il professor Cattolico – ricorda ora l’ex sindaco Bartolomeo che volle incontrarlo nella sua abitazione di Firenze dove ha avuto modo di visionare e valutare la portata del fondo librario e di conoscere un uomo straordinariamente colto – non ci chiese nulla. Avanzò solo un’unica condizione, che questo fondo venisse intitolato ai suoi genitori e a suo fratello, originari di Formia”. E Valentino Cattolico nasce nel 1929 proprio a Formia. Nei primi anni la sua vita somiglia a quella di tanti coetanei. Un’infanzia tranquilla, divisa tra mare, scuola e un piccolo impiego al pastificio Paone in piazza Risorgimento. Suo padre si chiamava Vincenzo Cattolico, sua madre Teresa Punzo. Gente perbene, orgogliosa di quel ragazzo appassionato di libri che a casa portava voti altissimi ma che non esitava a rimboccarsi le maniche per dare il suo contributo al menage familiare. Erano tempi difficili quelli ma tanto bastava. La guerra, all’inizio lontana, sfumata, si fece spaventosamente vicina dopo l’annuncio dell’armistizio. Il 10 settembre del 1943 su Formia si abbatté la furia delle bombe alleate. Valentino Cattolico era in strada e un ordigno cadde a poca distanza da lui. “Finii per terra – spiegò -, con addosso i resti di una ragazza sbalzata via dall’onda d’urto. Ricordo ancora il calore del suo sangue sul mio volto”.

Dopo l’editto di Kesselring, Cattolico finì sfollato sulle colline di Formia, in una mandria alle spalle del centro abitato di Maranola, e rischiò di morire fucilato. Presso l’attuale chiesa parrocchiale di Firenze prese alcuni fili della luce e li usò per chiudere i buchi delle scarpe. I tedeschi lo presero per un partigiano incaricato delle radio-comunicazioni col nemico. “E’ solo la miseria – spiegò – e, fortunatamente, mi credettero”. Nel periodo che seguì, come destino di tante persone rastrellate sul territorio, Valentino Cattolico fu costretto a lavorare per i tedeschi spaccando le traverse dei treni. A Roma, fu condotto davanti ad un consiglio di guerra che lo accusò d’essere un “sabotatore dell’eroico esercito germanico. “Pensai che mi avrebbero ucciso ci disse – I tedeschi lo imprigionarono a Cesano, alle porte della Capitale. Si moriva di fame, sopravvissi mangiando il grasso dei tubetti delle maschere antigas”. Il lungo viaggio per sfuggire alla guerra lo portò lontano da Formia, in Toscana. Riuscì a scappare dal convoglio tedesco che lo avrebbe condotto fino a Berlino. Era alla stazione di Chiusi, in Toscana. Alle due di notte, sotto una pioggia di bombe, fuggì a piedi con gli altri prigionieri riparando nella catacomba di Santa Caterina. Furono salvati dal direttore dell’ospedale di Chiusi che diede loro riparo. Quell’uomo, poi decorato con la Medaglia d’Argento al Valore Civile, si prese cura di Valentino e lo accolse nella sua casa fiorentina trattandolo come un figlio. Cattolico ebbe modo di proseguire gli studi.

Frequentò l’Accademia. Divenne un affermato pittore (in occasione del 450esimo della fondazione, l’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze ha chiesto e acquisito 85 suoi dipinti) e lavorò come insegnante. Pur conservando per 54 anni riconoscenza e amore per la famiglia che lo aveva salvato, non volle mai cambiare il suo cognome. C’era un filo diretto che lo legava ai genitori e alle origini. Un filo che il tempo non ha indebolito , sino alla letale crisi respiratoria dell’altra notte quando questo vecchio ragazzo formiano ha manifestato un altro atto d’amore per la sua Terra citando il nome della sua città d’origine: “ A nome di Formia, sento il bisogno di dire ancora grazie a Valentino Cattolico – ha concluso l’ex sindaco Bartolomeo – E’ stato un figlio di Formia che ha conosciuto i traumi della storia e che a 87 anni ha voluto idealmente ricongiungersi alla città donandole quanto di più prezioso possedeva. Il suo atto d’amore ha regalato a Formia un ulteriore tassello per la valorizzazione culturale della città. E di questo ne siamo davvero fieri e orgogliosi”.

Saverio Forte

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