Formia / Condannata la Banda delle 500: ecco le motivazioni

Cronaca Formia

FORMIA – Il fenomeno aveva assunto una tale gravità sociale e criminale che si ritiene doveroso un’integrazione, aggravandole, delle condanne già inflitte dopo un primo procedimento penale. Si esprime in questi termini il giudice monocratico del Tribunale di Cassino, Olga Manuel, nelle motivazioni – rese note in questi giorni – del processo con cui ha condannato ad ulteriori due anni e ad un anno ed otto mesi di reclusione due dei tre componenti della “banda delle 500” che tra il luglio e il 9 ottobre 2016 rubarono nottetempo a Gaeta ben 25 utilitarie, molte delle quali del modello della Fiat. Il fenomeno, preoccupante, raggiunse il suo apice nella notte tra il 6 ed il 7 ottobre 2016 quando vennero rubate sei autovetture, prevalentemente del modello “Fiat 500”.

Dopo essere stati sorpresi ed arrestati dai Carabinieri della tenenza di Gaeta al termine dell’ultimo furto ai danni dell’ennesima “500” di proprietà di Raffaele Serrapede, Angelo Giovenco, di 35 anni, di Trentola Ducenta, e Antonio Campagna di 39 anni, di Napoli il 10 ottobre di due anni fa furono condannati entrambi ad un anno ed otto mesi di reclusione al termine del rito abbreviato in cui comparve e (fu condannato) anche un altro complice, Alessandro Rippa, anch’egli di Napoli. Gli imputati non collaborarono mai con gli inquirenti e l’autorità giudiziaria ma le indagini dei Carabinieri del tenente Carmine Manzi non si fermarono neanche un giorno. Accertarono che i furti delle 500” in via dei Frassini, in via degli Eucalipti e nel quartiere De “Il Colle” erano stati compiuti da un’unica banda caratterizzata da un analogo “modus operandi”.

I tre ladri, con una pioggia di precedenti specifici e per ricettazione, partivano nel tardo pomeriggio dal quartiere napoletano di Pianura con destinazione Gaeta a bordo di una “Twingo” – da qui il nome dell’operazione all’epoca dei Carabinieri – che faceva da “staffetta” nelle fasi, delicate, di trasferimento nottetempo delle auto rubate in Campania con l’intento di limitare i rischi dei controlli da parte delle forze dell’ordine. Le indagini di militari del tenente Manzi consentirono di verificare che questa utilitaria era formalmente intestato ad Adele Cipolletta, non patentata e figlia della moglie di Alessandro Rippa, ma era in uso a quest’ultimo per come riferito dalla stessa proprietaria agli investigatori. Le dichiarazioni della proprietaria trovarono conferma nella circostanza che in occasione dell’arresto del 9 ottobre il Rippa era effettivamente alla guida di questa autovettura e nell’accertata compatibilità, per posizione e orario, delle celle agganciate dal telefono cellulare uso al Rippa con i transiti della Twingo censiti dall’autovelox del comune di Minturno.

Il Giudice Olga Manuel nelle motivazioni della sentenza di condanna ha plaudito all’attività investigativa dei Carabinieri di Gaeta che hanno portato quale elemento di prova il contenuto di un autovelox del comune di Minturno sulla Variante Formia-Garigliano, naturalmente in direzione sud. Gli accertamenti hanno stabilito che i ladri riuscivano a rubare più autovetture di quanto fossero in grado di trasportare, le occultavano durante il tragitto in luoghi isolati per recuperarle in un secondo tempo e con le stesse modalità. Nonostante il fenomeno avesse raggiunto un alto livello di allarme sociale, nessun proprietario delle auto rubate si era costituito parte civile. Tranne uno, un dipendente dell’Italgas reti di Gaeta, Claudio Fanelli, la cui iniziativa legale seguita con successo dagli avvocati Daniele Lancia e Luca Cupolino, contrariamente alla propria società d’appartenenza, è stata sottolineata dal Tribunale di Cassino nella sentenza di condanna.

La Punto nella disponibilità di Fanelli la mattina successiva al furto, l’8 ottobre 2016, incappò in un incidente stradale a Napoli mentre il suo possessore era dai Carabinieri di Gaeta per formalizzare la sua scomparsa. Le modalità dell’ultimo raid sono state davvero inedite: i suoi protagonisti, probabilmente consapevoli di essere da tempo braccati (l’analisi dei tabulati telefonici l’ha evidenziato in sede di indagine con una costante e continua presenza sul territorio del sud-pontino), cambiarono la “Twingo” e per non dare nell’occhio noleggiarono, attraverso una società privata di Napoli, una più modesta Fiat Panda…

Saverio Forte