Attualità

Formia / Quasi 500 partecipanti all’assemblea pastorale diocesana a Penitro

FORMIA – Quasi 500 operatori pastorali dell’Arcidiocesi di Gaeta si sono riuniti Giovedì 20 e Venerdì 21 Ottobre presso la chiesa del Buon Pastore in Penitro di Formia per l’assemblea pastorale diocesana dal titolo “Perché ha molto amato. La Chiesa, casa accogliente”.

L’assemblea è stata un’esperienza forte che ha dato uno stile alla Chiesa di Gaeta per camminare e lavorare nei prossimi anni: un metodo di ascolto, la sincerità e la libertà di parlare, il racconto delle ‘cose belle’, il punto sulle criticità, la guida della Parola di Dio, la condivisione delle esperienze.

Nella prima giornata l’arcivescovo di Gaeta Luigi Vari ha tenuto una meditazione sul Vangelo della donna peccatrice in casa di Simone il Fariseo (Luca 7) lasciando quattro verbi per la riflessione pastorale: prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, festeggiare.

I partecipanti sono stati divisi in 18 gruppi di lavoro sullo stile del Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze 2015 e hanno potuto raccontare le esperienze belle già in atto nelle nostre comunità assieme ai limiti che impediscono alle nostre parrocchie di diventare case accoglienti.

Il secondo giorno è iniziato con due testimonianze del mondo civile presenti nel territorio diocesano: la prima è stata curata da Francesco Paolo Ciccone, segretario dell’Associazione Cose dell’Altro Mondo di Itri, che si occupa di commercio equo e solidale, mentre la seconda è stata curata da Daniele Di Russo, referente del GUS (Gruppo Umana Solidarietà) e coordinatore del progetto SPRAR di Formia, che si occupa di accoglienza dei migranti.

L’arcidiocesi di Gaeta ringrazia per l’ospitalità e la fattiva collaborazione la comunità parrocchiale del Cuore Eucaristico di Gesù di Formia e l’istituto comprensivo “Pollione” di Formia per aver messo a disposizione i locali del plesso scolastico “Don Bosco”.

A conclusione dell’assemblea l’arcivescovo Vari ha sottolineato: «La Chiesa deve stare a cuore a ogni cristiano, non è affidata solo al Vescovo o a qualche sacerdote. Tutti insieme abbiamo il compito di diventare casa accogliente per chi ci guarda dall’esterno».

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