Un nome, una scelta, un gesto che ferma il tempo: in Venezuela un sisma scuote le case e le voci, e un uomo di Calascibetta si fa scudo con il proprio coraggio. La cronaca diventa memoria, la memoria ritorna casa.
Il suo nome è Giuseppe Colaianni. Aveva 56 anni. Viene da Calascibetta, nel cuore di Enna. La notizia corre veloce tra gruppi WhatsApp, telefonate, bacheche: è la prima vittima italiana del recente terremoto in Venezuela. Nel parlare della sua storia serve misura. E serve rispetto.
I fatti accertati sono pochi ma solidi. Colaianni si trovava in Venezuela quando la scossa ha colpito. Ha perso la vita subito dopo. Secondo quanto riferito da familiari e conoscenti, e da confermare nelle ricostruzioni ufficiali, era riuscito prima a mettere al sicuro la moglie. Qui si apre il lato umano che ci riguarda tutti.
Chi era Giuseppe Colaianni
Chi vive in paese lo sa: da Calascibetta il mondo sembra lontano e vicino insieme. Molti partono, molti tornano, molti tengono due case nel cuore. Colaianni apparteneva a questa geografia semplice. Lavoro, famiglia, andate e ritorni. Non serve altro per dire una vita intera.
Non servono frasi altisonanti. Serve riconoscere il gesto. Nel momento in cui la terra trema, il corpo risponde prima della mente. C’è chi scappa. C’è chi resta. E c’è chi pensa prima all’altro. “Ha salvato la moglie”: lo dicono le prime testimonianze, pur con dettagli ancora non definitivi. È l’informazione centrale, ed è quella che cambia di segno il dolore.
Il sisma e la comunità italiana
Il terremoto in Venezuela ha colpito aree abitate e infrastrutture fragili. Danni agli edifici, linee elettriche interrotte, paura diffusa. Al momento della stesura non ci sono dati ufficiali consolidati su magnitudo, ipocentro e bilancio complessivo delle vittime: le autorità locali aggiornano i numeri di ora in ora. Anche i canali della comunità italiana in Venezuela si muovono tra aiuti pratici e ricerca di contatti. Le famiglie cercano nomi nelle liste degli ospedali. I consolati monitorano, verificano, accompagnano le procedure. È la parte invisibile dell’emergenza, quella che non fa rumore ma tiene insieme i fili.
In mezzo alle crepe e alla polvere c’è un dettaglio che resta. Un uomo che mette davanti l’altro. È un’immagine che parla a chiunque abbia caro qualcuno. È anche una lezione concreta: prepararsi conta. Tenere un kit essenziale, sapere dove sono le vie di fuga, allenarsi a gesti semplici come ripararsi in un punto sicuro della casa. La protezione civile lo ripete da anni. Non batte l’imprevisto, ma ne riduce il danno.
Oggi il nome di Giuseppe Colaianni circola come sinonimo di eroe siciliano. Parola grande, parola rischiosa. Forse basta meno: marito, cittadino, uomo che ha fatto la cosa giusta quando non c’era tempo per pensarci. La sua storia rientra nelle nostre, perché il coraggio non è mai lontano: è nelle scale condominiali, nelle cucine illuminate a metà, nel respiro tenuto finché l’altro non è in salvo.
Resteranno comunicati, atti consolari, tecnicismi. Ma resterà soprattutto l’immagine di due mani che si cercano. In fondo, di fronte alla scossa, cos’altro chiediamo alla vita se non di trovarci pronti a proteggere chi amiamo?