Una smentita secca, un clima già saturo, un caso che non smette mai di far rumore: attorno a Garlasco torna il brusio dei corridoi giudiziari, tra accuse, controaccuse e nuove carte pronte a entrare in scena.
“Non ho mai parlato con un testimone, mai incontrato un testimone, mai interloquito con l’ex maresciallo Marchetto”. L’avvocato Antonio De Rensis lo ripete con voce ferma. Difende Alberto Stasi e respinge così la denuncia di Stefania Cappa, che ha presentato una querela contro il legale e un inviato de Le Iene. Nel mirino, secondo quanto trapela, ci sarebbe l’ipotesi di istigazione. De Rensis la definisce una “bufala vergognosa”. Parole che non cercano sfumature.
Sullo sfondo c’è il caso di Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi del 2007. Un processo lungo, fatto di assoluzioni e ribaltoni, fino alla condanna definitiva di Stasi a 16 anni nel 2015. In Italia, poche storie giudiziarie hanno scolpito così a fondo l’immaginario collettivo: le ricostruzioni, i sopralluoghi, i dettagli discutibili che diventano simboli. Ogni nuovo atto, anche oggi, accende micce sopite.
Cappa, attraverso i suoi legali, ha mosso accuse pesanti. Al momento, però, non risultano atti pubblici che chiariscano in dettaglio il contenuto della querela. La Procura valuterà. E qui si apre il nodo più delicato: quando un’indagine mediatica s’incrocia con un procedimento giudiziario, il confine tra inchiesta giornalistica e pressione indebita si fa sottile. È accaduto spesso; non è detto che sia accaduto qui. De Rensis, intanto, parla chiaro: nessun contatto con testimoni, nessun rapporto con l’ex maresciallo Marchetto. Punto.
Il nodo dell’“istigazione”
Istigazione a cosa, esattamente? A rendere dichiarazioni? A cambiare versione? Senza documenti depositati, restano solo ipotesi. La parola “istigazione” pesa: in diritto indica un impulso a compiere un atto. Ma in casi come questo, la differenza la fanno i riscontri: messaggi, incontri, tracce verificabili. De Rensis nega tutto. E se davvero non ci sono contatti, allora l’accusa vacilla. La storia insegna che nei dossier mediatici spesso sopravvivono suggestioni più che prove. E noi, lettori, lo sentiamo: il confine tra curiosità e morboso è vicino, e non è una bella sensazione.
Intanto un altro tassello si prepara a entrare in scena. Si parla di consulenze tecniche della difesa di Andrea Sempio, pronte per il deposito. Sempio, nel tempo, è stato toccato da ipotesi alternative e piste parallele, poi rientrate nelle aule. Qui serve cautela doppia: non sono noti i contenuti di queste nuove consulenze, né il perimetro esatto della loro rilevanza processuale. Potrebbero essere supporti difensivi già visti, potrebbero introdurre elementi nuovi. Finché restano sigillate, ogni giudizio è un salto nel buio.
Le nuove carte e l’eco mediatica
Il caso Poggi ha sempre vissuto anche di eco: servizi TV, speciali, podcast, forum. A volte hanno illuminato. Altre volte hanno confuso. La presenza de Le Iene in questa vicenda non sorprende: il loro metodo è noto, diretto, d’impatto. Ma la cronaca giudiziaria, lo sappiamo, regge se resta aggrappata ai fatti. E i fatti, oggi, sono tre: c’è una querela depositata; c’è una smentita netta; ci sono nuove consulenze annunciate. Tutto il resto è rumore di fondo.
Mi torna in mente un’immagine semplice: la porta di una villetta di provincia che si chiude piano, lasciando fuori il frastuono. Forse è questo che manca davvero, in storie come questa: il silenzio utile, quello che fa sedimentare. Siamo pronti ad aspettare ciò che dicono le carte, senza riempire i vuoti con supposizioni? Per una volta, potremmo provare.

