Cronaca

Fondi / DDA, operazione “Jars”: smantellata organizzazione dedita allo spaccio di droga e riciclaggio [VIDEO]

FONDI – I Carabinieri del Comando Provinciale di Latina hanno maturato una consapevolezza: avevano assunto una posizione di monopolio nell’acquisto, detenzione e commercializzazione, a Fondi ma anche a Terracina, di ingenti quantitativi di stupefacenti, del tipo hashish, marjuana e cocaina. E questa supremazia era stata acquisita sul campo nell’autunno 2020 al termine di uno scontro armato. Da quel momento erano iniziate le indagini dei Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando Provinciale di Latina culminate mercoledì mattina con l’esecuzione di ben 13 ordinanze di custodia cautelare – 10 in carcere, 2 ai domiciliari e altrettanti provvedimenti con l’obbligo di firma – emesse nell’ambito dell’inchiesta “Jars” – “Barattoli” – con le ipotesi di reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravata dall’uso delle armi, estorsione, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di beni.

Se gli indagati sono complessivamente 17, a finire in carcere per opera dei militari del tenente Colonnello Antonio De Lise sono stati Alessio Ferri, 47enne di Fondi; Andrea Pannone detto Tyson, 51enne originario di Formia; Marco Wilso Tuccinardi detto Talco, 39enne; Marco Simeone, formiano di 41 anni; Armando Ciccone detto Ceppo o Piffone, 37 anni; Rocco Coppolella, detto zio Rocco, 52enne; Francesco Paolo Petrillo detto Pallino, 41enne di Fondi; Guido Quadrino, 41 anni di Fondi; Adiis Shyti detto l’albanese, 39enne originario di Durazzo; Jhonny Lauretti, fondano di 44 anni. Agli arresti domiciliari sono finiti invece il 47enne Roberto Salera, originario di Formia, e Alberto Di Vito, 27enne di Pompei mentre altri due indagati sono stati raggiunti da altrettanti obbligo di firma. Alessandro Sepe di 42 anni e Giacomo Sfragano, detto Jack, di 36 anni, entrambi di Fondi.

I provvedimenti cautelari sono stati notificati sin dalle prime luci dell’alba a Fondi e a Caltagirone, in provincia di Caltanisetta, dai Carabinieri del Comando provinciale di Latina unitamente al Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Terracina coadiuvati nella fase esecutiva dal Raggruppamento Aeromobili Carabinieri di Pratica di Mare, del Nucleo Cinofili di Ponte Galeria, del Reparto tecnico dei ROS. A emetterli è stato il Gip del Tribunale di Roma su richiesta dei Pm della Direzione Distrettuale antimafia della capitale condividendo le risultanze investigative durate ben cinque anni da parte dei Carabinieri, impegnati a definire uno scontro armato avvenuto nelle fasi iniziali del Covid – come ha tenuto a sottolineare il colonnello De Lise nel corso di una conferenza stampa tenutasi mercoledì presso il comando provinciale di Latina dei Carabinieri – tra due bande rivali.

Secondo gli inquirenti i componenti dell’organizzazione criminale smantellata mercoledì mattina potevano vantare una sufficiente e comprovata affidabilità nella gestione a Fondi della detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti svolgendo ciascuno, in base al loro passato nel settore, i ruoli di capo, di finanziatore e di semplice componente della stessa associazione per delinquere.

L’operazione “Jars” ha avuto comunque la sua genesi nell’estate 2019 quando i Carabinieri arrestarono un membro di questo sodalizio criminale in fase di gestazione. L’uomo decise di collaborare con gli inquirenti ai quali fornì una serie di elementi probatori che le stesse indagini, nel corso del tempo, hanno confermato. E non è finita. Questo sodalizio non è stato capace – secondo i Pm della Procura antimafia di Roma – ad acquistare e commercializzare a Fondi ingenti quantitivi di droga. Aveva assunto anche una raffinata dote di riciclare i proventi illeciti della remunerativa attività legata allo spaccio. Non a caso i Carabinieri mercoledì hanno sequestro un tabacchi e diversi beni mobili di lusso, sequestrati perché considerati il provento dell’attività illecita che non conosceva sosta. L’organizzazione smantellata mercoledì aveva assunto anche una carattere decisamente violento. Lo confermerebbe la decisione di un ex componente del sodalizio, costretto a rifugiarsi all’estero dal quale ha fatto ritorno a Fondi solo dopo aver reciso ogni qualsivoglia rapporto con l’organizzazione di cui aveva inizialmente fatto parte.

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