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Latina / Vicinanza alle popolazioni di Palestina ed Israele, la manifestazione e la lettera dell’Anpi

LATINA- Le sezioni ANPI della provincia di Latina sabato scorso – 28 ottobre –  insieme ad associazioni, sindacati, partiti e cittadini, hanno presidiato le piazze dove hanno sede, per esprimere vicinanza alle popolazioni della terra di Palestina ed Israele. “Abbiamo chiesto, tutti insieme, l’immediato cessate il fuoco e la costruzione di una pace duratura, il rispetto dei diritti umanitari, la costruzione di società pacifiche e democratiche e il diritto di ognuno di vivere in pace e liberamente nel proprio stato. Vogliamo darne continuità, scongiurare il rischio di una tragica espansione del conflitto e abbiamo risposto alla proposta venuta dai presidi stessi sottoponendo un ordine del giorno all’ approvazione dei Consigli comunali della provincia” – spiega la segretaria provinciale dell’Anpi Latina Teresa Pampena. 

Di seguito, la Pampena propone il testo – che riportiamo integralmente – inviato dall’Anpi alle amministrazioni comunali e provinciale

La tregua subito, prima che sia troppo tardi

I tragici eventi esplosi violentemente in Medio Oriente tra Israele e Palestinesi hanno causato devastazioni di città e territori e, quel che più è grave, la morte di migliaia di cittadini, tra i quali preponderante è l’uccisione di bambini e donne e rimettono di fronte all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale l’irrisolta questione palestinese e i critici rapporti con lo stato di Israele.

Condanniamo senza riserve la cruenta e indiscriminata aggressione di Hamas a Israele scatenata il 7 ottobre scorso, colpendo indistintamente il territorio israeliano, le sue città e le popolazioni e nello stesso tempo condanniamo la reazione altrettanto violenta dello Stato israeliano concretizzatasi in pesanti bombardamenti nella striscia di Gaza, regione densamente abitata da civili senza possibilità di scampo per le persone.

Riteniamo che sia fortemente sbagliato rispondere a violazioni, con aggressioni, a uccisioni con assassinii, a orrori con crimini. Non esistono norme internazionali che possano giustificare tali comportamenti.

Non possiamo restare insensibili e inerti di fronte a lutti enormi e alla gravità di ulteriori e ancora più tragici inasprimenti. Non possiamo, di fronte a situazioni locali e mondiali multiculturali e socialmente complesse, trasformare lo scontro in un conflitto o in una contrapposizione di civiltà, di culture e di religioni. Significherebbe frapporre ulteriori incomprensioni, muri e trincee.

Riteniamo che la priorità oggi sia quella di richiedere un immediato “cessate il fuoco” per alleviare innanzitutto le sofferenze di cittadini inermi e tornare a incontrarsi per affermare la pace ispirata alla convivenza, alla collaborazione e cooperazione tra i popoli oggi in conflitto. Occorre ripartire dagli accordi tra Palestinesi e Israeliani, rivedendone i limiti e aggiornandone le prospettive. Bisogna affermare il reciproco riconoscimento del popolo israeliano e palestinese, e non relegare la causa del popolo palestinese al terrorismo.

Ma se vogliamo la pace, il nostro parlare non può essere intriso di offesa, di odio e violenza, occorre usare sempre un linguaggio di pace, parole che aprono prospettive e orizzonti a relazioni rispettose delle persone, della loro dignità, nella coesistenza e nella convivenza pacifica dei popoli. Se vogliamo la pace, dobbiamo lavorare per costruirla. Questo significa interessarci, dedicare la nostra vita, i nostri comportamenti e il nostro tempo per reclamarla, appellandoci alla giustizia, ai diritti, all’uguaglianza delle persone, dei popoli e alla riconciliazione.

Tutto questo richiede l’impegno di tutti: dei cittadini, delle associazioni, delle comunità e di tutte le istituzioni democratiche. Tutti possono fare qualcosa. Ognuno può e deve dare il proprio contributo alla costruzione di un mondo pacifico, facendosi parte attiva in un processo di ampia partecipazione.

Per la pace è necessario e urgente che anche dai cittadini, dai loro territori e dalle istituzioni parta e si allarghi un allarme vibrato e consapevole, un segnale forte e condiviso di richiesta di tregua immediata, al quale obiettivo può concorrere l’approvazione formale del presente documento da parte delle istituzioni democratiche, dei consigli comunali e della provincia di Latina da trasmettere ufficialmente alla prefettura.

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