Formia / “Gianola, ricordi e tradizioni”: un volume per lasciare una memoria, ne parla Pasquale Scipione

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FORMIA – “Vogliamo lasciare una memoria ai nostri figli, nipoti per il futuro, la traccia di un’esperienza dalla quale potranno anche trarre qualche insegnamento” – è l’intento con il quale molteplici autori – residenti del quartiere di Formia – hanno contribuito alla stesura del testo “Gianola, ricordi e tradizioni”. Un testo – la cui dicitura reca “volume 1” a lasciar presupporre una continuazione del progetto – che alcuni cittadini hanno voluto realizzare per celebrare, o forse meglio cristallizzare il loro legame con il quartiere che abitano e vivono.

La presentazine del volume è avvenuta domenica scorsa, 1 maggio, presso il centro pastorale parrocchiale di via delle Vigne, con la giornalista Graziella Di Mambro – alla presenza dell’attuale assessore alla cultura del comune di Formia, Fabio Papa, ma anche dell’ex-assessore alla cultura, autrice di una prefazione al testo, Carmina Trillino. Accanto a loro, nella fase introduttiva, anche don Carlo Saccoccio e il preside Pasquale Scipione.

Proprio quest’ultimo ci affida un commento all’iniziativa: “Quando mi hanno richiesto di fare una prefazione a questo libro e di recuperare nella mia memoria eventi svoltisi a Gianola da scrivere, ho avuto qualche perplessità. Il recupero della memoria non sempre è indolore. Io ci sono nato a Gianola e ci ho vissuto la mia primissima infanzia sotto le bombe dei tedeschi e degli alleati e forte è il mio sentimento di appartenenza a questo quartiere. Appartenenza come senso di condivisione e non di possesso – che spesso ha prodotto e sta producendo barbarie – mi ha spinto ad accettare la richiesta, convinto che l’iniziativa era utile per consolidare questo vincolo ad una comunità di valori. Chi avrà il piacere di leggere il libro si renderà conto come dentro ogni racconto vi è infatti una persona con la memoria del suo vissuto con le emozioni suscitate dalle storie ed esperienze personali che si sono intrecciate nel tempo. E’ un po’ la continuazione di quella della raccolta di storie legate al periodo della pandemia, con l’intento di rafforzare il percorso di recupero e consolidamento dell’identità degli abitanti della periferia della città di Formia”.

“Può apparire futile – racconta sempre l’ex-preside Scipione – la raccolta dei soprannomi riportati nel libro, ma è sintomatico della tipologia di relazione esistente in un passato non così lontano, ma lontanissimo, se si considerano le trasformazioni avvenute in meno di un secolo. Non ci si conosceva per nome e cognome anagrafico ma per soprannome. E’ solo un esempio di quanto in una periferia fossero stretti i legami interpersonali che tutti vogliamo recuperare. O ancora i paesaggi descritti: non sono più quelli di oggi, tanta parte del territorio è ormai intensamente urbanizzata e non sempre rispettosa di standards urbanistici adeguati e servizi efficienti che alimentano la nostra delusione non rancorosa di cittadini formiani, per i mancati interventi necessari, ma non meno determinati da volontà di cambiamento”.

Così conclude, sottolineando ancora una volta in più con quale scopo sia nato il testo: “Con questa iniziativa si evita il rischio che ci si ritiri tutti nella nostra sfera privata rendendoci incapaci di organizzarci la nostra vita nel quartiere cercando di migliorarla, di far pressione sui nostri rappresentanti politici affinché siano assicurati servizi sociali essenziali, come un centro di prima necessità sanitaria o realizzazione di una piazza o di sicuri marciapiedi, rinchiudendosi invece nell’ isolamento o nel protagonismo improduttivo difendendo il proprio ‘particulare!’”.