Formia / Estorsione e usura, assolto Francesco Bencivenga

Cronaca Formia

FORMIA – Assolto perché il fatto non sussiste. Rispondeva di usura e di estorsione Francesco Bencivenga, il 49enne di Formia che, arrestato dal commissariato di Polizia il 14 aprile 2020, è stato l’unico protagonista di una delicato processo ordinario svolto davanti il Tribunale di Cassino presieduto dal giudice Perna (a latere Tavolieri e Di Fonzo). Il dibattimento si è concluso con una clamorosa sentenza di assoluzione a fronte di una durissima requisitoria avanzata dal sostituto procuratore Beatrice Siravo: cinque anni e mezzo di reclusione e 10mila euro di multa.

Il teorema accusatorio formulato dal sostituto procuratore Emanuele De Franco fu davvero pesante. Bencivenga, difeso dall’avvocato Luca Scipione, avrebbe preteso da Leonardo T., di 58 ani sempre di Formia, somme di danaro gravate da interessi di natura usuraria. Nella richiesta del giudizio immediato – in considerazione delle prove raccolte –  la Procura aveva chiesto ed ottenuto di by passare l’udienza preliminare;  il 49enne in almeno otto episodi avrebbe erogato a Leonardo T., imprenditore nel settore della riparazione dei telefonini, dei prestiti chiedendo la loro restituzione gravati da interessi usurai. Il primo è datato luglio 2019 quando a fronte di un prestito di 10mila euro Bencivenga nel giugno successivo, in piena pandemia, pretese la restituzione di 14.650 euro con interessi usurai, quindi, pari al 50,73% annui. Gli altri prestiti, secondo la ricostruzione della Procura e del commissariato di Polizia, sarebbero oscillati dai 200 ai 1400 euro richiesti da un imprenditore “che si trovava in stato di bisogno”.

Bencivenga è stato assolto, sempre con formula piena, anche dall’accusa di estorsione. Le richieste di restituzione dei prestiti concessi sarebbero sempre state accompagnate da minacce ed intimidazioni. Del tipo “Domani vengo fuori il negozio e cominciano a testate in bocca…Sono sicuro che ti apro la capa prima che finisce questa situazione”, “Stai attento che può capitare pure qualcosa a te”. La Procura menziona anche due aggressioni: la prima nel garage dell’abitazione dell’indagato attraverso l’utilizzo di una spranga, la seconda nel gennaio 2020 presso il negozio di Leonardo T. dove la vittima venne travolto da una valanga di pugni in testa.

Per l’imprenditore 58enne un incubo è diventato nel corso del tempo anche Fabrizio Guerra. Era finito nei guai poco più di un anno fa per le stesse ipotesi accusatorie: usura e estorsione. La procura per Guerra, difeso dall’avvocato Pasquale Di Gabriele, ha ipotizzato sempre cinque prestiti a strozzo, il primo dei quali, di 10mila euro, erogato tra l’aprile ed il maggio 2019.

La somma complessiva richiesta fu di 15mila euro, gravata da interessi usurai pari al 300%. Gli altri prestiti furono di entità inferiore – 5000 euro nel settembre 2019, 2500 nel gennaio-aprile dello stesso, la stessa somma nel marzo successivo – ma il più cospicuo risale al 2011. Il prestito fu di 20mila euro la cui restituzione sarebbe dovuta avvenire entro sei mesi con la somma di 40mila euro garantita con la cessione di un assegno post datato. Il debitore non riuscì ad onorare il titolo e l’accordo venne rivisto. La somma venne completamente restituita nell’arco di sei anni. L’ultima rata versata a Formia agli inizi del 2017. Per queste accuse Guerra ha optato per il rito abbreviato ed è stato condannato dal Gip del Tribunale di Cassino a tre anni di reclusione.

Leonardo T. nel processo che si è concluso martedì davanti il collegio giudicante si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Gianni Bove.